Il rumore ritmico delle ruote penetra nel sangue di Lena mentre il treno esce dalla stazione di Roma. Le luci della città scorrono via, sfumando in strisce arancioni sulla sua retina. Le sue ginocchia premono contro la panca imbottita, le tendine dello scompartimento sono tirate – un bozzolo di ombre e vibrazioni. Jakob è seduto di fronte a lei, le gambe distese, le punte dei piedi quasi a toccare le sue. Quel mezzo sorriso sulle sue labbra lo ha visto così tante volte negli ultimi tre giorni, da quando hanno iniziato a parlare nella trattoria vicino a Piazza di Spagna. È un sorriso che racchiude promesse – una promessa di pelle nuda, di fiche bagnate e cazzi duri. La sua fica pulsa già nello slip, un pulsare umido che si intensifica a ogni vibrazione del treno.

Lo scompartimento
«Solo noi due», dice lui a bassa voce. La sua mano trova la sua coscia, sopra la stoffa sottile del vestito estivo. Lena chiude gli occhi e appoggia la testa all’indietro. Il calore del suo palmo si diffonde, penetra attraverso il tessuto. Sente ogni dito singolarmente, la leggera ruvidità della sua pelle, le minuscole imperfezioni. «Non pensavo che ti avrei mai più rivisto», sussurra lei. «E ora siamo qui.» La sua voce trema come il treno. Il suo respiro si blocca, mentre le sue dita salgono lentamente più in alto, sulla pelle sensibile della sua coscia. Lei allarga le gambe, quasi impercettibilmente, ma lui lo sente. La sua mano scivola sotto la stoffa del vestito, e lei sente le sue dita che accarezzano la sua prugna umida, attraverso lo slip sottile. Un lieve gemito le sfugge, mentre lui strofina dolcemente le sue labbra vaginali. È già bagnata, le sue mutandine aderiscono alla sua fica, una macchia umida e appiccicosa che si allarga sempre di più.
Il treno sfreccia nella notte. Il respiro di Lena si fa più superficiale, mentre la mano di Jakob sale lentamente, oltre l’orlo del vestito, sulla pelle nuda della sua coscia. Lei apre le gambe di un soffio – un invito silenzioso. Lui si sporge in avanti, le sue labbra sfiorano il suo orecchio. «Ti voglio, Lena. Adesso. Qui.» Il suo respiro è caldo, le sue parole un comando e una supplica insieme. Il suo dito si infila sotto lo slip, direttamente nella sua fica bagnata e calda. Lei sussulta quando lui incontra il suo clitoride, e un urlo sommesso le sfugge. «Cazzo, sei così bagnata», sussurra lui, e il suo dito scivola più in profondità, nella sua cavità umida e pulsante. Lei si morde il labbro per non urlare forte, ma il suo corpo trema mentre lui strofina il suo clitoride, lentamente, a cerchi, mentre il treno sfreccia nella notte.
Lena gira la testa, le loro bocche si incontrano. Il bacio è esigente, affamato, completamente diverso dai baci timidi della prima sera. La lingua di Lena incontra la sua, sente il sapore del vino rosso e del sale. Le sue mani scivolano tra i suoi capelli, lo attirano più vicino. Sotto la camicia, sente il calore della sua pelle, i muscoli che si tendono sotto le sue dita. Jakob geme piano e la spinge contro i cuscini. Le sue dita continuano a lavorare nella sua fica, ora due, che la allargano e la riempiono, mentre il suo pollice massaggia il suo clitoride. Lei preme il pube contro la sua mano, si strofina su di lui, mentre il rumore del treno accompagna i loro movimenti. «Voglio il tuo cazzo», ansima, la voce roca di lussuria. «Adesso. Subito.»
Lena si stacca, respira affannosamente. «La porta non è chiusa a chiave», sussurra. Lui si alza, gira il chiavistello e abbassa completamente la veneziana. Lo scompartimento è ora una stanza chiusa, solo la luce attenuata del lampadario a soffitto e le ombre della notte. Lui si inginocchia davanti a lei, le solleva il vestito, bacia le sue ginocchia, l’interno delle cosce. Lena trema quando la sua lingua sfiora il tessuto sottile del suo slip. È già umida, l’eccitazione è un pulsare tra le sue gambe. Il suo slip è trasparente, bagnato, i contorni della sua fica sono chiaramente visibili. Lui lo sposta di lato, e la sua fica umida e lucente è scoperta, le labbra gonfie, il clitoride duro ed eretto.
