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Milano di notte

Racconti Terzetto · circa 10 min di lettura · Vietato ai minori di 18

Questa storia è stata creata automaticamente con il supporto dell’IA. Tutti i personaggi sono maggiorenni. Vietato ai minori di 18 anni.

La città di Milano pulsava sotto di me, un mare di luci e calde notti estive. Io, la cuoca, sentivo l’aria farsi pesante di desiderio mentre percorrevo il lungo corridoio verso la suite dell’hotel. Il mio collega, il sommelier, e io non ci vedevamo da mesi – non da quella folle notte a Barcellona in cui eravamo quasi arrivati a baciarci. Stavolta era diverso. L’occasione: una mostra d’arte esclusiva di un collezionista, un amico comune. Ma sapevo che si trattava di ben più che arte. Si trattava di ciò che era sospeso nell’aria, quella tensione elettrica che mi faceva pulsare tra le gambe.

Quando aprii la pesante porta di legno della suite, lo vidi subito. Era in piedi vicino alla finestra, un bicchiere di Barolo in mano, la luce rossa del sole al tramonto che ne avvolgeva la sagoma. Si voltò sentendomi arrivare, e i nostri sguardi si incrociarono. In quel momento capii: stanotte l’avrei scopato. Non solo baciato, non solo accarezzato – l’avrei sentito dentro di me, profondo e duro. Il cuore mi galoppava, la figa mi si inumidiva al pensiero di ciò che stava per accadere.

Il collezionista, un uomo sulla cinquantina con tempie grigio argento e occhi penetranti, ci venne incontro. «Benvenuti, voi due», disse sorridendo mentre mi baciava la mano. Le sue labbra bruciavano sulla mia pelle. «Mi siete mancati. Entrambi.» Il sommelier posò il bicchiere e si avvicinò, il suo sguardo percorse il mio corpo, l’abito rosso aderente che metteva in risalto le mie curve. Sentii i suoi occhi fermarsi sui miei seni, sodi sotto il tessuto.

«Anche tu», sussurrai, e la mia voce suonò roca di desiderio.

La serata si protrasse. Parlammo d’arte, di vini, di tutto e di nulla. Ma sotto il tavolo sentivo il piede del sommelier che risaliva lentamente la mia gamba. Il collezionista ci osservava, un sorriso sapiente sulle labbra. «Siete così tesi», disse all’improvviso, alzandosi e sfilandosi la giacca. «Cambiamo le cose.»

Venne intorno al tavolo, si inginocchiò tra di noi e posò una mano sulla mia coscia, l’altra su quella del sommelier. «Ho visto come vi guardate. Come i vostri corpi gridano di essere toccati. Voglio vederlo. Voglio esserci.» Il suo sguardo era fermo, imperioso. Il sommelier mi guardò, gli occhi scuri di lussuria. Annuii lentamente, il cuore che mi martellava nel petto.

«Mostrami cosa vuoi», sussurrò il sommelier, mentre la sua mano scivolava sotto il mio vestito, direttamente tra le mie gambe. Sentii le sue dita scorrere sul tessuto umido del mio slip, e un gemito mi sfuggì. Il collezionista ci osservava, mentre la sua mano apriva la cerniera del mio vestito. Il tessuto cadde dalle mie spalle, e i miei seni si mostrarono, sodi, con i capezzoli duri che bramavano la sua lingua.

«Leccali», ordinò il sommelier, e il collezionista obbedì senza esitare. La sua lingua circondò il mio capezzolo destro, mentre le sue dita spostavano il mio slip da un lato. Sentii le sue dita scivolare nella mia fica bagnata – prima uno, poi due. «Così umida», mormorò, mentre continuava a stringermi il seno. «Hai aspettato così tanto per essere scopata, vero?»

«Sì», ansimai, mentre il sommelier si metteva dietro di me e spostava i miei capelli da un lato per baciarmi il collo. Le sue mani afferrarono i miei fianchi, spingendomi contro il suo cazzo duro che sentivo attraverso i pantaloni. «Vi voglio entrambi. Adesso.»

