„Credi alle coincidenze?“ La sua voce graffia come whisky sulla pelle nuda, ruvida e raschiante, un suono che le scende dritto nel bassoventre.

Lei si gira sullo sgabello del bar, lo scruta. Tempie grigie, un sorriso che promette troppo. „Io credo alle scelte.“ La sua voce è profonda, rauca, sostiene il suo sguardo. Riesce quasi a sentire la sua eccitazione, mescolata a cuoio e dopobarba costoso.
Lui ordina due Glenlivet, gliene spinge uno verso. Le dita si sfiorano, una scintilla che continua a bruciare sotto la pelle. Lei sorseggia, il fumo di torba e vaniglia le si posa sulla lingua. Chiude gli occhi, assapora il momento. Sotto il vestito, la sua fica è già umida, le punte dei seni si disegnano dure sotto il tessuto.
„Io sono Lukas.“
„Chiamami semplicemente la donna di stanotte.“ Sorride, un po’ provocante. La sua risata è profonda, viene dal petto. Lei può vedere il suo cazzo delinearsi nei pantaloni, un contorno spesso e duro che le fa venire l’acquolina in bocca.
Un accordo silenzioso
Non servono altre parole. Lui posa una banconota sul bancone, le porge la mano. Lei la prende, si lascia guidare – fuori dalla luce opaca del bar nell’aria fresca della notte. Un vento leggero sfiora le sue braccia nude, e lei rabbrividisce, ma non è un brivido di freddo, bensì di attesa. I suoi capezzoli diventano duri come pietra, si strofinano forte contro la stoffa di seta. La sua macchina è sul bordo della strada vuota, una Mercedes nera che odora di cuoio e cedro.
In auto, siedono in silenzio. La sua mano è sulla leva del cambio, la sua sulla coscia. Uno sguardo, una domanda senza parole. Lei annuisce quasi impercettibilmente. Lui accende il motore. La sua mano, una mano grande e calda, si posa sulla sua coscia nuda, proprio sotto l’orlo del vestito. Le sue dita salgono più in alto, fino a sentire il calore umido tra le sue gambe. Lei geme piano, apre un po’ le gambe. Le sue dita scivolano sopra la stoffa delle sue mutandine, già completamente fradice, e premono dolcemente contro la sua fessura umida. Lei trema, si preme contro la sua mano.
Il suo appartamento: alto sopra la città, finestre a tutta altezza, luci come stelle cadenti. Lei sta davanti al vetro, sente il suo respiro sulla nuca, prima di sentirlo. „Sei stupenda“, mormora lui, e le sue labbra sfiorano il suo collo. Le sue mani riposano sulle sue spalle, scostano un po’ la stoffa del vestito. Lei inclina la testa all’indietro, gli offre più pelle. Le sue labbra vagano, succhiano dolcemente il suo lobo, poi mordono leggermente, esattamente al punto giusto, e un brivido le percorre la schiena, dritto nella sua fica umida.
Lei si gira, si preme contro di lui. Il tessuto del suo vestito sfrega contro i suoi pantaloni, lei sente il suo cazzo duro, lungo e spesso, premere contro il suo ventre. La sua mano scende, lo accarezza attraverso la stoffa, afferra la verga spessa. Le sue mani scivolano sui suoi fianchi, la stringono più forte. “Niente nomi”, sussurra lei. “Niente storie.”
Lui risponde aprendo la cerniera del suo vestito. Il tessuto cade, si raccoglie intorno ai suoi piedi. Lei è in piedi nel bagliore delle luci della città, vestita solo di pizzo nero. Le sue mutandine sono un minuscolo perizoma che scompare tra le natiche, il tessuto già trasparente per l’umidità. Il suo reggiseno è sottilissimo, le punte dure dei suoi seni si delineano nitidamente. Il suo sguardo la percorre, si sofferma sui suoi seni, sulla macchia scura delle sue mutandine. La sua lingua passa sulle labbra. “Dannatamente sexy”, dice lui, la voce roca di desiderio.
