Il bicchiere di vino vuoto nella mano di Lena descrive un cerchio lento sulla superficie lucida del bancone, prima che il barista lo intercetti con un gesto esperto. Lei trattiene il respiro, lo rilascia a scatti nel frastuono del bar. La sala è piena, ma lei sente solo il tintinnio dei bicchieri e il ronzio sommesso del condizionatore, che non rinfresca l’aria viziata. Il suo sguardo vaga sui volti degli uomini: uomini d’affari con le cravatte allentate, un gruppo di persone che ridono in un angolo, un uomo solo in fondo al bancone.

Quell’ultimo uomo – è diverso. Abito grigio, ma la giacca è appesa allo schienale della sedia, le maniche arrotolate fino ai gomiti. Le sue mani giacciono piatte sul tavolo, larghe, le unghie corte e pulite. Nessuna fede nuziale. Sorseggia un whisky senza guardarla, eppure lei sente la sua presenza come un’onda che striscia sotto la sua pelle, un formicolio alla nuca.
Il tocco degli sguardi
Quando lui alza la testa, il suo sguardo si ferma su di lei un secondo di troppo. Occhi grigi, cerchiati di scuro, con un’intensità che la trafigge. Lena distoglie lo sguardo, allunga la mano verso la borsa, ma le sue dita vi restano sopra, senza aprirla. Il cuore le batte in gola, un leggero velo di sudore sulla nuca. Perché è qui? Solo un drink, si era detta. Un’ora di pausa da Markus, che è accovacciato sul divano con il suo tablet a scorrere numeri. Un respiro tra cena e letto.
L’uomo scivola dallo sgabello del bar e si avvicina a lei. I suoi movimenti sono fluidi, senza fretta, come se camminasse nell’acqua. Si mette accanto a lei, ordina due bicchieri di vino rosso, ne spinge uno verso di lei. “Al caso”, dice, e la sua voce è profonda, roca, come ghiaia sotto scarpe pesanti.
“Non bevo con gli sconosciuti”, dice Lena, sollevando comunque il bicchiere. Il vino è corposo, si posa caldo sulla sua lingua, lasciando una scia di more e terra.
“Mi chiamo Felix. Ora non sono più uno sconosciuto.”
Lei ride, un suono breve e secco che le resta in gola. “Lena. Ma devo andare tra poco.”
“Certo. Un altro sorso?”
Lei beve, e il vino le scalda lo stomaco, scioglie la tensione nelle spalle, si insinua nelle sue membra. Felix si appoggia con il gomito sul bancone, girandosi di mezzo verso di lei. La sua coscia sfiora la sua, solo per un battito di cuore, e tutto il suo corpo sussulta, come se avesse toccato un cavo scoperto.
Il bacio che apre ogni cosa
Lei parla del suo lavoro in contabilità, del caldo fuori, della musica alta. La sua voce non trema, ma le sue ginocchia sono molli come burro. Felix ascolta, annuisce, fa domande che la fanno sorridere. Quando lei si sistema una ciocca di capelli dietro l’orecchio, lui le prende la mano, la gira, posa le labbra sul suo polso.
Lena rimane di ghiaccio. Le sue labbra sono morbide, calde, e il bacio è leggero come una piuma, ma succhia l’aria dalla stanza, lascia un vuoto in cui esistono solo la sua bocca e la sua pelle. Fissa la sua nuca, le sottili linee del suo collo, pensa: Dovrei alzarmi. Invece stringe le ginocchia sotto il bancone, sente l’umidità che si raccoglie tra le sue cosce, una calda, urgente bagnatura.
“Vieni”, dice Felix, e lascia la sua mano, afferra la giacca, posa una banconota sul bancone. “Conosco un posto, a cinque minuti a piedi. Un giardino.”
“Dovrei…”
“Cinque minuti”, ripete, e il suo sguardo è fermo, senza insistenza, ma con una sicurezza che la attraversa come il vino. Lei annuisce, e la gola è secca.
