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Giù nel nulla

Racconti Ufficio · circa 12 min di lettura · Vietato ai minori di 18

Che diavolo mi è passato per la testa di rimanere chiusa in ascensore con lei? Lena stringe le labbra finché il rossetto non sbava, quando la cabina si ferma di colpo. La luce di emergenza si accende, immergendo il viso di Julia in un arancione spento – quel viso che l’ha fissata tutto il giorno attraverso il monitor, con quel misto di arroganza e consapevolezza. E ora sono qui, due piani sopra il suolo, e le luci si spengono come un ultimo respiro.

«Perfetto», mormora Julia. La sua voce non suona nemmeno infastidita. Piuttosto divertita, quasi avida. Lena la sente appoggiarsi al muro, il lieve stridio della sua manicure sul metallo. «Niente segnale. Solito.»

Lena infila la mano nella borsa, cerca lo smartphone. Niente. Nessuna rete. Sospira, un suono piatto e tremante. «Aspetta, c’è un pulsante di emergenza –» Le sue dita lo trovano, lo premono. Niente. Solo silenzio.

«Rassicurante», dice Julia. Una risata vibra nella sua voce, profonda e scura come l’oscurità che le circonda. «Quindi siamo intrappolate qui. Tu e io.»

Lena deglutisce. L’oscurità è totale, a eccezione di un debole bagliore rosso sotto il soffitto, che pulsa come un rivolo di sangue. Sente il respiro di Julia – regolare, calmo. Del tutto diverso dal suo, che è superficiale e rapido, un animale in fuga nel suo petto. «Di certo lo ripareranno subito», dice, più a se stessa.

«Certo», fa Julia. Un fruscio di stoffa, un lieve crepitio di nylon sul tappeto. Si siede per terra, appoggia la schiena al muro. «Puoi sederti anche tu. Ci vorrà del tempo.»

Lena esita. Ma le sue gambe sono stanche per i tacchi alti che ha portato tutto il giorno, e la gonna le tira sulle cosce. Si lascia cadere di fronte a Julia, le gambe piegate, la schiena contro la fredda parete a specchio. L’ascensore odora di profumo e sudore – il suo sudore. Nervosismo, che giace salato sulla sua pelle.

«Hai paura del buio?», chiede Julia. La sua voce arriva dal buio, vicina eppure lontana, come se sussurrasse direttamente nell’orecchio di Lena.

«No», mente Lena. «Solo… gli spazi chiusi non fanno per me.»

«Capisco.» Una pausa, in cui Lena sente il proprio battito cardiaco. «Potremmo ingannare il tempo.»

Lena tende l’orecchio. «Come? Parlando?»

«Per esempio.» La voce di Julia ha ora qualcosa di vellutato, qualcosa di scivoloso che sfiora la pelle di Lena. «O… qualcos’altro.»

Lena sente il cuore saltare un battito, poi riprendere il doppio più veloce. «Cosa intendi?» La sua voce è rauca, quasi un sussurro.

«Be’, siamo qui, indisturbate. Niente telecamere, niente colleghi. Solo noi due. E ho l’impressione che tu mi abbia guardato tutto il giorno – in un modo che va oltre la semplice competizione.»

Lena è grata per l’oscurità che nasconde il suo volto. Perché brucia, un calore che sale dal ventre e le arrossa le guance. Julia ha ragione. Lei l’ha guardata – di continuo, di nascosto, quando Julia era china sulla scrivania, la matita tra i denti, la ruga di concentrazione sulla fronte. E ogni volta Lena si è accaldata, un formicolio alla bocca dello stomaco che ha scacciato con un sorriso. Ma ora non c’è più alcun sorriso, solo questo silenzio opprimente e la voce di Julia.

«Non so di cosa stai parlando», dice, ma la sua voce suona sottile, fragile come il vetro.

Julia ride piano. «Oh, invece sì. E ora che siamo bloccati qui, pensavo che potessi essere sincera, per una volta. O almeno curiosa.»

Il legno dell’ascensore scricchiola, un gemito metallico. Lena chiude gli occhi, anche se non cambia nulla. Le sue mani giacciono piatte sul pavimento freddo, le dita aperte. Sente Julia muoversi, il lieve sfregare del jeans sul tappeto. Poi una mano sul suo ginocchio.

Non indietreggia. La mano è calda, salda, come se appartenesse proprio lì. La punta delle dita di Julia sfiora il tessuto della sua gonna, una volta, due volte, una promessa. Lena deglutisce a secco, la bocca come inaridita.

«Ti va bene?», chiede Julia. La sua voce è proprio accanto all’orecchio di Lena, così vicina che sente il suo alito caldo sulla pelle. Si sarà chinata, l’odore del suo profumo – speziato, con un sentore di vaniglia – avvolge Lena, la stordisce.

