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Treno notturno verso sud

Racconti Viaggio · circa 10 min di lettura · Vietato ai minori di 18

Perché diavolo prendo sempre il biglietto più economico? Lara si massaggia la fronte mentre il controllore le assegna lo scompartimento. Sei letti, uno occupato. Naturalmente quello in alto. Sale la stretta scaletta, lascia cadere lo zaino sul sottile cuscino e sbatte la testa contro il soffitto. Perfetto.

L’uomo in basso a sinistra sfoglia un libro – autore italiano, non riconosce il nome. Trentacinque anni circa, riccioli scuri, una camicia aperta che mostra l’inizio di una peluria sul petto. Alza lo sguardo, annuisce brevemente. Lei annuisce a sua volta, troppo stanca per conversare. Il treno sobbalza, Roma sprofonda nella notte.

Il suo corpo duole per le tante camminate, le scale di Trastevere, il sole sulle spalle. Chiude gli occhi, ma il sonno non arriva. I pensieri girano in tondo: il lavoro che non la lascia, la fugace avventura di due mesi fa, la sensazione di essere sempre in ritardo. Tra due settimane sarà di nuovo a casa. Forse dovrebbe semplicemente lasciar andare – se l’era ripromessa. Più facile a dirsi.

Passano ore. Il treno sferraglia nel buio, ferma a Napoli, poi prosegue. Sente il respiro degli altri, lo scricchiolio delle cuccette. A un tratto un sobbalzo, lei si sussulta. La luce nel corridoio è attenuata. Sente sete.

Scende silenziosamente, i piedi cercano i pioli. Passando, il suo sguardo sfiora l’uomo – non dorme, fissa fuori dal finestrino il paesaggio nero. Lei esita.

«Tutto bene?» La sua voce suona vellutata, con un leggero accento che cattura la sua attenzione.

«Solo un po’ di sete. E sveglia.»

Lui sorride, indica una bottiglia d’acqua sul tavolino ribaltabile. «Prendi. Ne ho un’altra.»

Lei ringrazia, beve e si siede sul bordo del suo letto. Non troppo vicina, ma abbastanza per sentire il caldo profumo della sua pelle, un misto di sapone e qualcosa di più legnoso. «Arrivi fino in fondo?»

«Fino in Sicilia, sì. La mia famiglia ha una casa sulla costa. E tu?»

«Vacanza. Una settimana di escursioni sull’Etna, poi torno a Berlino.»

«Da sola?»

«Sì. Avevo programmato diversamente, ma…» Alza le spalle. «A volte stare soli è meglio.»

Lui la osserva, non in modo invadente, piuttosto curioso. I suoi occhi percorrono il suo viso, si fermano sulle sue labbra. «Io sono Matteo.»

«Lara.»

«Lara.» Ripete il suo nome, come se lo assaporasse, lentamente e con enfasi. «Ti piace il vino rosso? Ho una bottiglia nello zaino. Contro l’insonnia.»

Lei esita un secondo, poi annuisce. Che male può fare? Il treno la porta via, sono estranei, domani mattina scenderà. La tensione nelle sue spalle si allenta quando prende la decisione.

Lui prende la bottiglia, due bicchieri di plastica. Lei si siede di traverso sul suo letto, appoggia la schiena al muro. Lui versa, le loro dita si sfiorano. Un formicolio che lei ignora, ma la sua pelle sembra ricordare.

Parlano. Del suo lavoro di architetto a Catania, del suo in un’agenzia pubblicitaria. Della luce sul mare che lui ama, e del rumore della città che lei odia. Il vino scalda il loro stomaco, scioglie la tensione nelle loro spalle. Lei ride al suo aneddoto su un cantiere fallito, e la sua coscia sfiora la sua. Una scintilla elettrica.

A un certo punto la sua mano è sulla sua, mentre racconta una storia. Lei se ne accorge solo quando lui le accarezza il dorso della mano con il pollice, lentamente e consapevolmente. Lei alza lo sguardo. Il suo sguardo è scuro, con un bagliore che la scalda nel profondo. L’aria tra di loro si fa pesante.

