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Lotta di potere in ufficio

Racconti Ufficio · circa 11 min di lettura · Vietato ai minori di 18

Markus si appoggiò all’indietro, le braccia incrociate sul petto, il mento sollevato con aria di sfida. L’uomo di fronte a lui – alto, dai capelli scuri, con un’espressione intorno alla bocca che ricordava un lupo – non batté ciglio. Solo un muscolo guizzò sulla mascella, e nei suoi occhi ardeva un fuoco che fece mancare il respiro a Markus.

„Non hai portato i tuoi numeri, Markus. È semplice così.“ La voce di Lukas era profonda e calma, ma sotto di essa vibrava un’inconfondibile avidità.

„Il mio reparto nell’ultimo trimestre ha fatturato il dodici per cento in più del tuo. Non parlarmi di numeri.“ La rabbia ribolliva dentro di lui, ma era una rabbia strana, mista a calore nel petto. Quel tipo, quel Lukas, sempre così dannatamente superiore. Ma stasera era tutto diverso. Erano soli nella stanza del capo, l’ultima riunione era finita, la segretaria se n’era già andata. Fuori calava il buio, l’unica lampada sopra il tavolo della conferenza proiettava una luce calda sulle carte sparse, e quel bagliore faceva risaltare più nitide le ombre sul volto di Lukas.

„Hai rovinato la presentazione“, disse Lukas a bassa voce, quasi con tenerezza. „Un disastro. Il consiglio non è stato convinto.“ Fece una pausa, e il suo sguardo percorse lentamente il corpo di Markus, come se lo stesse spogliando. „Ma io sono convinto che tu valga di più. Molto di più.“

„Perché mi hai interrotto. Ti metti sempre in primo piano.“ La voce di Markus era più rauca di quanto avrebbe voluto. Il modo in cui Lukas lo guardava gli faceva indurire il cazzo, un desiderio inaspettato ma innegabile.

Un sorriso. Quel sorriso compiaciuto, appena accennato, che faceva impazzire Markus. „Forse voglio solo la tua attenzione. La tua piena, indivisa attenzione.“

Le parole rimasero sospese nell’aria, pesanti e prive di significato – o piene di significato. Markus aggrottò la fronte, ma il suo cuore martellava contro le costole. „Cosa vuol dire?“

Lukas si alzò. Un movimento fluido, che ricordava un felino che aggira la sua preda. Girottorno al tavolo, passo dopo passo, finché non fu direttamente davanti a Markus. Il profumo di caffè nero e dopobarba lo avvolse, mescolato a qualcosa di muschiato che fece rizzare i peli sulla nuca di Markus. „Voglio dire che litighiamo sempre solo su numeri e strategie. Ma mai su ciò che c’è veramente tra di noi.“

Il cuore di Markus batteva più veloce. „E cosa sarebbe?“

„Lo sai benissimo.“ Lukas rimase vicino a lui, il calore del suo corpo quasi tangibile. „Lo vedo nei tuoi sguardi. Nel modo in cui mi guardi quando pensi che non me ne accorga. Come ti lecchi le labbra quando parlo di risultati. Come ti irrigidisci in mia presenza – non per paura, ma per desiderio.“

«Sei matto.» Ma la voce di Markus suonava rauca, priva di convinzione, e sentì il suo cazzo premere nei pantaloni, una promessa dura e pulsante.

«Non fare finta.» Lukas si chinò, le sue labbra vicine all’orecchio di Markus, il suo respiro caldo e umido. «So che mi desideri. Che immagini come ti prendo. Che la notte stai sveglio e pensi alla mia bocca, alle mie mani, al mio cazzo.»

Lo shock lo colpì come una scossa elettrica. Markus voleva rispondere, ma la gola gli si era come serrata. Invece, sentì una mano sulla sua spalla, ferma e calda. Le dita si affondarono leggermente nel tessuto della sua camicia, e il tocco bruciava attraverso il tessuto come fuoco.

Sotto la superficie

«Trema», constatò Lukas. La sua voce era un cupo mormorio che mirava dritto all’inguine di Markus.