Lena annuisce, poi dice con voce rauca: «Sì.»

La mano sale più in alto, solleva un po’ l’orlo della gonna. La coscia di Lena è nuda, la pelle sensibile come carne cruda. Le dita di Julia vi tracciano cerchi, lenti, esplorativi, come se stessero imparando un linguaggio segreto. Lena si morde il labbro inferiore finché non sente il sapore del sangue. Non dovrebbe permetterlo – è la sua collega, la sua rivale, la donna che le contende la promozione. Ma la pressione sulla sua gamba è buona, giusta, e lei ne vuole di più. Vuole tutto.

«Stai tremando», mormora Julia. La sua voce è un soffio che sfiora l’orecchio di Lena.

«Ho freddo.» La bugia brucia sulla sua lingua.

«Vuoi che ti scaldi?»

Senza attendere una risposta, Julia si avvicina. I suoi fianchi urtano contro le ginocchia di Lena, si inginocchia davanti a lei, un’ombra nell’oscurità. Il cuore di Lena martella contro le sue costole, un tambureggiare selvaggio. Sente il respiro di Julia sul suo viso, caldo e leggero, poi una bocca sulla sua – morbida, imperiosa, un atto di possesso. Le labbra di Julia sanno di ciliegia, del suo rossetto, e di qualcosa di salato, di primordiale. Il bacio è profondo, la sua lingua si insinua tra i denti di Lena, trova la sua lingua, gioca con essa. Lena emette un gemito, un suono che sale dal profondo, da un luogo che ha tenuto chiuso a lungo. Le sue mani trovano le spalle di Julia, si aggrappano al tessuto della camicetta, quasi strappandolo.

Julia si stacca per un attimo, sussurra: «Bene. Molto bene.» La sua voce è roca, piena di desiderio. Poi si china di nuovo, le sue labbra si spostano dalla bocca di Lena al suo collo, succhiano la pelle delicata, lasciando un segno umido. Lena getta indietro la testa, urta contro la parete a specchio, ma il dolore è solo un’eco lontana. La lingua di Julia traccia un percorso verso il basso, sopra la sua clavicola, fino allo scollo della camicetta. Con un movimento abile, Julia slaccia i primi due bottoni, le sue dita sono calde, tremanti di eccitazione.

«Voglio assaggiarti», sussurra Julia. Le sue dita spostano il tessuto di lato, liberano i seni di Lena. Il reggiseno di pizzo nero è a malapena una barriera – Julia lo tira giù, e i capezzoli di Lena si rivelano, duri, eretti nell’aria fresca dell’ascensore. Julia si china, la sua bocca avvolge il capezzolo sinistro, lo succhia, la sua lingua vi ruota attorno, sfregando sulla punta sensibile. Un brivido percorre il corpo di Lena, un tremore che termina nella sua fica umida. Sente la sua figa iniziare a pulsare, l’umidità gonfiarsi tra le sue cosce, inzuppare il tessuto dello slip.

«Ah, cazzo, Julia», geme Lena. Le sue mani si affondano nei capelli di Julia, spingono la sua testa più forte contro il suo petto. «Non smettere.»

Julia ride piano, una vibrazione che preme contro la pelle di Lena. Passa all’altro seno, lo tratta con la stessa intensità, morde dolcemente la punta dura, poi lecca sopra per lenire il dolore. La gonna di Lena è salita, le sue cosce sono nude, la pelle umida di eccitazione. Julia infila una mano tra le gambe di Lena, le sue dita accarezzano il tessuto dello slip, sentono il calore, la bagnatura che si accumula lì.

«Sei già così bagnata», sussurra Julia. La sua voce è un trionfo. «Così arrapata per me.»

Lena non risponde, non può rispondere. Emette solo un gemito quando le dita di Julia scostano lo slip, scivolando direttamente nella sua fessura bagnata. Un dito, poi due, penetrano in lei, lenti, profondi, finché non sentono la resistenza dei suoi muscoli interni. Lena ansima, i suoi fianchi si sollevano incontro alla penetrazione, il suo corpo si muove al ritmo della mano di Julia. Le dita dentro di lei sono perfette, trovano il punto che la fa tremare, sfregando contro la sua zona G, mentre il pollice di Julia accarezza il suo clitoride, quel piccolo nodo duro che grida di essere toccato.

«Così stretta», mormora Julia. «Così dannatamente stretta. Ti sei trattenuta, vero? Non hai osato sentirti eccitata.»

