«Che bello», pensa, «proprio adesso». L’ascensore sussulta, le luci sfarfallano – e poi tutto si spegne. Rimane solo il ronzio sordo dell’illuminazione d’emergenza, un suono profondo e vibrante che gli si insinua nel petto. È qui con lei, intrappolato. Il silenzio non è solo opprimente, è vivo, un animale pesante che respira tra di loro. Sente il suo profumo – qualcosa di fresco, agrumi e muschio, che si mescola all’odore metallico del vecchio ascensore. Il suo polso accelera, un tambureggiare selvaggio nell’oscurità, e il suo sesso comincia già a muoversi nei pantaloni, un primo palpito inconfondibile.

La trappola scatta
Lena è appoggiata alla parete di fronte, le braccia incrociate sul petto. Non può vedere la sua postura, ma la percepisce – quel misto di divertimento e disprezzo che ha indossato per tutta la sera, come se volesse metterlo alla prova. «Sei stato tu?», chiede, la sua voce un coltello affilato nel silenzio. «Volevi provocarmi mettendoti davanti a me?»
«Io? Sei tu quella che mette costantemente in discussione le mie decisioni.» La sua voce suona più aspra, più tagliente del previsto, un riflesso. L’oscurità lo rende più audace. O semplicemente più stupido. Sente il proprio cuore nelle orecchie, un pulsare sordo che si mescola al ronzio, mentre il suo sesso diventa più rigido, preme contro la cerniera.
«Le tue decisioni? Intendi quando mi soffi via i progetti interessanti?» Fa un passo avanti. Ora sente il suo profumo – non invadente, ma profondo e pesante, legnoso, con una scia di vaniglia che gli annebbia i sensi. Si mescola all’odore di carta e caffè che aleggia nell’ascensore, e al sentore salato della sua pelle. «Sempre questa storia del maschio alfa. Ma qui dentro sei solo un tipo al buio.»
Il suo respiro sfiora il suo viso, caldo e umido. Sente il calore del suo corpo, anche se non si toccano ancora, una tensione elettrica che carica l’aria tra di loro. «E tu?», ribatte, la voce ora più profonda. «La donna in carriera intoccabile che non lascia avvicinare nessuno?»
Lei ride piano. Un suono scuro, gutturale, che riecheggia nel suo petto. «Forse non hai premuto i pulsanti giusti.»
Il suo cuore martella contro le costole, un battito selvaggio, impaziente. Il silenzio dopo le sue parole è elettrico – non una metafera banale, ma la pura, tangibile tensione che vibra tra di loro, come se l’aria stessa fosse sotto carica. Non sente il suo cuore, ma avverte il suo polso come se fosse il proprio, un pulsare sincrono nell’oscurità. L’oscurità è pesante, quasi liquida, un’onda calda che li avvolge. Riesce a distinguere la sua sagoma, le curve morbide che di solito nasconde sotto i suoi abiti severi, la rotondità dei suoi fianchi, la linea del suo collo. La sua voce suona diversa al buio – più profonda, più intima, come se stesse rivelando segreti. Il suo glande si gonfia, un nodo caldo e pulsante nei suoi pantaloni, e deve trattenersi per non precipitarsi subito su di lei.
Il primo contatto
Lui fa un passo verso di lei. La sua mano cerca nel buio, una carezza esitante nell’oscurità, incontra la sua spalla. Il tessuto del suo blazer è liscio e fresco, sotto è calda, un nucleo pulsante. Lei non indietreggia. Invece, posa la sua mano sulla sua. Le sue dita sono snelle, ma salde, il suo tocco è consapevole. Lui sente la leggera umidità del suo palmo, il battito rapido del suo polso sotto la sua mano.
«Cosa stai facendo?», sussurra lei. Non una vera domanda, piuttosto un respiro, un invito. La sua voce trema leggermente, una crepa nella sua facciata.
«Voglio sapere se sei davvero fredda come sembri.»
Lei guida lentamente la sua mano dalla spalla lungo il braccio, sulla morbida parte interna del gomito, la pelle setosa del dorso della mano, fino alla punta delle dita. Il suo tocco è intenzionale, quasi tenero, un viaggio sensuale. Poi lascia andare. Lui sente ancora il calore sulla sua pelle, un formicolio dove lei lo ha toccato.
«E allora? Il tuo verdetto?» La sua voce è curiosa, provocatoria, un sussurro nell’oscurità.
«Più morbida del previsto.»
Lei lo spinge leggermente, una spinta giocosa contro il suo petto. «Idiota.» Ma la sua voce non suona arrabbiata, bensì divertita, quasi avida. «Visto che sei già qui – aiutami a uscire da questo costume.»
