Il ricordo della sua voce – rauca, stanca, attraverso l’altoparlante del suo cellulare – era nato quella notte a Vienna. Era seduta nel suo minuscolo appartamento, le ginocchia strette al petto. “Mi manchi”, aveva detto lui, e qualcosa dentro di lei si era sciolto, come un nodo che era rimasto stretto per anni. Otto mesi dopo, siede sulla stessa poltrona. Il portatile lampeggia. Il suo volto riempie lo schermo. Il passato svanisce – il presente diventa vivido, concreto.

“Sembri stanco”, dice Lara, inclinando la testa. Il suo sguardo percorre il suo mento, la leggera ombra di barba che non si è rasato da giorni. Ben ride piano – un suono che riecheggia nel profondo del suo petto, come se fosse accanto a lei.
“Ho pensato a te tutta la notte. Non riuscivo a dormire.” I suoi occhi, quell’intenso azzurro, sembrano ardere attraverso la telecamera. Il suo cuore batte, un pulsare sordo che le toglie il respiro. Respira a fatica, sente il petto alzarsi e abbassarsi, e sa che lui lo vede. Le sue mutandine si inumidiscono, solo al suono della sua voce, per quel maledetto accenno nel suo sguardo.
“Anch’io”, confessa. “Ho sentito le tue mani sulla mia pelle, la tua bocca…” Esita, imbarazzata, ma la sua espressione la incoraggia. “Raccontami cosa hai visto”, la prega. “Nei tuoi pensieri.”
Lei sorride, un tratto malizioso. “Che mi baci. Lentamente. Che le tue dita scorrono sulla mia schiena, mi attirano a te. Che baci il mio collo, proprio qui…” Indica il punto sotto il suo orecchio. Ben deglutisce rumorosamente.
“E poi?”, chiede lui, la voce più roca. “Poi mi sollevi, mi porti in camera da letto. Mi stendi sul letto, con molta delicatezza. Il tuo peso su di me, il tuo calore…” Chiude gli occhi, come per rafforzare l’immagine. Quando li riapre, un sorriso gioca sulle sue labbra. “E poi sento il tuo cazzo duro contro l’interno della mia coscia, mentre preme sulla mia fica bagnata.”
L’avvicinamento attraverso lo schermo
Lara si toglie la felpa – non per il caldo, ma per vederlo: la sua reazione, il tremito del suo angolo della bocca, il desiderio che si dilata nelle sue pupille. Una canottiera sottile rimane scoperta, le bretelle le scivolano sulle spalle. I suoi seni si alzano e si abbassano sotto il tessuto leggero. Ben si appoggia all’indietro, la sua mano cerca qualcosa fuori dall’inquadratura. Un bicchiere d’acqua? Lei non lo sa. Vuole solo lui. Vuole sentire il suo cazzo nella sua mano, il suo cazzo nella sua fica.
«Mostrami di più», sussurra. Il sussurro striscia attraverso i cavi, li avvolge, li cattura nella sua scia. Lei obbedisce. Lentamente, millimetro dopo millimetro, si sfila la canottiera, finché i suoi seni giacciono nudi nella fredda luce del monitor. La sua pelle brilla pallida, i capezzoli duri – un invito che lui non può accettare fisicamente. Ma il suo sguardo, il suo respiro che appanna lo schermo, è abbastanza. Lei stringe un capezzolo tra pollice e indice, preme forte, fino a un lieve dolore, e un gemito sommesso sfugge dalle sue labbra.
«Dio, Lara», sibila lui. Il suo pomo d’Adamo sobbalza. Lei lo sente deglutire, un suono secco che la rende ancora più umida. La sua mano scivola giù per il collo, oltre la clavicola, si ferma sul petto. Accarezza il capezzolo con il pollice – lentamente, consapevolmente, mentre lo guarda. Il respiro di Ben accelera. Lui apre i pantaloni, la cintura tintinna. Lei vede come tira giù la cerniera, vede il rigonfiamento nei suoi boxer, che si delinea come un monumento di carne e sangue.
«Fammi vedere», lo prega. Lui non esita. La telecamera scende, inquadra il suo torso nudo: le braccia asciutte e muscolose, l’addome piatto. Poi si abbassa i boxer, e il suo cazzo spunta fuori, turgido e duro, il glande lucido di umidità nella penombra. La sua mano poggia sul rigonfiamento, avvolge l’asta, ma lui non si muove. Un brivido le percorre la schiena. Vuole assaggiarlo, quella cosa che troneggia lì, così fiera ed eretta.
«Sei così bello», dice, e le parole vengono dal cuore. Ben arrossisce, un accenno di rosa sulle sue guance. «Tu mi fai impazzire», risponde. «Lo sai? Quando ti vedo così, potrei allungare la mano attraverso lo schermo e scoparti finché non urli.»