“Anche tu”, dice lei, e sbottona la sua camicia. Le sue dita scivolano sulla pelle calda del suo petto, sentono la leggera peluria, la linea dura dello sterno. Si china, lecca il suo capezzolo, ci succhia brevemente. Lui chiude gli occhi, per un istante, geme piano. Lei gode della sua resa. Poi lascia scivolare la mano più in basso, sul suo ventre, fino alla cintura. La apre, i suoi pantaloni cadono, e il suo cazzo, turgido e lungo, preme contro i boxer. Lei può vedere la grossa vena sul lato inferiore, il glande liscio che spinge contro il tessuto, una macchia umida sulla punta.
Spogliarsi ed esplorare
Lei fa scivolare la camicia dalle sue spalle, la lascia cadere a terra. Poi la sua cintura, i pantaloni. Lui è in piedi davanti a lei, nudo tranne che per i boxer, che a malapena nascondono la sua eccitazione. Il suo cazzo sporge dall’apertura, un pezzo di carne spesso e duro. Lei accarezza il tessuto, sente il calore e la durezza sotto. Lui geme piano. Lei ripete il movimento, più lentamente questa volta, circonda il glande attraverso la stoffa. Poi abbassa lentamente i suoi boxer, libera il cazzo grosso e duro.
Lui è perfetto: lungo, spesso, il glande liscio e lucido, una piccola goccia di umidità sulla punta. Lei lo afferra con una mano, sente la pulsazione, la tensione liscia, la pelle calda. Si china, la sua lingua scivola sul glande, lei assapora il sale e l’eccitazione. Un suono profondo, gutturale, gli sfugge. Lei lo prende in bocca, il glande scivola sulla sua lingua, riempie la sua bocca.
Il suo ansimare riempie la stanza. Lei succhia dolcemente, fa roteare la lingua attorno al glande, lecca via la goccia di umidità. Poi lo prende più a fondo, la sua testa si muove su e giù. Le sue mani si affondano tra i suoi capelli, non in modo esigente, solo per tenerla, mentre lei lo prende sempre più in profondità. Sente che lui le spinge in gola, e si ferma un attimo, ha un breve conato, ma lei gode la sensazione di controllo, di abbandono. Lo lascia scivolare fuori dalla sua bocca, gli lecca una volta lentamente il lato sensibile dell’asta, e lui sussulta, emettendo un fiotto di liquido prespermatico. Lei lo ingoia, continua a leccare, succhia i suoi testicoli, che giacciono sodi e pesanti nella sua mano.
“Vieni qui”, dice lui con voce rauca, tirandola su. Lei si lascia cadere sul suo grembo, sente le sue mani sul suo sedere, che le abbassano il perizoma. Le sue dita, bagnate dalla sua saliva, scivolano lungo la sua fessura umida. Lei geme forte quando lui la penetra, due dita che si infilano nella sua figa stretta e calda. Lei è pronta, fradicia. Lui si muove dentro di lei, le sue dita massaggiano il suo punto G, mentre il suo pollice massaggia il suo clitoride duro. Lei si morde il labbro, le sfugge un primo gemito. Si preme contro la sua mano, sente la prima ondata dell’orgasmo salire. “Sì, proprio lì”, ansima lei.
Lui la porta in camera da letto, la adagia sul lenzuolo bianco. Il letto è grande, la città brilla attraverso la finestra. Lui si china su di lei, la sua lingua trova i suoi capezzoli, prima il destro, poi il sinistro. Li circonda, succhia, morde dolcemente, finché non sono duri e gonfi. Le sue dita si aggrappano al lenzuolo. Un’ondata di calore si diffonde dentro di lei. Lei geme più forte, solleva il bacino verso di lui.
