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La danza dei concorrenti

Racconti Ufficio · circa 12 min di lettura · Vietato ai minori di 18

La sua voce taglia il rumore della festa aziendale come un bisturi: “Credi davvero di ottenere l’aumento del budget?”

Mi giro, il bicchiere in mano trema leggermente. Lei è al bancone, un calice di vino bianco tra le dita, il sorriso sulle sue labbra è una sfida in sé. Lena. Capo dipartimento delle ricerche di mercato. La mia più acerrima rivale da due anni. Il suo vestito nero accarezza le sue curve come una seconda pelle, e la luce nei suoi occhi promette più di una semplice rivalità. Il mio cazzo sobbalza nei pantaloni quando vedo i suoi seni risaltare sotto il tessuto – pieni, sodi, ogni respiro una danza.

“Io ho i numeri, Lena. Tu cosa hai?” Mi avvicino, sento gli sguardi dei colleghi alle spalle – un gioco che facciamo sempre, davanti al pubblico. Ma oggi c’è qualcosa di diverso. Forse è il modo in cui porta il bicchiere alle labbra, o il lieve tremore nella sua voce quando risponde. Sento il suo profumo – muschio, sudore, una traccia di profumo che mi si insinua direttamente nei polmoni.

Lei ride, un suono rauco che riecheggia dentro di me. “I numeri non sono tutto, Max. A volte conta chi ha gli argomenti migliori.” Alza il bicchiere, un brindisi a me. Io tocco il suo, il suono del vetro è un segnale. I colleghi si girano, la conversazione si affievolisce. Siamo soli tra la folla. Il suo sguardo brucia sul mio inguine, e so che può vedere il mio cazzo duro attraverso il tessuto.

“E quali sarebbero i tuoi argomenti?” Il mio sguardo scende lungo il suo collo, fino alla scollatura, dove il suo pulso batte visibilmente. Lei se ne accorge, le sue narici fremono leggermente, un segno di eccitazione. Immagino la sua fica inumidirsi mentre mi guarda – un’immagine sporca nella mia testa.

“Forse te li mostro più tardi”, dice, si gira e si infila tra la folla. Il suo passo è elastico, provocante – ogni movimento una promessa silenziosa. La seguo senza esitare, lascio il mio drink sul bancone. Il suo culo ondeggia sotto il vestito, un invito che difficilmente posso ignorare.

Fuori, sulla terrazza, l’aria è fresca e limpida, la primavera è appena timidamente arrivata. Lei è appoggiata alla balaustra, la silhouette contro la finestra illuminata. “Nessuno ci sentirà la mancanza qui”, dice, e non è una domanda, ma una constatazione.

“Cosa vuoi, Lena?” La mia voce è roca, il mio polso martella contro le tempie. Lei si gira, i suoi occhi cercano i miei, e io annego nel suo sguardo. Il mio cazzo è ora durissimo, preme contro la cerniera dei pantaloni.

„Voglio sapere se puoi essere duro quanto le tue trattative“, sussurra. Poi è su di me, la sua mano sul mio petto, la pressione dei suoi polpastrelli brucia attraverso la stoffa della mia camicia. Sento il calore del suo palmo, il leggero tremore che percorre il suo corpo. Le sue dita scendono più in basso, trovano la mia cintura, giocano con la fibbia.

La bacio senza pensare. La sua bocca sa di vino e desiderio, la sua lingua trova subito la mia. Un duello, una lotta, ogni mossa una manovra. Le mie mani scivolano nella sua nuca, la attirano a me, finché sento la curva dei suoi seni contro il mio petto. Lei geme piano, mi morde il labbro inferiore – un dolore acuto che mi rende ancora più duro. „Non così in fretta“, sussurra, ma il suo corpo si preme contro di me, il suo bacino ruota contro la mia coscia. Sento il suo calore attraverso il tessuto, la seta bagnata del suo slip che sfrega contro la mia gamba.

Lascio scivolare le mie mani più in basso, sopra la stoffa del suo vestito, che si sente setosa. La sua pelle sotto è calda, e sento come i suoi capezzoli si delineano sotto il materiale sottile – piccoli germogli duri che spingono attraverso il tessuto. Le mie dita trovano quel piccolo rilievo, lo accarezzano dolcemente, e lei sussulta, un lieve ansito le sfugge. „Lena“, mormoro sulla sua bocca, „sei così dannatamente bella.“ Stringo il capezzolo tra pollice e indice, lo torco leggermente, e lei geme più forte.