«Fallo», sussurra lei. «Con la mente.»
Chiude gli occhi e immagina le sue dita che le accarezzano la guancia, scendono lungo la nuca, seguendo le vertebre. Nella sua fantasia, lui le bacia la spalla, succhia dolcemente la pelle mentre le sue mani le afferrano i fianchi. Apre gli occhi e vede che anche lui ha chiuso gli occhi, la mano posata sul suo membro, ma immobile. Il suo cazzo sussulta, come se aspettasse impaziente il suo tocco.
«Aspetta», dice lei. «Lascia fare a me.»
Allunga la mano verso il suo lubrificante, una bottiglia che è accanto al laptop dall’ultima videochiamata. Ne fa colare un po’ sulle dita, lo spalma sui seni finché non brillano. Le palpebre di Ben sbattono. «Sì», mormora. «Mostrami come ti tocchi.»
Lara passa una mano sul petto, circonda i capezzoli, li stringe delicatamente. Con l’altra mano scende più in basso, sull’addome, sotto l’elastico dei pantaloni della tuta. Emette un gemito sommesso quando le sue dita trovano il calore umido tra le sue gambe. Allarga le gambe, abbassa un po’ i pantaloni finché le sue labbra non sono visibili, lucide di eccitazione. La fessura umida si apre come un fiore, pronta ad essere accolta.
«Voglio assaggiarti», dice Ben, la voce roca di desiderio. «Voglio la mia testa tra le tue cosce, la mia lingua nella tua fica.»
Lei se lo immagina: la sua lingua che scivola sul clitoride, le spinte che la portano sull’orlo della follia. Le sue dita seguono il ritmo della fantasia, scivolano dentro di lei mentre il pollice le strofina il clitoride. Osserva la mano di Ben muoversi più veloce, il prepuzio che scivola sul glande, viscido di sudore e della sua stessa eccitazione. Un sottile filo di liquido preseminale gocciola dalla sua punta, bagnandogli le dita.
«Raccontami cosa vedi», lo prega, la sua voce solo un soffio.
«Ti vedo mentre ti apri, mentre le tue dita scompaiono dentro di te. Sento i tuoi gemiti, mi fanno impazzire. Voglio le mie mani sui tuoi fianchi, il mio cazzo dentro di te, a fondo, finché non vieni.»
Il tocco attraverso la linea
Chiude gli occhi. Nella sua immaginazione sono le sue dita a scivolare sulla sua pelle, la sua bocca a circondarle il capezzolo, il suo peso su di lei. Riapre gli occhi, lo vede mentre si accarezza – e l’immagine diventa lo specchio del suo stesso piacere. Si toglie i pantaloni della tuta, le gambe nude, le cosce si aprono davanti alla telecamera. Un impulso che non conosce vergogna. La sua fica è ora completamente nuda, le labbra gonfie, grondanti di umidità.
«Voglio sentirti dentro di me», dice, la voce profonda e impastata. Si infila due dita dentro, più a fondo che può, e geme forte. La telecamera cattura ogni centimetro: come i suoi muscoli si contraggono attorno alle dita, come il suo bacino si alza e si abbassa, come si scopa da sola per lui. «Voglio il tuo cazzo grosso dentro di me, come mi riempie, come mi dilata.»
La mano di Ben ora vola sul suo asta, il glande rosso e gonfio. «Fammi vedere come vieni», ansima. «Voglio vederti mentre vieni.»
Lei obbedisce. Allarga le gambe, i talloni sul bordo della poltrona, e si massaggia il clitoride con movimenti circolari. I suoi seni dondolano, la sua pelle luccica per lo sforzo. La pressione si accumula, ondata dopo ondata, finché non esplode. Il suo corpo trema, la schiena si inarca, e un grido le sfugge dalla gola, selvaggio e incontrollato. I suoi muscoli sussultano attorno alle dita mentre l’orgasmo la scuote. «Sì, sì, sì», geme, le parole soffocate dal respiro.
Ben geme di gioia quando la vede arrivare e il suo corpo si tende. «Sto venendo, Lara», ansima. Poi il suo sperma schizza in spessi getti bianchi dal glande, spruzzando sulla sua mano, sul suo ventre, gocciolando a terra. Lui geme il suo nome, un’ultima volta, prima di ricadere esausto.
Giacevano entrambi lì, senza fiato, i volti lucidi di sudore, i cuori che martellano. Lo schermo tremola, ma la connessione resta. Si guardano, e in quel momento non c’è distanza, né cavi, né schermi – solo due corpi che ardono l’uno per l’altro.
«Vorrei che tu fossi qui», sussurra lei.
«Anch’io», dice lui. «Presto.»
Lei sorride, le sue dita ancora posate sulla sua fica umida. «Presto.»
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