“Potrei baciarti”, dice lui a bassa voce, non come una domanda. Il suo respiro sfiora la sua guancia.

“Potresti”, risponde lei. Il suo cuore batte forte, pulsante nel suo grembo.

Lui si sporge in avanti, lentamente, dandole tempo. Le sue labbra incontrano le sue, morbide, esitanti all’inizio, poi più esigenti. Lei apre la bocca, lascia entrare la sua lingua, assapora vino rosso e una promessa. Una mano scivola nella sua nuca, la attira più vicino. Il bacio si approfondisce, diventa più affamato. Lei dimentica lo scompartimento stretto, gli altri passeggeri, il sobbalzo del treno. Solo la sua bocca, il suo odore, il calore che emana da lui, che si diffonde nel suo ventre.

Si stacca ansimando. “È pazzesco.”

“Sì.” Lui sorride, i suoi occhi brillano nella luce fioca. “Vuoi smettere?”

Lei scuote la testa. Invece, fa scivolare una gamba sopra il suo grembo, ora siede a cavalcioni su di lui, le ginocchia sul materasso. Le sue mani sono sui suoi fianchi, sollevano il tessuto sottile della sua maglietta. I suoi pollici disegnano cerchi sulla sua pelle nuda, appena sotto il reggiseno. Lei si sporge in avanti, lo bacia di nuovo, più profondamente questa volta, le loro lingue che esplorano. Il sapore di vino e desiderio.

Il treno sferraglia in una galleria, l’oscurità diventa assoluta. In questo bozzolo nero, lei osa di più. La sua mano scende lungo il suo addome, oltre la cintura, preme sulla sua erezione attraverso il tessuto. Sente la durezza, il calore, e un brivido la attraversa. Lui geme piano, preme il suo fianco più forte contro di sé.

“Lara”, sussurra contro il suo collo. “Non siamo soli…”

“Lo so.” Tuttavia, non si ferma. Lentamente, apre il bottone dei suoi pantaloni, abbassa la cerniera. Le sue dita tremano, ma sono decise. La sua mano copre la sua, la trattiene.

“Dobbiamo stare zitti.”

Lei annuisce, scosta la sua mano, immerge le dita nei suoi pantaloni, lo afferra attraverso il tessuto dei boxer. Lui è duro, caldo, lei sente le pulsazioni attraverso il cotone sottile. Una macchia umida si è già formata. Lei lo massaggia attraverso i boxer, il suo respiro è a scatti, le sue mani si aggrappano al lenzuolo.

Poi ritira la mano, solleva la propria maglietta sopra la testa. L’aria fresca colpisce la sua pelle, i suoi capezzoli si contraggono. Il suo sguardo, nella penombra del corridoio che filtra attraverso la fessura della porta, è sui suoi seni, avvolti dal pizzo nero. Lui si sporge in avanti, prende un capezzolo attraverso il tessuto in bocca, succhia dolcemente. Lei si morde il labbro per non gemere. Il treno dondola, i loro corpi si muovono al ritmo delle rotaie.

Lui slaccia il reggiseno con una mano – pratica, pensa lei, ma non le importa. I suoi seni cadono liberi, lui ne prende uno in bocca mentre la sua mano accarezza l’altro. La sua lingua gioca attorno alla punta, succhia, pizzica delicatamente. Lei chiude gli occhi, si concentra su ogni leccata, ogni suzione, su come l’eccitazione scorre dai suoi capezzoli verso il basso, si raccoglie nel suo grembo, lo inumidisce. Una pulsazione tra le sue gambe.

«Voglio assaggiarti», sussurra lui. «Ma qui…»

Lei capisce. Scivola giù da lui, si inginocchia davanti a lui sul pavimento, le ginocchia sul tappeto. I suoi pantaloni sono aperti, lei li tira giù insieme ai boxer, liberando il suo pene. Nella luce fioca lo vede: lungo, spesso, il glande lucido con una goccia di liquido preseminale. Lei lo afferra con una mano, sente il calore, la rigidità. Poi si sporge in avanti e lo prende in bocca.