Si alza. Le sue gambe la sostengono mentre lo segue verso la porta. L’aria notturna la investe, tiepida e umida, e l’asfalto luccica sotto i lampioni, come se avesse appena piovuto. Felix cammina veloce, non troppo, e lei lo segue dietro l’angolo, oltre un negozio chiuso, attraverso un vicolo stretto che odora di pietra bagnata e urina. In fondo si apre un piccolo cortile nascosto, ricoperto d’edera, pieno di ombre in cui tremola il chiaro di luna. Una panca di legno è appoggiata al muro, il legno marcio e grigio.
“Qui”, dice lui voltandosi verso di lei. Le sue mani trovano i suoi fianchi, la attirano dolcemente a sé. Lei sente il suo corpo, sodo, caldo, e l’odore di whisky e uomo la avvolge. Lui la bacia, e questo bacio è diverso da quello sul polso – esigente, la sua lingua si insinua tra le sue labbra, e lei si apre, gli getta le braccia al collo. Le sue mani scivolano sulla sua schiena, sotto l’orlo della camicetta, e le sue dita sono fresche sulla sua pelle calda, uno shock che la spinge ancora più a fondo nel bacio.
Mani che esigono
Felix la spinge contro il muro, la pietra ruvida si conficca attraverso il tessuto sottile della sua camicetta, lasciando una rete di impronte sulla sua schiena. Lei geme nella sua bocca, e lui stacca il bacio per esplorare il suo collo, l’incavo sopra la clavicola, il punto dietro l’orecchio dove il suo pulso batte selvaggio. Lena ansima, affonda le unghie nella sua camicia, i bottoni saltano sotto le sue mani. “Io… dovremmo…”, sussurra, ma le sue mani sbottonano da sole, fila dopo fila, e lei sente il suo petto nudo sotto le dita, la pelle liscia, i muscoli sotto duri.
Lui ride piano, il suo respiro le svolazza sul petto. “Dovremmo?”, mormora e tira fuori un preservativo dalla tasca dei pantaloni. La confezione luccica al chiaro di luna, argentata, estranea. Lena deglutisce. Non si torna più indietro. Il pensiero le attraversa la testa, ma il suo corpo ha già deciso da tempo.
Le sue mani si chiudono intorno alla sua gonna, la sollevano oltre i fianchi, e la calza di nylon si strappa silenziosamente sotto le sue dita, un suono tagliente nel silenzio. Lei solleva il bacino mentre lui sposta lo slip di lato, e le sue dita accarezzano le sue labbra, esplorando l’umidità che lei non può nascondere. Si morde il labbro quando le sue dita scivolano dentro di lei, due, poi tre, la dilatano, massaggiano dall’interno. La sua testa cade all’indietro contro il muro, e lei vede il cielo, un blu scuro, squarciato da una singola stella che brilla fredda e lontana.
“Sei bagnata”, sussurra lui, e la sua voce è roca, raschiante. “Non hai idea di quanto lo desiderassi da quando ti ho vista. Da quando hai ordinato il vino, con quelle mani che tremavano.”
“Smettila di parlare”, ansima lei e afferra la sua cintura, la apre con dita tremanti, il metallo tintinna piano. I pantaloni cadono, e il suo membro è eretto, rigido, il glande luccica umido al chiaro di luna, una goccia sulla punta. Lei lo afferra, sente il pulsare sotto la sua mano, il calore, e un brivido le percorre il braccio. Felix sibila, posa la sua mano sopra la sua, la guida su e giù una volta, poi le prende il preservativo, strappa la confezione con i denti, lo srotola con un movimento rapido su di sé, liscio e stretto.
Lui le solleva la gamba, gliela avvolge intorno all’anca, e lei sente la curvatura del suo membro contro la sua parte interna, la tensione nella sua coscia. Poi spinge, lentamente, centimetro dopo centimetro, e lei ansima quando lui la riempie, la dilata, la porta al limite di sé stessa. I suoi muscoli interni si stringono intorno a lui, e lui si ferma, la lascia adattarsi. “Okay?”, sussurra lui, il suo respiro caldo al suo orecchio.
“Sì, Dio, sì.” La sua voce è un gracchiare, estraneo alle sue stesse orecchie.