Lena annuisce, i suoi occhi sono chiusi, il mondo esiste solo attraverso i tocchi di Julia. La sua fica è un fuoco che si diffonde nel suo ventre, le sue gambe tremano, i muscoli delle cosce sono tesi. Sente l’orgasmo salire, un’onda che si addensa, ma Julia rallenta, ritira quasi del tutto le dita, lasciando solo le punte dentro di lei.

«Non venire ancora», ordina Julia. La sua voce è severa, ma il suo respiro è affannoso. «Voglio scoparti come si deve prima.»

Tira fuori le dita, scivola di lato. Lena sente il fruscio del tessuto, lo scatto di una cintura. Poi avverte le mani di Julia sulla sua gonna, che aprono la cerniera, spingono il tessuto oltre i suoi fianchi. Lo slip segue, viene sfilato lungo le sue gambe. Lena ora giace nuda sul tappeto dell’ascensore, il suo corpo è esposto, la sua fica è aperta, le labbra gonfie e bagnate, un filo appiccicoso che si estende dalla sua apertura fino alla coscia.

Julia si china su di lei, il suo volto è vicinissimo alla fica di Lena. Le soffia aria calda sulla pelle sensibile, e Lena sussulta, un brivido di piacere le attraversa il corpo. Julia affonda la lingua in profondità nella fessura di Lena, lecca dal basso verso l’alto, raccogliendo l’umidità che sgorga da lei come rugiada. Lena grida, un suono acuto che rimbalza contro le pareti di metallo. La lingua di Julia è abile, trova il suo clitoride, lo circonda, lo succhia, finché Lena non preme i fianchi contro il viso di Julia, affondando le mani tra i suoi capelli.

«Sì, sì, proprio lì», ansima Lena. La sua voce è rotta, appena un rantolo. «Leccami, leccami la fica, portami al culmine.»

Julia obbedisce, immerge la lingua più a fondo nella fica di Lena, la scopa con la lingua mentre il suo naso sfregia contro il clitoride. Il corpo di Lena si tende, i suoi muscoli si contraggono, sente l’orgasmo avvicinarsi, inarrestabile, un’esplosione che si accumula nel suo basso ventre. Ma Julia si ferma di nuovo, si ritira, con il palmo di una mano piatto sulla fica bagnata di Lena.

«Non ancora», sussurra Julia. «Voglio scoparti con il mio cazzo.»

Lena spalanca gli occhi. «Con cosa?» La sua voce è un sussurro, piena di shock e eccitazione.

Julia ride piano, un suono profondo e scuro. «Pensi che io sia una donna? Beh, forse non del tutto. Ma ho qualcosa che ti piacerà.» Si raddrizza, le sue mani lavorano sulla cintura. Lena sente il clic di una fibbia, poi un lieve sibilo mentre Julia si abbassa slip e pantaloni. Nella debole luce rossa dell’ascensore, Lena lo vede: un cazzo che sporge dal corpo di Julia. Duro, liscio, lungo circa diciotto centimetri, con un glande spesso che luccica nella penombra. È un cinturino, ma Julia lo indossa come se fosse una parte di lei, come se appartenesse proprio lì.

«Sì,» dice Julia, la voce roca, piena di desiderio. «Questo è il mio cazzo. E ti scoparò con questo finché non urlerai.»

Il cuore di Lena corre, la sua fica pulsa di desiderio. Apre le gambe di più, un’offerta silenziosa, un invito. Julia si inginocchia tra le sue cosce, la punta del cazzo tocca le umide labbra di Lena, scivola sopra, raccogliendo l’umidità. Lena geme, i suoi fianchi si sollevano contro la pressione, volendolo sentire dentro di sé.

«Per favore,» sussurra. «Scopami. Scopami la fica.»

Julia obbedisce, spinge con un unico, fluido colpo. Il cazzo penetra in profondità dentro Lena, la riempie completamente, tende le sue pareti finché non riesce più a distinguere il dolore dal piacere. Lena grida, un suono animalesco che riecheggia nell’oscurità. Julia inizia a muoversi, un ritmo costante che fa tremare il corpo di Lena. Ogni spinta colpisce il suo punto più profondo, sfiora la sua zona G, facendole dimenticare il mondo.

«Sì, scopami, scopami, scopami,» balbetta Lena. Le sue mani si aggrappano al tappeto, le unghie strappano il pelo. «Più forte, Julia, più forte.»

Julia esaudisce il suo desiderio, le sue spinte diventano più veloci, più profonde, i fianchi sbattono contro le cosce di Lena, un suono umido e schioccante riempie l’ascensore. La fica di Lena è un fuoco infernale, i suoi muscoli si contraggono attorno al cazzo, lo risucchiano più a fondo, non vogliono mai lasciarlo andare. Il respiro di Julia è corto, la sua voce un ansimo: «La tua fica è così stretta,»

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