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Il silenzio rivelatore dopo la riunione di classe

Racconti Tradimento · circa 10 min di lettura · Vietato ai minori di 18

Lena premete la fresca coppa di spumante contro la guancia mentre si aggirava tra la folla di persone ridenti e gesticolanti. La palestra della sua vecchia scuola era irriconoscibile: tovaglie nere, luci colorate, un bar che offriva ben più del solito alcol scadente. Trent’anni dal diploma, eppure si sentiva ancora l’invisibile di allora – finché non lo vide.

Ben stava in piedi sul bordo della pista da ballo, un bicchiere di birra in mano, i capelli brizzolati pettinati all’indietro con noncuranza. Indossava una camicia scura, le maniche arrotolate, e quando la scorse, un sorriso si diffuse sul suo volto, colpendola fino al midollo. «Lena!» La sua voce era cambiata a malapena, forse più profonda, ma sempre quel tono caldo che allora le aveva fatto mancare la terra sotto i piedi. Si abbracciarono, i loro corpi premuti l’uno contro l’altro per un istante, e lei sentì il suo odore: legno e un tocco di agrumi, pulito e maschile. Percepì il muscolo duro sotto la camicia premersi contro il suo seno morbido, e il respiro le si bloccò.

«Sei fantastica», disse lui, con la mano sulla sua spalla, le dita che si infondevano leggermente nella sua pelle. Lei rise, un po’ imbarazzata. «Anche tu. La vita ti ha trattato bene.» Un breve scambio di convenevoli – sua moglie era rimasta a casa, suo marito era via per lavoro –, poi lui propose di uscire fuori, dove era più tranquillo. Il cuore le martellava contro le costole mentre lo seguiva, lo sguardo fisso sulle sue spalle larghe, su come la camicia si tendeva sulla sua schiena. Non poteva farne a meno, doveva pensare a come si erano sentite quelle spalle nude, allora, sotto gli alberi.

Fuori aleggiava una tiepida notte estiva, il cielo limpido e senza stelle sopra il cortile della scuola. Si sedettero su una panchina sotto il vecchio tiglio, le cui foglie frusciavano piano. Ben si girò verso di lei, il suo ginocchio toccò il suo, e il contatto fece scorrere un lampo caldo lungo la sua coscia. «Ti ricordi come ci incontravamo qui di nascosto?», chiese a bassa voce. Lena sentì un familiare strattone alla bocca dello stomaco – non il solito nodo banale, ma qualcosa di più profondo, un risucchio. «Ogni notte dopo le lezioni», sussurrò. «Non ho mai dimenticato il sapore delle tue labbra, di sigarette e gomma da masticare.» Lui rise piano, si chinò e la baciò.

Il bacio fu prima esitante, come un ritrovarsi dopo anni, poi più esigente. La sua mano le si posò sulla nuca, attirandola a sé. I pensieri di Lena correvano – era sposata, felice in realtà, ma la vicinanza di Ben cancellava ogni ragionevolezza. Le sue dita gli scivolarono tra i capelli, più morbidi di allora, e aprì la bocca alla sua lingua. Il sapore di birra e sale, il calore del suo corpo – era come se il tempo si fosse fermato, anche se sapeva che non lo avrebbe mai detto. La sua lingua penetrò a fondo nella sua bocca, esplorandola, sfidandola, e lei cedette, lasciandogli sentire quanto gli fosse mancato.

La sua mano si spostò dalla nuca lungo la schiena, stringendola ancora più forte a sé. Lei sentì il profilo dei suoi muscoli sotto la camicia, il calore che emanava da lui. Il suo respiro si fece più corto quando le sue dita trovarono la cerniera del vestito e la abbassarono lentamente. Il tessuto si allentò, e lei lo lasciò fare, alzando le braccia mentre lui le toglieva il vestito dalla testa e lo posava con noncuranza sulla panca. Ora era seduta davanti a lui solo in slip e reggiseno, l’aria fresca le accarezzava la pelle, facendo indurire i suoi capezzoli. Lui la guardò, gli occhi scuri di desiderio, e lei vide il suo sguardo scorrere sul suo corpo, sulle curve dei seni che si delineavano sotto la stoffa sottile del reggiseno, sul suo ventre piatto, sulle curve dei fianchi.