L’ebbrezza proibita
Lui inizia a muoversi, un ritmo costante che la spinge contro il muro. Le ginocchia di Lena cedono, lei si aggrappa alle sue spalle, affonda le unghie nella sua pelle. Ogni spinta è un piccolo shock che le attraversa il corpo, e lei sente la tensione accumularsi, profonda dentro di lei, un nodo stretto che si contrae sempre di più. Stringe le labbra per non urlare, ma un gemito le sfugge, soffocato, selvaggio, e si morde il labbro inferiore per trattenerlo.
Felix accelera, il suo respiro è a scatti, i suoi fianchi battono contro i suoi, e la sua mano scivola tra i loro corpi, trova il suo clitoride, lo strofina con il pollice a ritmo delle sue spinte. Gli occhi di Lena roteano all’indietro, il suo corpo diventa un’unica linea di tensione, ogni muscolo teso, ogni nervo scoperto. Il mondo si riduce alla sensazione della sua pelle sulla sua, delle sue dita sul suo piacere, del suo membro che la dilata, la riempie, la sfregia nel punto che la fa vacillare.
«Vieni», sibila, e la sua voce suona come un ordine che non lascia scelta. «Vieni adesso, Lena.»
E lei obbedisce. Il nodo si spezza, e l’onda arriva, una marea che la trascina via dal muro, dal vicolo, dal suo stesso nome. Il suo corpo sussulta tra le sue braccia, e lei sente di contrarsi intorno a lui, ancora e ancora, mentre lui emette un suono profondo e si preme dentro di lei, i suoi fianchi che spingono contro i suoi, finché non si ferma.
Rimangono nell’ombra, avvinghiati l’uno all’altra, e il sudore sulla loro pelle si raffredda nell’aria notturna. Il cuore di Lena martella contro il suo petto, e lei non riesce a pensare, solo a respirare, un ansimo pesante e soddisfatto. Felix le bacia la fronte, la punta del naso, la bocca, e quel bacio è morbido, quasi tenero, un accenno di qualcosa che non dovrebbe essere. Lui fa un passo indietro, e lei sente il vuoto che lascia, un buco freddo nel suo ventre.
L’eco
Si riassettano in silenzio. Lui l’aiuta a tirarsi su la gonna, le sistema la calza strappata, le sue dita si soffermano un momento sul suo fianco, e lei ride, una risata liberatoria e leggera, che svanisce nel silenzio del vicolo, un suono estraneo nell’oscurità. Il nodo nel suo petto è scomparso, e lei si sente leggera, come se fosse uscita dalla propria pelle, come se si fosse liberata di qualcosa che ha portato troppo a lungo.
«Grazie», dice, e suona sciocco, ma è sincero, e non lo intende per il sesso, ma per la sensazione di essere viva.
Lui sorride, storto e caldo, i suoi occhi brillano nella luce fioca. «Mi chiamo Felix.»
«Lo so già.» Il suo sorriso è stanco, ma vero.
Tornano indietro attraverso il vicolo, i loro passi riecheggiano sul selciato, e le luci del bar riappaiono, gialle e calde. Un taxi è fermo all’angolo, l’autista legge il giornale sotto la lampada da lettura. Lena si ferma, si gira verso Felix. «Ho un uomo a casa.»
«Lo so», dice lui, e non c’è giudizio nella sua voce, solo una lieve tristezza.
«È stato… unico.» Lo dice più a se stessa che a lui.
Lui annuisce, infila le mani in tasca, le sue spalle si alzano e si abbassano. «Se dovessi avere ancora bisogno di un caso – sono spesso qui. Stesso posto, stesso whisky.»
Lei sale sul taxi, dà il suo indirizzo, la voce ferma. Mentre l’auto parte, lo vede nello specchietto retrovisore, un’ombra sotto il lampione, che si rimpicciolisce finché non si fonde con l’oscurità. Appoggia la testa contro il finestrino freddo, e un sorriso si diffonde sul suo viso, lentamente, come un fiore che si schiude. Domani sarà di nuovo nella sua vita, in contabilità, sul divano accanto a Markus, che non ha notato la sua assenza. Ma stanotte si è ritrovata, tra le braccia di uno sconosciuto, in un vicolo nascosto, sotto il cielo incorruttibile che non fa domande.
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