«Fa freddo qui», riuscì a dire Markus, la scusa vuota e trasparente.

«Non mentire.» Le dita di Lukas sfiorarono la sua nuca, sotto il colletto. Il tocco era gentile, ma esigente, lasciava una pelle d’oca che ricopriva tutto il suo corpo. «Sento il tuo polso. Corre come un pazzo. E sento quanto sei duro. Il tuo cazzo preme contro i pantaloni come un prigioniero che vuole uscire.»

Markus chiuse gli occhi. Non poteva negare di aver voluto esattamente questo. Per mesi si erano combattuti, ogni sguardo una sfida. Ma sotto la competizione si celava qualcos’altro, un filo di attrazione che non aveva mai osato districare. Ora si spezzava, e tutto ciò che restava era il desiderio crudo e indomito.

«E allora», mormorò, la sua voce poco più di un gracchiare. «Cosa vuoi fare?»

Lukas non rispose. Invece, afferrò Markus per il mento, girandogli la testa con una forza che non ammetteva repliche. Poi lo baciò. Il bacio sorprese, fu duro ed esigente, una conquista. Markus sentì la lingua che premeva contro i suoi denti, e si aprì senza volontà. Il sapore di caffè e qualcosa di dolce – forse era semplicemente il sapore del desiderio, del potere, di qualcosa di proibito. Una mano scivolò tra i suoi capelli, tirandoli, l’altro braccio si avvolse intorno alla sua vita, attirandolo più vicino, finché i loro corpi si premettero. Markus sentì il cazzo duro di Lukas attraverso i pantaloni, una promessa pulsante che premeva contro il suo.

Solo quando gli mancò l’aria, Lukas lo lasciò andare. Markus ansimò e lo fissò, le sue labbra rosse e gonfie. «Dannazione, Lukas…»

«Non dire che non lo volevi anche tu.» Gli occhi di Lukas erano scuri di brama, le sue pupille così dilatate da quasi inghiottire il marrone.

«Io…» Non sapeva cosa dire. Ma il suo corpo lo sapeva. Si alzò, barcollò, e poi strinse Lukas a sé. Questa volta fu lui a baciarlo per primo. Assaporò la sorpresa, che si trasformò rapidamente in risposta. Le loro lingue si incontrarono, una danza di potere e abbandono insieme. Markus morse delicatamente il labbro inferiore di Lukas e lo sentì gemere piano.

Le mani di Lukas scesero più in basso, oltre la cintura, fino al suo inguine. Markus sussultò quando il palmo sfiorò la sua erezione, la pressione attraverso il tessuto elettrizzante. «Già così pronto?», sussurrò Lukas con voce roca, il respiro caldo al suo orecchio. Premete più forte, e Markus sentì una goccia di liquido preseminale inumidire i suoi boxer. «Il tuo cazzo è bagnato. Stai già gocciolando.»

«Stai zitto», ansimò Markus, slacciando frettolosamente i pantaloni. La pressione era insopportabile. Voleva di più, voleva tutto. I pantaloni caddero a terra, e il suo cazzo duro e lungo stava libero, il glande rosso e lucente, l’asta percorsa da grosse vene.

Oltrepassare il limite

Lukas cadde in ginocchio. Con dita esperte, abbassò del tutto i pantaloni di Markus, prese il cazzo duro in mano. Le sue dita erano calde e salde, avvolsero la base e lo fecero indurire ancora di più. Markus gemette piano. Il primo contatto della lingua fu come un colpo, un lampo di piacere che gli attraversò il corpo. Si aggrappò al bordo del tavolo per non cadere. La bocca di Lukas era calda e umida, assaporava e succhiava, la lingua accarezzava il glande, leccava via l’umidità salata che vi si era raccolta. Lo prese in profondità, fino alla base, e le ginocchia di Markus si fecero molli. La strettezza della sua gola era indescrivibile, una sensazione pulsante e viva che lo portava sull’orlo della follia.

«Dio, Lukas…» Le dita di Markus si infilarono nei folti capelli neri di Lukas, spingendolo più in profondità. Lukas capì, lo prese ancora più a fondo, soffocò per un istante, ma non mollò. La sua lingua lavorava, accarezzava ogni centimetro, succhiava il liquido dal glande, che usciva a fiotti.

