L’odore di legno di cedro e cuoio vecchio mi investe mentre apro la pesante porta dell’ufficio del capo. La lampada sulla mia scrivania proietta un cono di luce calda che immerge la stanza in una penombra. Lei è in piedi vicino alla finestra, con la schiena rivolta verso di me, il volto a metà nell’ombra. La silhouette del suo corpo si staglia contro lo skyline notturno – una linea fatta di tensione e attesa. La sua camicetta nera è tesa sulle spalle, la stretta gonna a matita termina poco sopra le ginocchia. La vedo tremare leggermente, sebbene l’aria notturna non raffreddi la stanza. È la tensione, l’attesa di ciò che sta per accadere. Chiudo la porta alle mie spalle – il lieve scatto della serratura è come un sigillo che separa la stanza dal mondo esterno. Qui, in questo ufficio, valgono solo le mie regole. Il mio cazzo comincia già a muoversi nei pantaloni, un sordo pulsare che chiede libertà. So cosa sta per succedere, e l’attesa è come una scossa elettrica che mi scorre nelle vene.

Mi avvicino, sento il lieve scricchiolio delle mie scarpe sul parquet. Lei non si gira. Gliel’ho insegnato io: aspettare finché non prendo la parola. Oggi è il suo secondo mese in questa dinamica, e sento la sua nervosità come una sottile vibrazione nell’aria. Ha imparato che la pazienza è una virtù, che l’attesa acuisce i sensi. Rimango un momento dietro di lei, inalo il profumo del suo profumo – un mix di gelsomino e vaniglia che ho scelto per lei. Le sue spalle si alzano e si abbassano a ogni respiro, e vedo i suoi capezzoli delinearsi sotto la camicetta sottile, duri e pronti. Appoggio le mani sui suoi fianchi, sento il calore del suo corpo attraverso il tessuto. Lei non indietreggia, ma si inclina leggermente verso il mio tocco, emettendo un lieve gemito. I suoi fianchi si muovono involontariamente contro le mie dita, e sento il suo respiro farsi più rapido. Il tessuto della sua gonna è rigido, ma posso sentire il calore sotto, l’umidità che si raccoglie tra le sue gambe.
“Vieni qui”, dico a bassa voce. Le parole cadono come un sipario di velluto che si chiude. Lei obbedisce subito, i passi sono lievi, quasi impercettibili. Si ferma davanti a me, a capo chino, le mani intrecciate dietro la schiena. Vedo il leggero tremore delle sue dita. I suoi capelli le cadono sul viso, e glieli scosto per vedere le sue guance. È pallida, ma le sue labbra sono piene e leggermente socchiuse, invitanti. Le sollevo il mento con un dito, costringendola a guardarmi.
“Guardami.”
Alza lo sguardo e io mi immergo nei suoi occhi scuri. C’è quel bagliore – paura e desiderio insieme. Le accarezzo una ciocca di capelli dalla fronte, e lei chiude le palpebre per un istante, come un gatto che si abbandona al contatto. Le sue ciglia fremono, e sento il suo polso accelerare sotto le mie dita. “Ti sono mancato?”, chiedo, anche se conosco la risposta. Lei annuisce, un impercettibile abbassamento del mento. “Sì, Sir”, sussurra. La sua voce è roca, poco più di un soffio. Vedo il desiderio nei suoi occhi, il tremito nel suo corpo. I suoi seni si sollevano e si abbassano rapidamente, e noto le piccole gocce di sudore sulla sua fronte.
“Oggi sarà diverso”, comincio, sedendomi sul bordo della scrivania. Il mio cazzo preme duro contro la cerniera dei pantaloni, e devo trattenermi per non liberarlo subito. Il glande si schiaccia contro il tessuto, e sento l’umidità di una piccola goccia di pre-eiaculato che traspare attraverso i pantaloni. “Voglio sapere fino a dove arriva la tua fiducia. Farai quello che dico, senza esitare. Capito?”
Lei annuisce, un impercettibile abbassamento del mento. “Sì, Sir.” La sua voce è roca, poco più di un sussurro. Sento il mio polso accelerare. Il gioco ha inizio. La lascio stare un momento, godendo della tensione che crepita tra di noi. I suoi occhi sono fissi su di me, pieni di aspettativa. So che brama il mio tocco, i miei ordini. La sua bocca è leggermente aperta, e vedo la punta della sua lingua che sfiora il labbro inferiore.
