„Non ce la faccio più“, sussurra Lena, il suo sguardo si conficca nella telecamera. Il suo respiro appanna lo schermo mentre si avvicina, le labbra leggermente socchiuse, umide e pronte. Sente la sua fica pulsare sotto il tessuto sottile dello slip, un desiderio caldo e martellante che la sta facendo quasi impazzire.

„Lo so“, dice Tim, la sua voce raschiante come carta vetrata, ogni sillaba piena di brama cruda. È seduto nel suo studio, la luce fioca di una lampada da scrivania disegna contorni netti sul suo viso, fa sprofondare i suoi occhi nell’ombra. La sua mano è già sul suo inguine, il cazzo sotto i pantaloni duro e pulsante, pronto a esplodere. „Neanche io. Il mio cazzo fa male, Lena. Voglio sentirlo dentro di te.“
Sono le tre del mattino. Il mondo fuori dorme, ma tra di loro l’aria vibra come un campo sessuale. Hanno parlato per ore, bevuto, raccontato storie, lasciato che i confini si offuscassero. Ma ora il silenzio è diverso. Pesante. Carico di un formicolio elettrico che striscia sotto la loro pelle e spara dritto nella loro fica. Lena sente la sua figa già inumidirsi, le labbra della vulva si gonfiano, un succo appiccicoso le cola lentamente lungo le cosce.
„Fammi vedere cosa indossavi“, chiede Lena, la sua voce un sussurro roco, ogni suono una confessione del suo desiderio. Si appoggia all’indietro, tende il tessuto sottile della sua maglietta, i contorni dei suoi seni si delineano, i capezzoli duri come piccole pietre. Tim obbedisce, alza la telecamera, lascia che lo sguardo scivoli lentamente sul suo torso nudo. I muscoli si delineano, ombre e luce giocano un gioco erotico sulla sua pelle. Poi abbassa la telecamera, mostra il rigonfiamento spesso nei suoi pantaloni. Lena si morde il labbro, sente la saliva scorrere, sente la sua fica diventare ancora più bagnata. „Voglio vederlo“, sussurra. „Voglio vedere quanto sei duro per me.“
Tim non esita un secondo. Apre la cintura, la cerniera, si abbassa i pantaloni. Il suo cazzo scatta fuori, lungo, spesso, il glande luccica umido, una goccia spessa di liquido pre-eiaculatorio perla sulla punta. Lo afferra con la mano, lo accarezza lentamente su e giù, mostra a Lena come si drizza per lei. „Questo è per te“, ringhia. „Tutto il mio cazzo è tuo.“
„Voglio sentirti“, dice lei, ogni parola una confessione, la sua mano scivola sotto lo slip. „Voglio il tuo cazzo dentro di me. Voglio le tue mani su di me. Dappertutto. Dentro di me. Nella mia fica.“
Tim si sporge in avanti, le dita tamburellano un ritmo nervoso sul tavolo, mentre l’altra mano continua a massaggiare il suo cazzo. „Allora mostrami come. Mostrami la tua fica bagnata. Voglio vedere come ti prepari per me.“
Lena si alza, fa un passo indietro – un lento, meditabondo danza. Le sue mani trovano l’orlo della maglietta, la sollevano al rallentatore sopra la testa. L’aria fresca sfiora la sua pelle calda, i capezzoli si induriscono, tesi e desiderosi. Vede lo sguardo di Tim allargarsi, la bocca aprirsi, emettere un suono sommesso, animalesco. Poi infila la mano nello slip, se lo sfila lentamente lungo le gambe. Il tessuto è già inzuppato, le aderisce alla pelle. Lo mostra a Tim, lo tiene sollevato perché veda quanto è bagnata.
«Continua», sussurra lui, la parola un comando, la sua mano lavora più veloce sul suo cazzo. «Voglio vedere la tua fica. Mostrami quel succo eccitante.»
Lei obbedisce. Il reggiseno cade, i jeans scivolano sui suoi fianchi, un fruscio setoso. Nuda sta davanti alla telecamera, le braccia sciolte lungo i fianchi, il suo corpo un invito. «E adesso?» Allarga le gambe, gli mostra la sua fica bagnata, le labbra gonfie, il succo che le cola lungo la coscia.
«Sdraiati sul letto», ordina lui, la voce profonda e scura, piena di brama. «Voglio vederti. Tutta. Senza protezione. Voglio vedere la tua fica, come ti apri per me.»