Lui sente il lieve stridere dei denti della cerniera, un suono tagliente nel silenzio. La sua mano cerca la sua, la posa sulla sua schiena. Sotto le sue dita trova la zip del suo vestito, il metallo freddo. «Tira giù», ordina lei a bassa voce. La sua voce è rauca per l’eccitazione, un desiderio ruvido.
Lo fa, millimetro dopo millimetro, una lenta e tormentosa rivelazione. Il tessuto si divide e svela la sua spina dorsale, una curva morbida che si perde nell’oscurità. I suoi polpastrelli scivolano sulla pelle nuda, calda e setosa al tatto. Lei rabbrividisce – un movimento che lui sente sotto le mani, più di quanto lo veda, un sottile tremore che le attraversa il corpo. La sua pelle è liscia e calda, e lui percepisce il lieve rilievo delle sue costole, la morbida conca della sua schiena.
«Continua», dice lei. Questa volta suona come un ordine, ma anche come una supplica, un ansito nell’oscurità.
Lui le fa scivolare il vestito dalle spalle. Cade a terra, un fruscio lieve sul tappeto, un indumento abbandonato. Lei è davanti a lui solo in slip e reggiseno, i suoi contorni appena percepibili, un’ombra di seduzione. Ma lui sa com’è fatta. L’ha vista abbastanza spesso in ufficio, nel tailleur elegante, i capelli perfetti, la maschera dell’inavvicinabilità. Ora è diversa. Più vulnerabile. E questo lo eccita, un’ondata calda e urgente. Vede i suoi seni, che si delineano sotto il reggiseno, le morbide rotondità, la curva dei suoi fianchi che si perde nella penombra. Il suo cazzo è ora completamente duro, un pistone di pietra che preme contro il tessuto dei suoi boxer, e riesce a malapena a sopportare la pressione.
Lui si avvicina, preme il suo corpo contro il suo. Lei non indietreggia, ma gli avvolge le braccia intorno al collo, le sue dita gli si infilano tra i capelli. Le loro labbra sono vicine, il suo respiro caldo sulla sua pelle. «Baciami», sussurra lei, e non è più un desiderio, ma un comando che sale dal profondo della sua gola.
Lui obbedisce. Le sue labbra incontrano le sue, morbide ed esigenti. La sua bocca si apre sotto la sua, la sua lingua si fa avanti, un gioco umido e imperioso. Lui sente sapore di caffè e qualcosa di dolce, la sua lingua gli gira intorno, una danza selvaggia di dominio e resa. Le sue mani le percorrono la schiena, la pelle nuda che si tende sotto le sue dita. Trova la chiusura del suo reggiseno, una piccola fibbia metallica che si apre con uno scatto rapido. Il reggiseno cade, e i suoi seni sono liberi, caldi e pesanti nell’oscurità.
«Sì», geme lei nella sua bocca, un suono che gli colpisce dritto il cazzo. «Toccami.»
Le sue mani trovano i suoi seni. Sono pieni e sodi, i suoi capezzoli duri, piccole gemme che si rizzano sotto i suoi pollici. Li massaggia, fa dei cerchi con le dita intorno alle areole, pizzica delicatamente le punte indurite. Lena geme forte, un suono gutturale che riecheggia nello spazio angusto, il suo corpo trema sotto il suo tocco. «Più forte», ansima lei, la testa cade all’indietro, i suoi fianchi premono contro i suoi. «Fammi male, voglio sentirlo.»
Lui obbedisce, stringe più forte, le sue dita fanno rotolare i capezzoli duri tra pollice e indice. Lei grida, un urlo acuto e lascivo che gli riempie le orecchie. «Sì, proprio così!» Le sue mani scorrono sul suo petto, strappano la sua camicia, i bottoni schizzano via e rimbalzano contro le pareti dell’ascensore. Le sue dita trovano i suoi capezzoli, li impastano, mentre lei si strofina contro di lui, la sua fica bagnata premuta contro il suo cazzo duro che pulsa attraverso il tessuto dei suoi pantaloni.
«Sei così dannatamente eccitante», sibila lui, la voce roca di desiderio. La spinge contro il muro, le mani sui suoi fianchi, le dita che si aggrappano al tessuto del suo slip. «Voglio scoparti. Qui. Ora. In questo maledetto ascensore.»
Lena ride, una risata selvaggia e avida. «Allora fallo. Voglio sentire il tuo cazzo dentro di me. Profondo dentro di me. Fino a quando non riesco più a pensare.»