“Spogliati. Lentamente. Ogni capo, uno per uno.”
Lei obbedisce. Le sue mani slacciano i bottoni della camicetta, uno dopo l’altro, e vedo le sue dita tremare leggermente. Il tessuto scivola dalle sue spalle, rivelando la pelle delicata che si tende sui suoi seni. Indossa un reggiseno di pizzo nero che modella perfettamente i suoi seni, e vedo i suoi capezzoli indurirsi sotto la stoffa, piccoli boccioli duri che gridano per il mio tocco. Lascia cadere la camicetta a terra, esita un momento, poi apre la chiusura del reggiseno davanti. Il reggiseno cade, e i suoi seni si mostrano – pieni, pesanti, con le punte scure e dure che brillano alla luce. I suoi seni sono sodi, con un leggero bagliore di umidità sulla pelle. Faccio un respiro profondo, la vista mi eccita, e sento il mio cazzo diventare ancora più duro, quasi doloroso. Le vene sporgono, e posso percepire la pulsazione nel mio inguine. La gonna segue, apre la cerniera laterale e la lascia scivolare sui suoi fianchi. Cade a terra, e lei rimane davanti a me solo in uno slip sottile che accentua le sue curve. La lascio penare, godo dei secondi in cui aspetta cosa succederà dopo. Anche il suo slip è nero, semi-trasparente, e posso vedere i riccioli scuri tra le sue gambe, che si delineano umidi sul tessuto. Lo slip è bagnato, una macchia scura si è formata, che rivela la sua eccitazione.
«Anche lo slip.»
Lei lo spinge oltre i suoi fianchi, e vedo il luccichio umido tra le sue gambe, le labbra bagnate della sua fica che si aprono per il desiderio. Le labbra sono gonfie, rosa e viscide, e un sottile filo di umidità pende tra le sue cosce. È pronta, lo so. Ma voglio portarla al limite. Il suo corpo è ora completamente nudo, e lei sta davanti a me, nuda e vulnerabile, la sua pelle brilla nella luce calda. Le sue mani sono di nuovo incrociate dietro la schiena, un gesto di sottomissione che mi eccita ancora di più. Mi alzo e le giro intorno, la osservo da ogni angolazione. La sua pelle brilla, e vedo la leggera pelle d’oca sulle sue braccia, i suoi capezzoli sono duri e dritti, la sua fica luccica umida. L’odore del suo desiderio mi sale al naso, terroso e dolce, e sento il mio cazzo pulsare selvaggiamente contro i miei pantaloni.
Mi alzo e vado dietro di lei. La mia mano si posa sulla sua spalla, scivola lentamente lungo la sua schiena, fino a raggiungere la curva del suo fondoschiena. Lei sussulta leggermente quando stringo di più, e sento il calore della sua pelle. “Hai paura?”, chiedo, anche se conosco la risposta. Lei scuote la testa, ma il suo respiro è superficiale e rapido. “No, signore”, sussurra. “Voglio solo… compiacerla.” Le sue parole sono come un colpo diretto ai miei lombi. La spingo in avanti, la piego sulla scrivania, finché le sue mani non giacciono piatte sulla superficie di legno. Il suo culo si solleva in aria, si offre a me, le due rotondità sode e invitanti. Vedo la sua fica umida da dietro, le labbra che si aprono leggermente, come se mi invitassero. Una goccia della sua umidità le scende lungo la coscia.
“Vuoi dunque compiacere?”, chiedo, facendo scorrere la mano sulla sua natica. “Allora mostrami quanto.” Passo il dito attraverso la sua fessura, sento l’umidità viscida della sua fica. Lei geme forte quando sfioro il suo clitoride, la piccola perla dura che pulsa di desiderio. Ci giro intorno, e il suo corpo trema, le sue mani si aggrappano al bordo della scrivania. “Per favore… signore”, geme, e io sorrido. Voglio sentirla, voglio sentire il suo piacere. Infilo due dita nella sua fica, ed è così stretta, così calda. Le pareti della sua figa si contraggono intorno alle mie dita, e sento come pulsa, come mi avvolge. Un flusso di umidità mi scorre sulla mano. La scopo con le dita, profondo e duro, mentre lei geme e si spinge contro di me. La sua fica succhia le mie dita, e posso sentire il lieve sciacquio che si crea a ogni spinta.
