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Pioggia estiva sul balcone

Racconti Voyeurismo · circa 12 min di lettura · Vietato ai minori di 18

Si appoggiò alla ringhiera del balcone al quarto piano, le mani strette attorno al metallo freddo. L’aria era mite, quasi tiepida, e portava fino a lui il profumo di pioggia estiva e asfalto bagnato. Il suo cazzo era già duro, un pulsare insistente nei pantaloni, mentre pensava a Lena. Dietro di lui, all’interno della stanza, sentiva il lieve scroscio della doccia. L’acqua cadeva sulla sua pelle nuda, e lui se lo immaginava vividamente: come le gocce scorrevano sui suoi seni pieni e rotondi, sui suoi capezzoli duri e rosati, poi giù lungo il ventre piatto fino al triangolo scuro e umido tra le sue cosce. La sua fica, pensò, mentre ora si lavava, come le sue dita scivolavano sulle sue labbra, forse anche più in profondità, nella sua fessura umida. Il pensiero lo fece respirare più a fondo, il suo cazzo sussultò nei pantaloni, un tirante nel basso ventre che lo eccitava quasi dolorosamente. Quando la porta del bagno si aprì, lui si girò.

Lei stava sulla soglia, nuda tranne che per una sottoveste di seta trasparente che a malapena copriva i suoi seni. I capelli umidi le aderivano alle spalle in ciocche scure e pesanti, e alcune gocce ancora le perlano sulla pelle, scintillando come piccoli diamanti nella luce fioca della stanza. I suoi seni erano pieni e sodi, i capezzoli già duri, che si delineavano chiaramente sotto il tessuto setoso. “Ti piace?”, chiese, la sua voce un sussurro vellutato. Si girò lentamente, un invito, una sfida. La sottoveste ondeggiava leggermente, rivelando a tratti i suoi capezzoli, duri e appuntiti, e la dolce, rotonda curva del suo culo. Sapeva esattamente cosa stava facendo, come lo stava infiammando. Il suo sorriso era consapevole, provocatorio. Voglio scoparti, pensò lui, qui, ora, su questo balcone, mentre tutta la città può vederci.

“Vieni qui”, disse lui, la sua voce più profonda del solito, un comando che rimase sospeso nell’aria. Lei uscì sul balcone, l’aria fresca della notte l’avvolse subito. I suoi capezzoli sotto il tessuto sottile si indurirono ancora di più, quasi dolorosamente, un brivido visibile le percorse il corpo. Lui le mise le mani sui fianchi, il calore della sua pelle penetrava attraverso il tessuto sottile, e la attirò a sé. Il tessuto di seta era liscio e fresco sotto le sue dita, ma sotto di esso lei bruciava. Il suo calore penetrava attraverso i suoi vestiti, il suo corpo si premeva contro il suo. “Ho un’idea”, sussurrò lui, la bocca vicina al suo orecchio, il respiro caldo. “Restiamo qui.”

Lei aggrottò brevemente la fronte. “Qui? Sul balcone? Ma laggiù…” Indicò la strada, dove passavano persone, le finestre delle camere d’albergo di fronte, alcune delle quali erano illuminate. Una coppia passeggiava a braccetto, e laggiù, al terzo piano, una sagoma indistinta si muoveva dietro una tenda. La sua voce tremava, un misto di vergogna e pura eccitazione.

„Proprio per questo“, disse lui, la voce un sussurro rauco. „Immagina che ci vedano. Una coppia sconosciuta in lontananza che si ama. Non riusciranno a capire esattamente chi siamo, ma lo sentiranno. Forse si ecciteranno loro stessi a vederci, e più tardi, nei loro letti, penseranno a noi mentre si masturbano.“ La sua mano scivolò più in basso, oltre la dolce curva del suo ventre, e lui la sentì tremare.

Un fremito percorse il suo corpo, ma non era il freddo. La sua fica bruciava, una pulsione umida e urgente tra le sue cosce. „Vuoi che qualcuno ci guardi?“, chiese lei, la voce senza fiato, il petto che si alzava e abbassava più velocemente. I capezzoli si delineavano nitidi, quasi dolorosi, sotto la vestaglia. „Vuoi che vedano la mia fica bagnata? Che guardino mentre mi scopi?“

„Voglio che tu senta i loro sguardi su di te“, disse lui, mentre le sue mani scivolavano sotto la sottile seta della camicia da notte, oltre la dolce curva del suo ventre, la pelle liscia e calda dei suoi fianchi. Le sue dita accarezzarono la morbida concavità sopra il suo pube, e lei sospirò piano, un suono che lo spinse ancora più in profondità. „Voglio vedere come ti eccita, come ti apri mentre degli sconosciuti guardano. Voglio che tu venga mentre ti fissano e immaginano che sapore hai, quanto è stretta la tua fica.“