«Sei ancora più bella di allora», mormorò, e la sua mano si posò sulla sua spalla nuda, scivolò giù fino al seno, lo avvolse dolcemente attraverso il reggiseno. Le sue dita premettero leggermente nella morbida pienezza, e un brivido di piacere la attraversò. Lui si chinò e le baciò il collo, le sue labbra scesero fino alla clavicola, lasciando una scia umida. Lei gemette piano quando la sua lingua trovò l’incavo tra i suoi seni, e sentì i suoi capezzoli indurirsi ancora di più sotto la stoffa.

«Lascia che veda anche te», sussurrò, e le sue dita iniziarono a sbottonare la sua camicia, uno dopo l’altro, lentamente, con voluttà. Sotto apparve il suo petto, percorso da una sottile linea di peli scuri che si perdeva fino all’ombelico. Lei posò il palmo della mano sul suo petto, sentì il battito del suo cuore, forte e veloce, e il calore della sua pelle sotto le sue dita. Lasciò scivolare la mano più in basso, sul suo ventre, finché non raggiunse la cintura dei suoi pantaloni. Le sue dita giocarono con la fibbia, la aprirono con abilità, e tirò giù la cerniera in silenzio.

Lui la tirò sulle sue ginocchia, con le gambe di lato sopra le sue cosce. La sua pelle nuda incontrò la sua, e un brivido di piacere la attraversò. Le sue mani le cinsero la vita, attirandola a sé, e lei sentì la sua erezione sotto la stoffa dei boxer, dura e pressante. Lei si premette contro di lui, e un lieve gemito le sfuggì.

«Dovremmo smetterla», sussurrò lei, ma la sua mano scivolò sul suo petto, sentendo il muscolo sodo sotto il tessuto. «Perché?», chiese lui, il suo respiro caldo contro il suo orecchio. «Perché ho paura di pentirmene.» Lui la strinse più forte a sé, le mani sui suoi fianchi. «E se non te ne pentissi? E se fosse proprio ciò di cui abbiamo bisogno?» Le sue parole erano una chiave che apriva in lei una porta che aveva tenuto chiusa a lungo. Lei non rispose, ma lo baciò di nuovo, più profondamente, i suoi fianchi muovendosi inconsciamente contro di lui.

Le sue mani trovarono l’orlo del suo slip, spingendo il tessuto verso il basso. L’aria fresca della notte sfiorò le sue cosce nude, prima che le sue dita trovassero l’interno delle sue gambe, lente, esplorative. Lei gemette piano, mordendosi il labbro. «Qui?», chiese con voce rauca. «Nessuno viene qui», mormorò lui, mentre il suo dito sfiorava il tessuto sottile del suo slip. Era già umida, il calore tra le sue gambe inconfondibile, un desiderio bagnato che premeva attraverso il tessuto. Le sue dita scivolarono sotto il bordo dello slip e trovarono la sua fessura umida, scivolando tra le labbra bagnate, già gonfie per l’eccitazione.

Lei sentì il suo dito penetrarla, lentamente, prima la punta, poi l’intera lunghezza che si espandeva dentro di lei, aprendola. Un sospiro profondo le sfuggì, e lei premette i suoi fianchi contro la sua mano, spingendosi verso l’eccitazione. «Ben», mormorò, con la testa appoggiata alla sua nuca. «Di’ il mio nome», chiese lui a bassa voce, mentre il suo pollice massaggiava in cerchio il suo clitoride, girando, premendo, esigendo. «Ben», ripeté lei, e suonò come una preghiera.