«Lasciami assaggiare», mormora lui, e sposta lo slip di lato. Il primo colpo della sua lingua la colpisce direttamente, un gemito le sfugge. Lei afferra la sua testa, lo spinge più forte contro di sé. La sua lingua gira intorno al suo clitoride, morbida ed esigente, mentre le sue mani le afferrano i fianchi. La lecca lentamente, con piacere, immerge la lingua nella sua cavità umida, assapora il suo succo. Lena si strofina contro il suo viso, i movimenti del treno amplificano ogni contatto. Il rumore, le scosse, la ristrettezza dello spazio – tutto acuisce i suoi sensi. Sente ogni singolo nervo nel suo corpo. La sua lingua ritrova il suo clitoride, lo circonda, lo succhia, e lei sente la tensione accumularsi nel suo ventre, come un’onda che sale sempre più alta. «Sì, proprio lì», geme, «scopami con la lingua.»
La tensione nel suo bassoventre cresce, ma lei non vuole venire. Non ancora. “Jakob”, ansima, “ti voglio dentro di me.” Lui alza la testa, le sue labbra brillano umide. “Sei sicura?” Lei annuisce, lo tira su, sbottona i suoi pantaloni. Il suo membro le balza incontro, duro e caldo nella sua mano. Lei afferra il suo cazzo, sente il grosso glande, già umido. Lo guida verso di sé, lentamente, godendosi la sensazione della sua punta che esita alla sua apertura. Poi lui spinge, e lei emette un piccolo grido – un suono che il rumore del treno inghiotte. Lui la riempie completamente, dilata la sua figa stretta, ogni centimetro uno shock di puro piacere. Il suo interno pulsa attorno al suo duro fusto, e lei sente i suoi muscoli contrarsi, dargli il benvenuto.
Jakob si muove dentro di lei, un ritmo che vibra col treno. Ogni spinta la colpisce in profondità, la riempie completamente. Lena avvolge le gambe attorno ai suoi fianchi, lo attira ancora più a fondo. La sua fronte è umida, il suo respiro caldo sul suo collo. “Sei incredibile”, mormora lui. Lei non risponde, solo le sue unghie si conficcano nella sua schiena. La pressione nel suo ventre cresce, un’onda che si accumula a ogni movimento. Lui spinge più forte, il suo bacino sbatte contro il suo, ogni spinta un colpo duro e profondo che la fa vibrare attraverso il treno. Il suo glande sfiora il suo punto G, ancora e ancora, e lei sente l’orgasmo salire dentro di lei, come una marea calda che inonda tutto.
Lui cambia angolazione, e all’improvviso colpisce un punto che le fa perdere i sensi. “Lì, proprio lì”, balbetta lei. Il suo bacino si solleva verso di lui, lei lo stringe, i suoi muscoli si contraggono. Il culmine la travolge, caldo e inesorabile. Si sente urlare, un suono soffocato, attutito nella spalla di Jakob. Il suo corpo trema, la sua fica sussulta, lei schizza, un succo caldo che si riversa attorno al suo cazzo. Lui spinge ancora una, due volte, poi si riversa dentro di lei, un tremito che attraversa tutto il suo corpo e sembra infinito. Il suo sperma le schizza dentro, caldo e denso, e lei sente ogni singolo getto che colpisce il suo utero.
Rimangono distesi, avvinghiati, mentre il treno sfreccia attraverso la notte toscana. Il cuore di Lena martella contro il suo petto. Il suo cazzo è ancora dentro di lei, che si ammorbidisce, ma ancora connesso. Lei sente il suo sperma colarle fuori, una sensazione umida e calda che si diffonde sul cuscino. “È stato…”, inizia lei, ma lui le mette un dito sulle labbra. “Zitta”, sussurra. “La notte è ancora lunga.” Lei lo sente ancora dentro di sé, che si ammorbidisce, ma ancora connesso. Fuori, una piccola stazione passa veloce, un lampo di luce, poi di nuovo buio.
Quando finalmente si ritira, il punto umido sulla sua pelle si raffredda. Il suo sperma le cola lungo le cosce, un ruscello bagnato che inumidisce la sua fica e le sue natiche. Lui le porge un panno dalla sua borsa, e lei si pulisce mentre lui si chiude i pantaloni. Si asciuga la figa, ancora umida e sensibile, e sente il suo corpo tremare ancora. Poi lui si siede accanto a lei, la attira a sé. Lei appoggia la testa sulla sua spalla, sente le vibrazioni del treno attraverso il suo corpo. «Sai», dice dopo un po’, «non ho mai avuto niente a che fare con uno sconosciuto.» Lui ride piano. «Neanch’io. Ma non sei mai stata veramente una sconosciuta, Lena.»