Il collezionista si alzò, si tolse la camicia e aprì i pantaloni. Il suo cazzo spuntò fuori – lungo, spesso, con un glande turgido che brillava di desiderio. «Girati», disse, e io obbedii, piegandomi sul tavolo, con il culo in aria. Il sommelier dietro di me mi tolse completamente il vestito, finché fui nuda. Il collezionista si mise davanti a me, il suo cazzo proprio davanti al mio viso.

«Apri la bocca», disse, e io lo feci, lasciando che il suo glande scivolasse sulle mie labbra, prima di prenderlo a fondo in gola. Sentii che premeva contro il mio palato, e deglutii per prenderlo ancora più in profondità. Il suo gemito fu profondo mentre cominciava a muoversi nella mia bocca. Allo stesso tempo, sentii le mani del sommelier sul mio culo, le sue dita che mi aprivano le natiche, e poi la sua lingua che penetrava nella mia fica bagnata.

«Cazzo, sì», gemetti attorno al cazzo del collezionista, mentre la lingua del sommelier mi penetrava a fondo. Mi leccò finché non tremai, e poi sentii il suo dito nel mio buco del culo, che scavava lento. Il collezionista mi prese la testa tra le mani e mi scopò la bocca sempre più a fondo. «Prendilo tutto», sussurrò. «Ce la puoi fare.» Lo presi finché il mio naso non premette contro il suo pube, e sentii il suo cazzo pulsare nella mia gola.

All’improvviso sentii il sommelier alzarsi. «Voglio scoparti», disse, con voce roca. Mi sollevò, allontanandomi dal tavolo, e mi spinse contro il muro. Il collezionista mi girò, così che fossi con la faccia al muro. Sentii il sommelier prendere il suo cazzo, premere la punta bagnata contro la mia fica. «Sei pronta?»

«Sì, fottermi forte», gemetti, e lui mi infilò il cazzo con una singola, profonda spinta. Urlai – un urlo di piacere e dolore. Era così grosso, così lungo, che lo sentivo fino allo stomaco. Iniziò a scoparmi, duro e veloce, ogni spinta mi schiacciava contro il muro. Le sue mani mi afferravano i fianchi, le dita mi scavavano nella pelle.

Il Collezionista venne davanti a me, il suo cazzo ancora bagnato dalla mia saliva. «Apri la bocca», disse, e io lo feci, mentre il Sommelier continuava a spingere dentro di me. Presi di nuovo il cazzo del Collezionista in bocca, questa volta più a fondo, più selvaggiamente. Sentivo il mio corpo lacerato tra i due uomini – uno mi scopava la fica, l’altro la bocca. Il rumore delle loro spinte, lo sciacquio della mia figa umida sotto il cazzo del Sommelier, i loro gemiti e il mio ansimare soffocato riempivano la stanza.

«Sto per venire», ansimò il Sommelier, e sentii il suo cazzo pulsare dentro di me. Le sue spinte divennero più incontrollate, più profonde. Spinse un’ultima volta, e sentii lo sperma caldo schizzare nella mia fica mentre lui gemeva forte. Ma non si ritirò – rimase dentro di me, duro, mentre il Collezionista tirava fuori il suo cazzo dalla mia bocca.

«Ora tocca a te», mi disse il Sommelier, e si ritirò lentamente, mentre faceva cenno al Collezionista di avvicinarsi. «Sdraiati», mi disse, e mi lasciai cadere sul pavimento, sul morbido tappeto. Spalancai le gambe, la mia fica era bagnata e aperta, un misto del mio succo e del suo sperma mi colava lungo le cosce.

Il Collezionista si inginocchiò tra le mie gambe, il suo cazzo dritto, pronto. Mi guardò, gli occhi scuri di desiderio. «Voglio entrarti nel culo», disse, e io annuii, mentre il cuore mi batteva più forte. Il Sommelier venne dietro di me, sollevò il mio culo e mi aprì le natiche. Sentii che mi infilava un dito nell’ano, prima uno, poi due, per dilatarmi. Mi inarcai, gemendo.

«Fottimi nel culo», implorai, e il Collezionista si chinò, premendo la sua glande contro il mio buco stretto. Sentii la pressione, poi il dolore, mentre entrava lentamente in me. Era così stretto, così caldo. Mi morsi il labbro, mentre lui si spingeva più a fondo, millimetro dopo millimetro. «Così stretto», gemette, le mani sui miei fianchi. «Così fottutamente stretto.»