Lui tira il suo slip, lo strappa verso il basso, un rumore umido e appiccicoso che rompe il silenzio. Il tessuto rimane impigliato alle sue caviglie, un ultimo ostacolo. Le sue dita trovano la sua fica. È bagnata. Calda. Gocciolante. Un flusso di umidità scorre sulle sue dita, le sue labbra sono gonfie e scivolose, la sua fica si apre sotto le sue dita esploranti. Lui scivola dentro con un dito, una spinta lunga e profonda che la fa gemere. «Cazzo, sì!» Le sue pareti sono calde e strette, attirano il suo dito più in profondità, un desiderio che succhia e pulsa.
«Sei così bagnata», geme lui, la voce un ansimo. «Così dannatamente bagnata. Solo per me.» La scopa con il dito, uno, due, tre dita che scivolano nella sua fica umida, le sue pareti che sussultano intorno a lui, il suo succo che cola sulla sua mano. Lei si strofina contro la sua mano, i suoi fianchi spingono in avanti, il suo respiro accelera, un ansimare selvaggio e superficiale.
«Ho bisogno del tuo cazzo», implora lei, la voce un gracchiare rauco. «Per favore. Lo voglio ora. Profondo dentro di me.»
Lui fa un passo indietro, solo uno. Le sue mani tremano mentre apre la cintura, abbassa la cerniera. I suoi pantaloni cadono, i suoi boxer li seguono. Il suo cazzo spunta fuori, duro e grosso, un’ombra scura e pulsante nell’oscurità. Il glande è gonfio, rosso e lucido, una goccia spessa di liquido pre-eiaculatorio brilla sulla punta. Lo afferra, una stretta breve e tenera, sente il calore che ne emana. «Lo senti?», sussurra. «Questo è per te.»
«Sì», mormora lei. «Vieni qui.»
Lui si mette tra le sue gambe, le mani sui suoi fianchi. Il suo glande tocca le sue labbra, un incontro umido e caldo. Lui si strofina contro di lei, uno scorrere lento e tormentoso attraverso la sua umidità, la sua fessura si apre per lui. Lena geme, la sua testa sbatte contro il muro, le sue dita si conficcano nelle sue spalle. «Scopami. Ora. Forte.»
Lui affonda. Un unico, profondo affondo. Il suo cazzo scivola dentro di lei, la sua fica lo risucchia, lo avvolge, stretto e caldo e bagnato. Un grido comune riempie l’ascensore, uno scoppio di puro piacere. “Cazzo, sì!”, ruggisce, i suoi fianchi premono contro i suoi, la sua punta colpisce il suo collo dell’utero. Lei è così stretta, così calda, le sue pareti pulsano intorno a lui, lo tirano più a fondo.
“Di più”, ansima lei, le sue gambe si avvolgono intorno ai suoi fianchi, i suoi talloni scavano nelle sue natiche. “Scopami più forte. Fammi diventare la tua puttana.”
Lui obbedisce. I suoi colpi diventano più veloci, più profondi, un attacco selvaggio e ritmico. Ogni spinta guida il suo cazzo fino in fondo dentro di lei, il suo succo schizza intorno alla sua punta, la sua fica strizza e succhia, un rumore umido e sciacquante che si mescola ai loro gemiti. L’ascensore scricchiola al ritmo dei loro movimenti, le pareti sembrano tremare. Lui sente le sue pareti contrarsi intorno a lui, un primo tremito che attraversa il suo corpo.
“Vengo”, geme lei, la sua voce tremante, un lamento selvaggio e arrapato. “Scopami fino all’orgasmo!”
Lui stringe più forte, i suoi colpi diventano più profondi, più duri. I suoi fianchi sbattono contro i suoi, un suono sordo e umido. “Vieni per me”, sibila lui. “Lascialo uscire. Voglio sentire il tuo succo sul mio cazzo.”
E poi esplode da lei. Un urlo forte e acuto che riecheggia nell’ascensore, il suo corpo si contrae, la sua fica si stringe, un’onda selvaggia e pulsante che avvolge il suo cazzo, lo massaggia, lo strizza. Il suo orgasmo è un terremoto che attraversa tutto il suo corpo, le sue gambe tremano, le sue braccia gli stringono il collo. Lei lo cavalca attraverso l’onda, i suoi fianchi spingono contro i suoi, finché l’ultimo spasmo non si placa.
Lui si ferma, il suo respiro pesante, il suo cazzo ancora sepolto in profondità dentro di lei. “Sei pronta per me?”, sussurra. “Voglio venire dentro di te. In fondo alla tua fica. Voglio riempirti.”
Lei annuisce, la sua voce un gracchiare rauco. “Fallo. Sborra dentro di me. Riempimi.”
Lui spinge di nuovo, un ultimo ritmo selvaggio. I suoi testicoli si contraggono, una pressione calda e urgente si accumula dentro di lui.
Le voci della community
Ancora nessuna voce — di’ per prima che cosa ti ha eccitata.