Il secondo round
Dopo un po’, quando i loro respiri si sono fatti più calmi, Lena sente la mano di Jakob ricominciare a vagare. Questa volta sul suo ventre, sotto il vestito, dolcemente lungo l’interno della sua coscia. Lei sussulta, la sensibilità ancora fresca. Ma il suo tocco è tenero, quasi interrogativo. La sua fica è ancora bagnata dall’ultima volta, il suo sperma le aderisce alle labbra. Lei apre le gambe, e lui posa la mano sul suo grembo, le dita giocano con le pieghe umide. Il suo dito scivola dentro di lei, e lei sente il proprio succo, mescolato al suo seme. «Ancora una volta?», sussurra lei, e lui annuisce, senza una parola. Lei vuole sentire di nuovo il suo cazzo dentro di sé, vuole che lui la fotta duro e profondo, finché lei non viene di nuovo.
Questa volta è più lento. Lui la bacia a lungo, profondamente, mentre le sue dita penetrano in lei. Il suo pollice le circonda il clitoride, e lei geme nella sua bocca. Lei si inginocchia, si piega sul sedile, e lui le sta dietro. Le sue mani le afferrano i fianchi, la sua ghianda preme contro la sua fica bagnata, esita un momento. Poi spinge dentro, profondo e duro, e lei grida quando lui la prende da dietro. La sua ghianda colpisce il suo punto G, e lei sente il suo corpo tendersi. Lui la fotte duro, ogni spinta un colpo duro e profondo che la fa vibrare attraverso il treno. Lei si appoggia al sedile, le sue tette penzolano sotto di lei, e sente come il movimento del treno amplifichi le sue spinte. Il rumore sordo, l’oscillazione, le spinte del suo cazzo – tutto si unisce in un unico, divorante piacere.
«Sì, fottimi», geme, «fottimi forte». Le sue mani afferrano i suoi seni, li stringono, giocano con i capezzoli duri. Si china, morde dolcemente il suo collo, mentre continua a penetrarla. Il suo cazzo è come un pistone che entra e rientra nella sua fica bagnata, la riempie, la dilata. Lei sente il secondo orgasmo salire dentro di lei, più caldo e più forte del primo. I suoi muscoli si contraggono, stringono il suo cazzo, e lei lo sente esitare, un attimo prima del culmine. «Vieni dentro di me», ansima, «vieni nella mia fica». Le sue parole sono un ordine, e lui obbedisce. Spinge ancora una volta in profondità, poi si riversa dentro di lei, il suo sperma schizza nel suo utero, e lei viene con lui, un tremito violento, divorante, che le attraversa tutto il corpo. Sente il suo seme pulsarle dentro, il suo succo mescolarsi al suo, un caos bagnato e caldo che cola da lei.
Rimangono così per un po’, lui dentro di lei, entrambi ansimanti. Poi lui si ritrae, e lei sente il suo sperma gocciolare dalla sua fica, sulle sue cosce e sulla panca. Si lascia cadere sulla panca, esausta ma felice. Lui si siede accanto a lei, la attira a sé. Lei sente le sue braccia intorno a sé, il suo odore sulla sua pelle. Il treno sfreccia via, la notte toscana vola oltre i finestrini. Lei appoggia la testa sulla sua spalla, sente il suo battito cardiaco, che lentamente si calma. «Credo», sussurra lei, «che questo sia stato solo l’inizio». Lui sorride, le bacia la fronte. «La notte è ancora lunga, Lena. E il treno continua a viaggiare».
Quando il treno entra nella stazione di Firenze, e le luci della città filtrano attraverso le tende, si sono già rivestiti. La sua fica è ancora bagnata, il suo sperma le aderisce alle cosce. Si alzano, pronti per la città, pronti per la notte. Ma prima, dice lui, hanno bisogno di un hotel. Lei sorride, e la sua mano scivola nella sua. «Un hotel con un letto grande», dice lei. «E una porta che si possa chiudere a chiave». Il treno si ferma, le porte si aprono. La notte a Firenze è appena cominciata.
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