“Vuoi di più, non è vero? Vuoi che ti prenda, che ti scopi finché non reggi più in piedi”, le sibilo nell’orecchio, mentre continuo a prenderla con le dita. Sento i suoi muscoli interni contrarsi intorno alle mie dita, un presagio del suo orgasmo imminente. “Sì, signore, per favore… voglio il suo cazzo”, risponde, la voce roca di desiderio. Tiro fuori le dita da lei, e lei geme per la perdita. Mi lecco le dita, assaporo la sua dolce umidità, e poi apro i pantaloni.
Il mio cazzo schizza fuori, duro e lungo, il glande già lucido di umidità. La punta è grossa e rossa, e una spessa goccia di pre-eiaculazione perla all’estremità. Spalmo il liquido su tutta la lunghezza e mi avvicino a lei. La punta del mio cazzo sfiora le sue labbra bagnate, e la vedo tremare per l’attesa. Strofinio il glande sulla sua fessura, dalla sua fica umida fino al suo stretto buco del culo, e ogni volta che sfioro il suo clitoride, lei sussulta violentemente. “Per favore, signore, infilatelo dentro”, implora, e la sua voce è solo un sussurro rauco. Il suo culo ondeggia, e vedo la sua fica gocciolare di umidità.
Appoggio la punta sulla sua fica e poi la penetro con una spinta dura e controllata. Lei grida quando il mio cazzo entra nella sua profondità, il calore stretto che mi avvolge. La sua fica è così stretta che sento ogni centimetro, come si contrae attorno a me, come mi accoglie. Resto un momento conficcato in profondità dentro di lei, godendo la sensazione delle sue pareti che pulsano attorno al mio fusto. I suoi muscoli interni si contraggono attorno a me, e devo controllarmi per non venire subito. Lei trema sotto di me e geme piano.
Poi comincio a fotterla. Lentamente all’inizio, con spinte profonde e lunghe che la riempiono fino in fondo. Ogni spinta la spinge più a fondo contro la scrivania, e i suoi gemiti diventano più forti, mescolandosi al rumore dei nostri corpi. “Sì… fottermi… fottermi forte”, urla, e le sue parole mi eccitano ancora di più. Sento il suo calore, la sua umidità, che si avvolge come un fiume caldo attorno al mio cazzo. Accelero, le mie spinte diventano più dure, il ritmo aumenta, finché non la prendo con tutta la mia forza. La sua fica sbatte contro i miei fianchi, e il suono è umido e forte. I suoi seni oscillano sotto di lei, e i suoi capezzoli sfregano contro il piano della scrivania.
Con una mano le afferro i fianchi e la tiro verso di me a ogni spinta. L’altra mano scivola sul suo clitoride e lo massaggia con forza. Il suo piacere cresce, lo sento dal suo corpo che inizia a tremare. Il suo respiro si fa breve e affannoso, e lei si aggrappa al bordo della scrivania come se la sua vita dipendesse da questo. “Vieni per me”, ordino, la voce roca e pressante. Lei obbedisce subito, il suo corpo si tende, e un forte grido le sfugge quando l’orgasmo la travolge. La sua fica si contrae intorno a me, un pulsare selvaggio e ritmico che mi scuote fino al midollo. Sento il suo fluido scorrere sul mio cazzo, le pareti della sua figa contrarsi intorno a me, e la sensazione è così intensa che non riesco più a trattenermi. Spingo ancora una volta in profondità dentro di lei e poi eiaculo il mio seme dentro di lei. È un getto lungo e caldo che le cola nel profondo, mentre io gemo il suo nome. Lei trema sotto di me, il suo corpo si rilassa, e io rimango un attimo dentro di lei, godendo del calore che ci avvolge.
Tiro fuori il mio cazzo da lei, e un flusso del mio liquido le scorre lungo le cosce. Lei resta china sulla scrivania, il respiro affannoso, il corpo lucido di sudore. La giro, vedo i suoi occhi vitrei, le sue guance arrossate. “Hai fatto bene”, sussurro, e le bacio la fronte. Lei sorride, un sorriso soddisfatto, leggermente intontito. “Grazie, signore”, mormora. La aiuto ad alzarsi, e lei si abbandona contro di me, la testa appoggiata al mio petto. La tengo stretta, il calore del suo corpo e l’odore del sesso ancora nell’aria. Il silenzio è colmo di ciò che è appena accaduto, e so che questo è solo l’inizio.
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