Lena obbedisce, il materasso cede sotto di lei. Allarga le gambe, sente il calore umido tra le sue cosce, una promessa pulsante. Afferra con entrambe le mani le sue labbra, le allarga, mostra a Tim il suo intimo. La fica luccica bagnata, il clitoride sporge in fuori, duro e pronto. Gli occhi di Tim vagano su di lei, si soffermano su ogni curva, ogni incavo, su questa fessura umida che è pronta per lui. «Toccati», dice piano. «Per me. Mostrami come ti piace. Infila le dita nella tua fica bagnata. Voglio vedere come ti scopi.»
La sua mano scivola sulla pancia, più in basso. Un dito trova il clitoride, gonfio e umido. Lo accarezza lentamente in cerchio, un brivido la attraversa. Geme piano, chiude gli occhi, si abbandona alla sensazione. «Dimmi cosa vedi. Dimmi come vuoi vedere la mia fica bagnata.»
«Vedo come le tue dita si bagnano», risponde lui, il respiro affannoso, la mano stringe il suo cazzo, lo accarezza più veloce. «Vedo come ti contorci, come i tuoi fianchi si sollevano. Vorrei che la mia lingua fosse lì. Leccherei la tua fica finché non tremi, finché non vieni sulla mia faccia. Infilerei la mia lingua in profondità dentro di te, leccherei il tuo clitoride finché non gridi.»
«Raccontami», ansima Lena, la voce un gemito soffocato, mentre si infila due dita dentro. La fica le risucchia, calda e stretta. «Raccontami cosa mi faresti. Ogni dettaglio. Come mi scoperebbe.»
Tim si appoggia all’indietro, la mano scivola sotto la cintura, si strofina attraverso il tessuto. Poi si toglie del tutto i pantaloni, mostrando a Lena il suo corpo nudo. Il suo cazzo si erge rigido verso l’alto, il glande luccica umido, le palle pendono pesanti. “Ti metterei sulla schiena, le tue gambe sulle mie spalle. Bacierei i tuoi seni, ogni pollice, ogni centimetro. E poi immergerei la mia lingua in te, profondo, finché non urli. Finché non dimentichi il mio nome. E poi prenderei il mio cazzo, lo spingerei nella tua fica bagnata, lentamente, profondamente, finché non sono tutto dentro di te. Ti scoperei finché non senti solo me.”
Lena geme più forte, i suoi fianchi si sollevano, il suo corpo un arco. Si infila tre dita dentro, immaginando la sua lingua, il suo sapore, il suo cazzo. “Continua”, ansima. “Continua, ci sono quasi. Dimmi come mi scopi.”
“Ti girerei, ti prenderei da dietro”, prosegue Tim, la voce ora rauca, quasi un ringhio. La sua mano accarezza il suo cazzo, una goccia di liquido pre-eiaculatorio gli cola lungo la mano. “Le mie mani sui tuoi fianchi, il tuo culo contro la mia pancia. Spingerei il mio cazzo a fondo nella tua fica, duro, veloce, finché non urli. Ti scoperei così forte che dimenticheresti dove sei. Che sentiresti solo me, il mio cazzo dentro di te, il mio liquido dentro di te.”
“Sì”, grida quasi Lena, le sue dita lavorano più veloci, la fica succhia avidamente su di esse. “Lo voglio, ti voglio. Scopami. Scopami con il tuo cazzo grosso.”
“Vieni per me”, ordina lui. “Adesso. Voglio vederti venire. Voglio vedere la tua fregna contrarsi quando vieni.”
Lei obbedisce. Un tremito la attraversa, i muscoli si tendono, un grido sfugge dalle sue labbra – forte, incontrollato, un suono animalesco. La sua fica si contrae attorno alle sue dita, un’ondata di piacere scorre attraverso il suo corpo. Sente il liquido schizzarle fuori, la fica contrarsi e pulsare. L’ondata la solleva e la lascia cadere, il suo corpo trema nei postumi. Poi giace ansimante, la pelle lucida di sudore, il cuore le martella contro le costole, la sua fica è ancora aperta, umida e pronta.
Sullo schermo, Tim ha tolto la mano dai pantaloni. Respira affannosamente, le sue dita sono umide del suo stesso liquido. Il suo cazzo è ancora duro, il glande rosso acceso. “È stato incredibile”, dice, la voce rotta. “Ma non basta. Voglio essere lì. Voglio sentire il mio cazzo dentro di te, la tua fica bagnata intorno a me.”
Lena si siede, le gambe ancora tremanti, l’umidità tra di loro fresca. La sua fica è ancora aperta, le labbra gonfie, il succo le cola lungo la coscia. Non si asciuga, vuole che Tim lo veda, che sappia quanto ha bisogno di lui. “Lo so.” Afferra il suo laptop, lo tiene vicino, come se potesse toccarlo attraverso lo schermo. “Voglio il vero. Voglio il tuo odore, il tuo sapore. Voglio il tuo cazzo dentro di me.”