Lei sentì il suo corpo reagire al suo tocco, la sua figa contrarsi attorno al suo dito, le pareti chiudersi su di lui. Lui si muoveva dentro di lei, lento, profondo, e ogni spinta la faceva tremare. Le sue dita lavoravano dentro di lei, trovando il punto che la portava alla follia, e premevano delicatamente contro di esso. Un grido di piacere le sfuggì, e lei si morse il labbro per soffocarlo.

«Voglio sentirti», sussurrò lei, e lui capì subito. La sollevò brevemente, aprì i suoi pantaloni, e lei sentì la sua erezione contro la sua pelle umida, dura e calda, una pressione che la lasciava senza fiato. Il suo cazzo era grande, spesso, il glande turgido e bagnato da una goccia di liquido preseminale che luccicava al chiaro di luna. Lei allungò la mano, lo afferrò, sentendo la pelle liscia e calda che si tendeva sotto le sue dita. Lasciò scorrere la mano su tutta la lunghezza, fino ai testicoli, che si sentivano pesanti nel palmo della sua mano.

Per un attimo esitò – la realtà del suo matrimonio, della sua vita a casa – ma quando lui la attirò a sé e premette la punta del suo cazzo contro la sua umida apertura, ogni tensione si sciolse in un unico, profondo respiro. Lui penetrò lentamente in lei, centimetro dopo centimetro, e lei sentì come si allargava dentro di lei, la riempiva, colmava ogni angolo della sua fica. Un’ondata di eccitazione la travolse quando lui fu completamente dentro di lei, il suo bacino premuto contro il suo.

«Sì, proprio così», gemette, le mani sulle sue spalle, le unghie che si conficcavano nella sua pelle. Lui cominciò a muoversi, prima lentamente, un dolce sfregamento che la portava lentamente alla follia. Le sue spinte diventarono più profonde, più dure, e lei sentiva come ogni spinta la apriva ulteriormente, come il suo glande colpiva la sua cervice. Il suo respiro si faceva corto e caldo, il suo corpo tremava sotto l’intensità delle sensazioni.

«Scopami, Ben», sussurrò, la voce roca di desiderio. «Scopami forte.» Lui obbedì, afferrandole i fianchi più saldamente e spingendo il suo cazzo in profondità dentro di lei, ancora e ancora, un ritmo che li avvolgeva entrambi. Ogni spinta la faceva gemere, il suo corpo vibrava sotto la forza dei suoi colpi. Sentiva la sua fica contrarsi intorno a lui, come lo attirava dentro di sé, come non voleva più lasciarlo andare.

La sua mano trovò il suo clitoride, lo massaggiò al ritmo delle sue spinte, e lei sentì la tensione crescere dentro di sé, un nodo che si stringeva nel suo basso ventre. «Vengo», ansimò, le mani tra i suoi capelli. «Vieni con me», gemette lui, le sue spinte diventarono più irregolari, i suoi respiri più profondi.

L’orgasmo la colpì come un’onda che si riversò su tutto il suo corpo. La sua fica si contorse intorno al suo cazzo, le pareti si contrassero, lo spremettero. Un grido di piacere le sfuggì, e sentì la sua eccitazione riversarsi in un caldo getto che bagnò i suoi testicoli. Allo stesso tempo, sentì il suo corpo tendersi, mentre lui si seppelliva in profondità dentro di lei e spruzzava la sua calda e appiccicosa carica nel suo grembo, un flusso pulsante che la scaldava dall’interno.

Rimasero abbracciati, il respiro a scatti violenti, i loro corpi coperti da un sottile strato di sudore. Il tiglio frusciava piano sopra di loro, e la notte era silenziosa. Lena sentì la sua mano accarezzarle la schiena, e si strinse più forte a lui. Sapeva che non avrebbe mai dimenticato quella notte, che avrebbe cambiato per sempre una parte di lei. Ma in quel momento, nel silenzio complice dopo la rimpatriata, c’erano solo lui, solo lei, solo la sensazione di essere completa e viva.

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