Lei non rispose, ma il suo corpo rispose per lei. Si premette contro di lui, il suo bacino in cerca del suo, e lui sentì il calore che emanava da lei, persino attraverso il tessuto dei suoi pantaloni. Il suo pube sfregò contro il suo cazzo duro, una promessa, un invito. Lui fece scivolare il sottile tessuto dalle sue spalle, lasciandolo cadere con noncuranza a terra. La vestaglia si adagiò in una pozza di seta luccicante, e ora lei era completamente nuda sul balcone, avvolta solo dall’oscurità e dalle luci lontane. Il suo corpo era disegnato nella mezz’ombra: le curve dei suoi seni, la linea morbida della sua vita, il triangolo scuro e umido tra le sue cosce. La sua fica era già bagnata, un bagliore umido sulle sue cosce interne. Sembrava brillare, un dono per la notte, un’offerta per gli sguardi degli sconosciuti.

«Girati», ordinò a bassa voce. Lei obbedì, appoggiando le mani sulla ringhiera, la schiena una curva morbida e invitante che sfociava nella rotondità perfetta delle sue natiche. Il suo culo era sodo e tondo, un invito, due metà perfette che si offrivano a lui. Il metallo era freddo sotto i suoi palmi, un netto contrasto con l’arsura che montava dentro di lei. La sua fica era ora completamente nuda, le labbra gonfie e umide, una fessura scura e bagnata che aspettava di essere riempita. Lui le si mise alle spalle, le sue mani scivolarono dai fianchi ai seni, li afferrò, mentre la sua bocca accarezzava la sua nuca. Assaporò la salinità della sua pelle, il dolce profumo del suo shampoo, mescolato all’odore muschiato e pesante del suo eccitamento. I suoi capezzoli erano duri come pietra sotto le sue dita, e lui li pizzicò dolcemente, facendola gemere. Lei sospirò, inarcandosi verso di lui, premendosi contro le sue mani.

Sotto di loro, sulla strada, un gruppo rideva. Voci salivano, indistinte, ma abbastanza vicine da completare il gioco col pericolo. Non sapevano di essere parte di un teatro erotico. Forse, pensò lui, uno di loro avrebbe alzato lo sguardo per caso e li avrebbe visti, due figure nude che si abbracciavano. Forse si sarebbe fermato un attimo, avrebbe sentito un tirare nel basso ventre, e si sarebbe chiesto come ci si sentisse a essere quell’uomo. Forse più tardi avrebbe scopato sua moglie pensando alla fica bagnata di Lena. Il pensiero lo eccitava ancora di più, lo faceva indurire, il suo cazzo pulsava contro il tessuto dei pantaloni.

La sua mano scese più in basso, tra le sue cosce, che lei aprì volentieri. Era già umida, no, era bagnata, il suo calore fluiva verso di lui, le sue labbra gonfie e lisce, l’umidità interna già gocciolava lungo le sue cosce. Lui fece scivolare un dito dentro di lei, lentamente, sentendo come lei si chiudeva attorno a lui, come i suoi muscoli interni lo afferravano, lo tiravano dentro di sé. Era così stretta, così dannatamente calda, la sua fica stretta avvolgeva il suo dito come un tubo umido e pulsante. «Guarda», sussurrò lui, il mento appoggiato sulla sua spalla, indicando l’hotel di fronte. «Al terzo piano, la finestra a sinistra. C’è un uomo. Sta guardando verso di noi.»

Lei alzò la testa, i suoi occhi si spalancarono. L’uomo era solo una sagoma, ma stava lì, immobile, fissando nella loro direzione. La sua mano, capì, si muoveva lentamente su e giù. Si stava segando, pensò, mentre la guardava, mentre osservava il suo corpo nudo. Il pensiero la colpì come un pugno, un lampo caldo e spudorato che le trafisse direttamente la fica. Divenne ancora più bagnata, un altro flusso di umidità le uscì, bagnandogli le dita. «Oh Dio», gemette piano, «lui ci vede. Vede la mia fica. Vede il tuo dito dentro di me.»

«Sì», sibilò, «lui vede tutto. Vede le tue labbra umide, i tuoi capezzoli duri. Vede come sto per fotterti. E se la starà segando mentre ci guarda.» Estrasse il dito, lentamente, lo fece scivolare sulla sua fessura bagnata, poi sull’ano, una breve pressione allusiva che la fece gemere. Poi fece un passo indietro, si aprì i pantaloni. Il suo cazzo spuntò fuori, duro e lungo, il glande già umido di piacere, un’asta spessa e pulsante che fumava nell’aria notturna. Il glande era rosso scuro, gonfio, la punta bagnata da una goccia di liquido lubrificante. Vide gli occhi di Lena cadere sul suo cazzo, vide come si leccò le labbra.