Il suo lieve sibilo è l’unica risposta. Lei massaggia con la lingua la parte inferiore, scivola lentamente verso il basso, fin dove può senza soffocare. La sua testa si muove su e giù, una mano avvolge la base, l’altra accarezza la sua coscia. Lui sa di salato, di maschio, un sapore che la rende ancora più umida. Un lieve cigolio del materasso indica che lui si sta appoggiando al muro, le gambe divaricate.

Lei varia ritmo e pressione, succhia più forte, lo prende più a fondo, finché le sue labbra non incontrano le sue dita. Le sue mani sono tra i suoi capelli, non spingono, sono solo lì. Lei sente il suo gemito gutturale, soffocato, appena udibile. Il treno sobbalza, lei perde brevemente il ritmo, lo ritrova. Sente il suo tremore, sa che è vicino. Il suo stesso corpo reagisce, un’ondata di eccitazione la travolge.

«Lara, io…»

Lei continua, vuole sentirlo mentre si scarica nella sua bocca. Ma lui la tira su dolcemente, la bacia, il suo sapore sulle sue labbra.

«Non da solo», mormora lui. «Voglio essere dentro di te.»

Risale sul suo letto, questa volta a carponi, si gira, offrendogli la schiena. La gonna le è salita, sente l’aria fresca sulle cosce umide. Lui capisce subito. Le sue mani scivolano su per le sue gambe, sotto la gonna, che è risalita fino alle cosce. Le accarezza lo slip – bagnato, fradicio. Lei sussulta al suo tocco. Lui lo sposta da un lato, un dito si immerge in lei, scivola dentro facilmente. Lei si aggrappa al lenzuolo, ci morde dentro per non gridare. Lui muove il dito lentamente, poi due, la dilata, la prepara. I suoi fianchi premono contro la sua mano.

«Ti prego, Matteo. Adesso.» La sua voce è rauca, una supplica.

Lui ritrae le dita, lei sente il fruscio di un preservativo, poi sente il glande al suo ingresso, che preme. Lui si spinge dentro lentamente, centimetro per centimetro, il suo corpo si apre per lui. Sono entrambi in silenzio, solo il loro respiro riempie lo spazio angusto. Lui la riempie, piena, profonda. Quando è completamente dentro di lei, si ferma, la lascia abituare. La dilatazione è dolce, dolorosa.

«Muoviti», sussurra lei.

Lui inizia a spingere, prima lentamente, poi più profondo, più forte. Lei si preme contro di lui, il suo bacino ruota, lo accoglie ancora più a fondo. Il treno dondola, amplifica ogni movimento. Il ritmo accelera, i loro corpi si fondono, sudore e calore e odore di sesso. Lei sente la tensione accumularsi nel ventre, un’onda che sale e sale. La sua presa sui suoi fianchi si fa più salda, il suo respiro più rapido.

«Vieni con me», ansima lui. La sua voce è roca di desiderio.

Lei annuisce, non riesce a parlare. Un’ultima spinta profonda, e lei si spezza, il piacere le attraversa il corpo in cerchi concentrici, tutto il suo corpo trema. Lei si preme contro di lui, accoglie tutto, mentre lui si riversa in lei, il suo gemito attutito nella sua nuca. Lei trema ancora, i suoi muscoli si contraggono attorno a lui, finché lui non si rilassa. Piccole onde di piacere ancora le scorrono nel basso ventre.

Rimangono a lungo così, avvinghiati, il treno li porta verso sud. Lei sente il suo battito cardiaco contro la sua schiena, che rallenta. Alla fine si scioglie, si gira verso di lui, la testa nell’incavo del suo braccio. Lui le scosta i capelli dalla fronte.

«Grazie», dice lei.

«Di cosa?»

«Per avermi distratta.» Sorride, le sue dita disegnano motivi sul suo petto.

Lui ride piano. «Quando vuoi.» Il suo bacio sulla sua fronte è tenero.

Tacciono. Le luci di una città sfilano – forse Salerno, forse più avanti. Lei non sa se lo rivedrà domani. Ma in questo momento, in questo letto stretto, è arrivata.

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