Tim annuisce, il suo sguardo è serio, pieno di brama. “Domani. Prenoto il prossimo volo.”
“No”, dice Lena, la voce ferma, decisa. “Adesso. Non posso più aspettare. Ogni minuto è una tortura. La mia fica grida di te.”
Lui guarda l’orologio. “Sono le tre del mattino.”
“Non importa.” La sua voce è implacabile. “Vengo da te. Dammi l’indirizzo.”
Lui esita un secondo, poi detta, ogni parola una freccia che la colpisce. Lena digita sul telefono, prenota il treno più presto, le mani che tremano di desiderio. “Sarò lì tra quattro ore. Quattro ore, e poi potrai infilare il tuo cazzo nella mia fica.”
“Aspetterò”, sussurra Tim. “Penserò a te tutto il tempo. Il mio cazzo è ancora duro, me lo segherò mentre aspetto. Penserò alla tua fica bagnata, a come ti aggrappi a me, a come vieni.”
Il viaggio è una tortura. Ogni minuto si allunga, il treno sussulta, il paesaggio scorre via come un sogno febbrile. Lena siede vicino al finestrino, le cosce premute insieme, un desiderio costante e pulsante. Indossa solo un vestito, niente sotto. Vuole essere pronta. Il tessuto sfrega contro le sue cosce, ricordandole l’umidità che si raccoglie lì, un costante e dolce martirio. Chiude gli occhi, immagina Tim, le sue mani, la sua bocca, il suo cazzo. Un lieve gemito le sfugge, che reprime subito, ma il brivido resta. La sua mano scivola sotto il vestito, trova la sua fica, già di nuovo umida. Si massaggia il clitoride, piano, così nessuno la vede. Pensa a Tim, al momento in cui lui infilerà il suo cazzo in lei, quando la scoparà, duro e profondo. Un lieve orgasmo la attraversa, breve ma intenso, e trema sul sedile, la fica che succhia le sue dita, come se fosse il cazzo di Tim.
Quando il treno finalmente si ferma, balza in piedi, le gambe che tremano. Corre verso l’uscita, il cuore che galoppa. Tim è lì, in mezzo al marciapiede, il suo sguardo la cerca. Quando la vede, un sorriso che si trasforma subito in brama. Le si avvicina, non dice una parola. Le prende la mano, la tira a sé, preme il suo corpo contro il suo. Il suo cazzo spinge contro la sua pancia, duro attraverso i pantaloni. “Finalmente”, sussurra, le labbra al suo orecchio. “Ti voglio ora. Qui. In bagno. Non posso aspettare.”
Lena annuisce, la bocca secca, la fica che pulsa. Vanno in bagno, uno stretto cubicolo. Tim chiude la porta, la spinge contro il muro, le strappa il vestito. Cade a terra. Nuda, sta davanti a lui, pronta. “Devo sentirti”, dice lui, la voce ringhiante. Si apre i pantaloni, il cazzo schizza fuori, grosso e duro. La spinge contro il muro, le apre le gambe. Il glande trova subito la sua fica, bagnata e aperta. “Scopami”, sussurra Lena, le mani tra i suoi capelli. “Scopami forte.”
Lui si infila in lei, una lunga, profonda spinta. Lena grida, la fica lo risucchia, calda e stretta. “Sì”, geme, “Sì, proprio così. Scopami, Tim, scopami forte.” Tim le pianta il cazzo dentro, le afferra i fianchi, ogni spinta più profonda della precedente. Lo stretto spazio del bagno è pieno dei loro gemiti, dell’odore di sesso e sudore. Lena sente l’orgasmo montare, un’onda che la travolge. “Vieni dentro di me”, urla, “Vieni nella mia fica, riempimi del tuo sperma.”
Tim viene, un ringhio profondo, mentre il cazzo le sussulta dentro, lo sperma le schizza nella fica. Lena viene con lui, la fica le si contrae intorno al cazzo, lo succhia. Restano abbracciati, ansimanti, i corpi sudati. “Questo è solo l’inizio”, sussurra Tim, le labbra al suo orecchio. “Stanotte ti prenderò finché non ne potrai più. Scoperò ogni tua fica finché non urlerai.”
Lena ride piano, la mano gli accarezza il cazzo, ancora semiduro dentro di lei. “Non vedo l’ora”, dice. “Ma ora andiamo a casa. Ti voglio sul mio letto, il tuo cazzo profondo dentro di me, tutta la notte.”
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