Il Sommelier si chinò su di me, il suo petto contro la mia schiena, e mi sussurrò all’orecchio: «Prendilo, piccola. Prendi il suo cazzo nel tuo culo.» La sua mano scivolò tra le mie gambe e giocò con la mia clitoride, mentre il Collezionista cominciava a muoversi nel mio culo. Lentamente all’inizio, poi più veloce. Il dolore si trasformò in puro piacere, mentre spingeva sempre più a fondo.

Gridai quando venne nel mio culo – un urlo profondo, animalesco, mentre io stesso esplodevo. Tutto il mio corpo tremava mentre gli orgasmi mi attraversavano. Il Collezionista gemette forte mentre veniva dentro di me, il suo sperma caldo riempiva il mio ano mentre io ancora sussultavo.

Rimanemmo distesi, intrecciati, senza fiato. Il Sommelier mi baciò la schiena, il Collezionista mi accarezzò le gambe. Sentivo il loro sperma colarmi fuori, caldo e appiccicoso. «Questo è solo l’inizio», sussurrò il Collezionista, mentre si sollevava e mi dava un bacio sulla fronte. Il Sommelier rise piano, la sua mano afferrò il mio mento per baciarmi. «Abbiamo tutta la notte», disse, e sentii il suo cazzo indurirsi di nuovo mentre si premeva contro di me.

La notte era ancora giovane, e Milano brillava sotto di noi. Ma noi eravamo nel nostro mondo, pronti a superare ogni limite, a infrangere ogni tabù. Il Collezionista si alzò, andò al bar e versò tre bicchieri di champagne. Quando tornò, si sedette accanto a me, la mano sul mio culo bagnato. Il Sommelier mi tirò sul suo grembo, il suo cazzo duro premeva contro la mia pancia.

«Voglio cavalcarti», sussurrai, mentre mi sollevavo e mi chinavo su di lui. Lasciai scivolare il suo cazzo dentro di me, lentamente, finché non lo sentii profondo. Il Collezionista ci osservava, la sua mano accarezzava i miei seni mentre io mi muovevo su e giù, sempre più veloce, sempre più selvaggia. Il Sommelier gemeva sotto di me, le sue mani sui miei fianchi che mi guidavano.

Lo cavalcai finché non venni di nuovo, un urlo forte che echeggiò nella stanza. Il Collezionista si chinò e mi baciò mentre tremavo. «Voglio anche te», disse, e io sorrisi mentre mi staccavo dal Sommelier e mi rivolgevo al Collezionista. «Allora prendimi», dissi, e lui mi sdraiò sulla schiena, sollevò le mie gambe sulle sue spalle e penetrò profondamente in me – questa volta nella mia fica.

Mi scopò forte e veloce, mentre il Sommelier si mise dietro di lui e spinse il suo cazzo nel culo del Collezionista. Fu sorprendente, ma vidi il Collezionista gemere quando il Sommelier entrò in lui. Eravamo una catena di piacere, ognuno di noi scopato e scopante, mentre gli orgasmi ci travolgevano. Il Collezionista venne dentro di me, mentre il Sommelier veniva dentro di lui, e io urlai di nuovo quando sentii il loro culmine.

Quando finalmente ci staccammo l’uno dall’altro, giacevo tra di loro, bagnata ed esausta. I loro cazzi erano molli, ma i nostri corpi erano ancora connessi. Il Collezionista mi accarezzò i capelli, il Sommelier mi baciò la spalla. «Come si continua?», chiesi piano, e il Collezionista sorrise. «Abbiamo tutta la notte», disse. «E domani c’è un altro giorno.» Il Sommelier mi strinse più forte a sé, e sentii il suo respiro farsi più calmo.

Ci addormentammo, avvolti in lenzuola e desiderio. Quando mi svegliai, il sole era già sorto e la città si risvegliava sotto di noi. Ma nella suite eravamo ancora nel nostro mondo – pronti a spingere oltre i confini, pronti a scoprire ciò che ancora ci attendeva.

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