La sua mano scende più in basso, tra le sue gambe. Lei le apre larghe, si offre a lui, le labbra arrossate e gonfie, il clitoride duro e prominente. Lui la lecca, la sua lingua scivola attraverso la sua fessura, dall’apertura fino al clitoride. Lei grida quando lui gioca con la lingua attorno al suo grilletto, lo strofina dolcemente tra le labbra. Lui lecca via la sua umidità, la sua lingua penetra in profondità dentro di lei, assapora la sua eccitazione. Le sue dita sostituiscono la lingua, scivolano dentro di lei, lentamente, e lei si contrae attorno a lui. Lui le muove a ritmo, e il suo pollice massaggia il suo clitoride, mentre la sua lingua succhia le sue labbra. Lei sta già venendo, una prima piccola ondata, e trema.
“Non così in fretta”, mormora lui, ma lei scuote la testa.
“Ti voglio adesso. Voglio sentire il tuo cazzo grosso dentro di me.” La sua voce è roca, desiderosa. Lei solleva il bacino, la sua figa si spalanca, bagnata e pronta.
Lui si solleva, si posiziona tra le sue gambe. Lei sente la punta del suo membro sulla sua apertura, un momento di resistenza sospesa, il grosso glande preme contro le sue labbra. Poi lui spinge, lentamente, in profondità, e il glande scivola dentro di lei. Lei ansima, una sensazione di pienezza che per un attimo le fa trattenere il respiro. Il suo interno lo avvolge stretto, i muscoli si contraggono attorno al suo asta. Lui continua a spingere finché non è completamente dentro di lei, i suoi testicoli premono contro le sue natiche. Lei sente come lui si espande dentro di lei, come riempie ogni centimetro della sua umida cavità.
Lui si muove dentro di lei, un ritmo costante che la solleva su un’onda. Lei avvolge le gambe attorno ai suoi fianchi, lo attira più in profondità, e lui spinge ancora più forte. Il letto scricchiola al ritmo delle sue spinte. Ogni spinta colpisce un punto dentro di lei che si contrae, si rilassa, si contrae di nuovo. Lei graffia la sua schiena, sente i muscoli sotto la pelle che si tendono a ogni spinta. Lui geme, il suo respiro caldo al suo orecchio. “Così stretta, così dannatamente stretta”, ansima.
“Sì”, sussurra lei, “proprio lì. Scopami, scopami forte.” Lei solleva il bacino per farlo entrare ancora più a fondo. Lui accelera, i suoi movimenti diventano più esigenti, più duri. Lei sente la prima ondata dell’orgasmo salire, profonda nel suo ventre, poi si diffonde, calda e inarrestabile. Lei grida, il suo corpo si tende, sussulta attorno a lui, la pulsazione interna succhia il suo cazzo. “Vieni!” grida lei, “Vieni dentro di me!”
Lui spinge ancora due, tre volte, i suoi testicoli si contraggono, poi si riversa dentro di lei, un gemito profondo che si perde nella sua nuca. Lei sente il suo sperma scaricarsi dentro di lei, caldo e pulsante, un getto dopo l’altro, che si diffonde nella sua fica. Lei sente il suo orgasmo ancora riverberare, mentre le sue spinte lentamente si placano.
Rimangono immobili, intrecciati. Il suo cuore batte veloce sotto la sua guancia. Lei sente il suo membro dentro di lei, che lentamente si ammorbidisce, ma ancora spesso e caldo. Lui resta dentro di lei, come se volesse trattenere il momento. Lui bacia la sua fronte, poi la punta del suo naso, poi le sue labbra, un bacio profondo e umido che sa di entrambi. Lei si stacca da lui, si rotola su un fianco, e lui giace dietro di lei, la sua mano sul suo ventre, le dita tra le sue gambe, che lentamente spingono lo sperma che fuoriesce di nuovo nella sua fica.
Tacciono, ma è un silenzio buono. Si sente vuota, ma appagata. Le luci della città brillano attraverso la finestra, e lei chiude gli occhi, percepisce il suo calore, il suo battito cardiaco. Sa che questa notte non ha bisogno di nomi, solo di questo unico, perfetto ricordo. Si gira, lo bacia, la sua mano torna al suo pene, che è già di nuovo duro, e lei sorride. «Ancora una volta?», sussurra, e la sua risposta è un bacio profondo e pressante, che la trasporta in un altro giro di piacere ed estasi.
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