Lei ricambia il bacio con più intensità, le sue mani si infilano tra i miei capelli, mi attirano più vicino. Sento la punta della sua lingua che gioca attorno alle mie labbra, prima di penetrare più a fondo nella mia bocca. Un gioco di conquista in cui ci strappiamo il controllo a vicenda. Le sue nocche si premono contro la mia nuca, mentre io le afferro i fianchi e la spingo contro la ringhiera. La pietra fredda sotto la sua pelle crea un netto contrasto con il calore tra di noi. Sento la sua fica premere contro la mia coscia, la stoffa del suo slip è fradicia.

Lei si stacca da me, respirando affannosamente. „Non qui“, dice, afferra la mia mano e mi trascina con sé. Corriamo attraverso il giardino, oltre cespugli e lampioni la cui luce proietta ombre spettrali. Mi conduce a un piccolo edificio secondario – l’archivio vecchio, che quasi nessuno usa. La chiave è nella serratura, lei apre la porta, e ci precipitiamo dentro, come se avessimo aspettato solo questo.

All’interno odora di carta e polvere, di aria viziata. Una singola lampada getta una luce fioca che tinge gli scaffali pieni di faldoni in un morbido arancione. Una scrivania, una sedia, un armadietto per documenti – lo scenario per il nostro gioco. Lei chiude la porta, gira la chiave. Quel lieve scatto è come un colpo di pistola che mi attraversa le vene.

„Quindi tu sei il mio argomento“, dico, e lei sorride, un sorriso pieno di astuzia e desiderio. La sua mano scende verso la mia cintura, apre la fibbia con un movimento fluido. La cerniera dei miei pantaloni scivola giù, e il mio cazzo spunta fuori, duro e pulsante. Il glande è rosso e lucido, una goccia di pre-eiaculazione perla sulla punta. Lei si lecca le labbra, i suoi occhi si spalancano.

„Può darsi. O tu il mio.“ Si siede sulla scrivania, aprendo le gambe come se stesse porgendo un invito. Io mi metto tra di loro, le mie mani sulle sue cosce, la pelle calda e morbida sotto il tessuto sottile del vestito. Sollevo l’orlo verso l’alto, lentamente, millimetro dopo millimetro, godendo di ogni rivelazione. Lei mi osserva, il suo respiro si fa più rapido, i suoi seni si alzano e si abbassano sotto la scollatura profonda. Appare il perizoma – pizzo nero, attraverso cui si delineano le sue labbra vaginali. Una macchia scura al centro mostra quanto sia bagnata.

„Mostrami cosa sai fare, Max.“ La sua voce è un graffio che riecheggia nel mio inguine. Mi piego in avanti, bacio il suo collo, il punto sotto il suo orecchio dove il suo pulso batte selvaggiamente – un tamburellare che catturo con le mie labbra. Lei odora di profumo e di quel profumo speciale che appartiene solo a lei, un misto di muschio e qualcosa di dolce. Le mie dita trovano il suo perizoma, seta umida che a malapena può nascondere il suo calore. La accarezzo attraverso il tessuto, e lei getta indietro la testa, un lieve gemito sfugge dalle sue labbra. Il tessuto sfrega sulla sua fessura, e sento come si contorce sotto il mio tocco.

Sposto il perizoma di lato, immergo un dito nella sua fessura bagnata. È pronta, più che pronta. Le sue labbra vaginali sono gonfie, viscide per la sua umidità. Scivolo dentro di lei, un dito, poi due, e lei si apre a me, i suoi muscoli interni mi avvolgono saldamente. Il suo respiro si blocca quando trovo il punto che la fa gridare – un punto ruvido nel profondo della sua fica che fa tremare tutto il suo corpo. „Sì, proprio lì“, ansima, le sue mani stringono il bordo della scrivania. La scopo con le mie dita, i movimenti ritmici, mentre il mio pollice strofina il suo clitoride – una piccola perla dura sotto la sua cappuccio.

Lei geme più forte, i suoi fianchi si sollevano incontro alle mie dita. Sento i suoi muscoli contrarsi intorno a me, un primo tremore che attraversa il suo corpo. Ma voglio di più. Tiro fuori le mie dita, le lecco – il suo sapore è salato e dolce, una droga che mi fa impazzire. Poi afferro i suoi fianchi, la tiro verso il bordo della scrivania. Il mio cazzo spinge contro la sua apertura bagnata, il glande scivola sulle sue labbra vaginali. Lei geme, un suono sporco, e io premo.