«Siediti sulla ringhiera», ordinò, la voce un rauco gracchiare. «Apri le gambe. Mostra loro la tua fica bagnata.»

Lei esitò un secondo, ma l’eccitazione era più forte. Si sedette sull’ampia ringhiera di pietra, le gambe spalancate, i piedi appoggiati alle sbarre laterali. La sua fica era ora completamente esposta, una fessura scura e umida tra le cosce divaricate, le labbra gonfie e viscide. I peli pubici erano bagnati e incollati alla pelle. Era un’immagine di resa, di spudoratezza, di puro piacere. L’uomo nella stanza d’albergo era ora chiaramente visibile, stava proprio alla finestra, la mano intorno al cazzo, si muoveva veloce. Una seconda finestra si aprì, una donna si affacciò, i seni nudi, anche lei guardava verso di loro.

«Vedi?», ansimò lui, mentre si avvicinava, il cazzo in mano, il glande vicino alla sua apertura umida. «Ti vedono. Una donna e un uomo. Vedono la tua fica eccitata e bagnata. Vedono come sto per penetrarti.» Fece scivolare il glande sulle sue labbra, lentamente, in modo tormentoso, sentendo il calore, l’umidità. Lei tremava, tutto il suo corpo vibrava, il bacino si sollevava verso di lui, una muta supplica.

«Fottimi», sussurrò lei, la voce un ansimo soffocato. «Fottimi, lascia che guardino mentre mi prendi. Voglio sentire il tuo cazzo duro nella mia fica mentre loro fissano.»

Lui la penetrò con un unico, duro colpo. Il suo cazzo scivolò nella sua strettezza umida e calda, una sensazione che quasi lo fece impazzire. Era così stretta, così incredibilmente calda e umida, la sua fica lo avvolgeva come un pugno, lo risucchiava più a fondo. Un grido le sfuggì, un urlo forte e lascivo che echeggiò nella notte. Giù in strada si fece silenzio, il gruppo si fermò, alzò lo sguardo. Lui li vide, indistintamente, ma erano lì, a fissare verso l’alto. Anche loro erano ormai parte del gioco.

Iniziò a spingere, prima lentamente, poi più velocemente, ogni spinta affondava il suo cazzo in profondità dentro di lei, fino al fondo. I suoi fianchi sbattevano contro i suoi, un rumore umido e schioccante che nel silenzio della notte suonava oscenamente forte. I suoi seni sobbalzavano a ogni spinta, i capezzoli duri ed eretti. Le sue mani stringevano la ringhiera, le nocche bianche per la tensione. La sua testa era gettata all’indietro, gli occhi chiusi, la bocca aperta, un gemito ininterrotto che si mescolava al battito dei loro corpi.

«Guardali», sibilò lui, «l’uomo si masturba, la donna si strofina. Ti scopano con gli sguardi. Vedono come prendo la tua fica, come ti scopo, come mi fai venire sul tuo cazzo.»

Lei aprì gli occhi, guardò verso le finestre. L’uomo sussultò, il suo corpo tremò, venne, un getto visibile che schizzò contro il vetro. La donna si strinse i seni, la mano tra le sue cosce, il suo corpo tremò nell’orgasmo. La vista, la consapevolezza di aver portato entrambi al culmine mentre lei stessa veniva scopata, fece esplodere il piacere di Lena. La sua fica si contrasse, avvolse il suo cazzo in un’ondata di contrazioni, un orgasmo che la scosse, soffocò il suo gemito in un urlo. «VENGO!», urlò, il suo corpo tremò, la sua fica si strinse attorno al suo asta dura, un violento e lungo sussulto.

Lui sentì i suoi muscoli interni massaggiarlo, come la sua umidità fluisse a ondate sul suo glande. Era troppo. Il suo stesso orgasmo si accumulò, una pressione inarrestabile nei suoi lombi. Si ritirò quasi del tutto, solo il glande ancora dentro di lei, e poi spinse di nuovo in profondità, un’ultima, dura spinta che lo portò oltre il limite. Il suo sperma schizzò dentro di lei, un getto caldo e potente che pulsò in profondità nella sua fica. Sentì come lei si contraeva attorno a lui, come assorbiva il suo sperma dentro di sé, ogni singola ondata. «CAZZO, SÌ!», ruggì, il suo corpo tremò, il suo cazzo sussultò dentro di lei, mentre continuava a prenderla, finché l’ultima goccia si esaurì in lei.

Lentamente le sue spinte si fecero più morbide, più lente, finché riposò dentro di lei, il suo cazzo ancora mezzo duro, umido del loro piacere condiviso. Il suo respiro era affannoso, a sussulti irregolari, il suo corpo lucido di sudore. L’uomo nella stanza d’albergo era scomparso.

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