Il mio cazzo penetra in lei, centimetro dopo centimetro. È stretta, calda, le sue pareti mi avvolgono come un pugno. Spingo in profondità, fino a toccarle l’utero, e lei grida – un suono tra dolore e piacere. «Sì, fottermi», ansima, le sue gambe si avvinghiano ai miei fianchi, tirandomi più a fondo. Inizio un ritmo, duro e veloce, ogni spinta un colpo che schiaccia la scrivania contro il muro. I miei testicoli sbattono contro il suo culo, il rumore di carne bagnata riempie la stanza.

«Sei così stretta, Lena», sibilo, la mia fronte sulla sua. «La tua fica sembra fatta per me.» Lei non risponde, solo un gemito che riecheggia nel mio orecchio. I suoi seni sobbalzano sotto il vestito, i capezzoli si induriscono attraverso il tessuto. Mi piego in avanti, strappo la scollatura, e i suoi seni saltano fuori – pieni, sodi, con capezzoli scuri che reclamano la mia bocca. Ne succhio uno, mordo dolcemente, e lei si aggrappa alla mia schiena, le sue unghie lasciano strisce rosse.

La scopo più forte, ogni spinta un comando. La scrivania scricchiola sotto il nostro peso, le cartelle cadono dagli scaffali. Sento i suoi muscoli contrarsi intorno a me, un presagio del suo orgasmo. Ma voglio vederla venire prima, voglio sentire il suo corpo tremare. Rallento, mi ritiro quasi del tutto, solo il glande ancora dentro di lei. «Per favore, Max», implora, la sua voce un graffio. «Non fermarti.»

Sorrido, un trionfo che mi scorre nelle vene. Poi spingo di nuovo, duro e profondo, e la sento esplodere. Il suo corpo si inarca, un grido le sfugge dalla gola, che riecheggia nella stanza. La sua fica sussulta intorno al mio cazzo, un’ondata di calore che quasi mi porta al limite. Ma resisto, la scopo attraverso il suo orgasmo, finché non giace flaccida sulla scrivania, il suo respiro ansimante.

Mi ritiro da lei, il mio cazzo lucido della sua umidità. Lei mi guarda, gli occhi vitrei, un sorriso sulle labbra. «La tua argomentazione è convincente», sussurra. Ma non ho ancora finito. La giro, la spingo a faccia in giù sulla scrivania. Il suo culo sporge in aria, la fessura del suo buco del culo visibile tra le sue natiche. Sputo sulla mia mano, strofino la saliva sul mio cazzo, e premo il glande contro il suo stretto anello.

«Cosa stai facendo?» La sua voce è sorpresa, ma nessuna resistenza. Mi infilo lentamente nel suo culo, la strettezza mozzafiato. Lei geme, un suono doloroso che mi penetra dritto nel cazzo. «Volevi sapere se sono duro», dico, la mia voce roca. «Te lo mostro.» Spingo più a fondo, finché non sono completamente dentro di lei, il suo buco del culo stretto intorno alla mia radice. Inizio a scopare, prima lentamente, poi più veloce, ogni spinta un tremito che percorre il suo corpo.

Urla, le sue dita si conficcano nel bordo della scrivania. Afferro i suoi fianchi, la tiro contro di me, ogni spinta un colpo che fa vibrare il suo culo. L’odore di sudore e sesso riempie la stanza, mescolato alla polvere degli archivi. Sento l’orgasmo montare, un’onda che sale dai miei testicoli. La scopo più forte, il suono della carne umida un ritmo che ci incalza.

«Vengo», ansimo, la mia voce un graffio. Spingo una volta a fondo, due, poi esplodo dentro di lei. Il mio sperma le schizza nel culo, un flusso caldo che la fa tremare. Sento i suoi muscoli contrarsi intorno a me, un ultimo orgasmo che le attraversa il corpo. Resto dentro di lei, il mio cazzo sussulta, finché non esce l’ultima goccia.

Mi ritiro, il mio sperma cola dal suo culo, gocciola sul pavimento. Lei si gira, il viso arrossato, un sorriso sulle labbra. «Non era più una trattativa, Max», dice, la voce roca. «È stata una resa.»

Rido, mi abbottono i pantaloni. «E tu? Hai vinto?»

Si alza, si sistema il vestito, il suo sorriso una promessa. «Forse. Ma credo che abbiamo avuto entrambi quello che volevamo.» Si avvia verso la porta, i fianchi che ondeggiano in un muto invito. «A domani in ufficio. Porta i tuoi numeri.»

Scompare nella notte, la sua risata riecheggia. Io resto indietro, il sapore del sesso sulla lingua, l’odore di Lena nei miei vestiti. Il gioco non è ancora finito. È appena cominciato.

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