Lukas non rallentò, il suo ritmo era esigente, avido. Lo prendeva tutto, lo lasciava andare, solo per inghiottirlo di nuovo. Markus sentì la tensione crescere, quell’inevitabile tirare nei suoi testicoli, che si contraevano. Ma non voleva venire da solo. «Aspetta…», ansimò, tirando Lukas per i capelli verso l’alto. «Voglio anche te.»

Lukas si staccò da lui, le labbra rosse e gonfie, un sottile filo di saliva che si tendeva tra la sua bocca e il cazzo di Markus, si spezzò. I suoi occhi erano scuri di desiderio. «Allora prendimi. Forte. Forte come vuoi.»

Markus lo girò e lo spinse contro il tavolo. Le carte volarono a terra. La sua camicia si aprì sotto le mani impazienti di Markus, i bottoni saltarono e rotolarono sul parquet. Accarezzò la schiena, le spalle – una pelle che sapeva di sale e muscoli e di qualcosa di selvaggio. I pantaloni di Lukas caddero a terra, e le dita di Markus trovarono il lubrificante nella tasca della giacca – un avanzo del fine settimana precedente, che non aveva mai usato. Ora era il momento.

Ne spalmò generosamente le dita, poi sentì il corpo di Lukas aprirsi. Un dito che scivolò lentamente nell’apertura stretta e calda. Lukas sibilò piano, spingendosi contro la mano. Un secondo dito, e il lieve gemito che gli disse che era il benvenuto. La strettezza era mozzafiato, un tubo pulsante di carne viva che si contraeva attorno alle sue dita. Le mosse, le allargò, cercò il punto. Quando lo trovò – un punto ruvido, leggermente rialzato – Lukas emise un piccolo grido. «Lì, proprio lì.»

«Forza», incalzò Lukas, «voglio sentire il tuo cazzo. Lo voglio dentro di me, profondo.»

Markus tirò fuori le dita, spalmò il proprio cazzo con uno spesso strato di lubrificante. Il freddo del gel lo fece sussultare. Poi si posizionò, la punta del suo membro contro l’apertura stretta. Vide lo sfintere contrarsi e rilassarsi di nuovo, invitante. Spinse lentamente in avanti, millimetro dopo millimetro, sentendo ogni resistenza e ogni cedimento. Lo sfintere interno di Lukas lo avvolse come un pugno, caldo e stretto. «Così stretto…», sfuggì a Markus, la sua voce poco più di un gracchio. «Sei dannatamente stretto.»

«Sì, fottermi», gemette Lukas, il viso premuto contro il piano del tavolo. «Fortemente.»

Markus non oppose più resistenza. Si ritrasse quasi del tutto, solo il glande rimase nell’apertura, e poi spinse. Forte, profondo, con una violenza che fece sbattere Lukas contro il tavolo. Un grido, metà dolore, metà piacere, sfuggì a Lukas. Markus iniziò un ritmo, prima lento, poi più veloce. Ogni spinta spingeva il suo cazzo in profondità, facendo crescere il calore nei suoi lombi. Sentì i muscoli del sedere di Lukas contrarsi attorno a lui, massaggiarlo, tirarlo più a fondo. «Sì, fottermi, fottermi sul tavolo», ansimò Lukas.

Markus afferrò i fianchi di Lukas, le ossa salde sotto le sue dita, e conficcò il suo cazzo più a fondo a ogni movimento. Il tavolo gemeva sotto di loro, la lampada oscillava proiettando ombre danzanti. L’odore di sudore e sesso riempì la stanza. Markus si chinò in avanti, il petto premuto contro la schiena di Lukas, e sussurrò nel suo orecchio: «Sei mio. Dimentica i numeri, dimentica il consiglio. Stanotte appartieni a me.»

«Sì, sono tuo», gemette Lukas. «Fottimi finché non riesco più a pensare.»

Markus si raddrizzò, le sue mani trovarono i fianchi di Lukas. Accelerò il ritmo, le sue spinte divennero più rapide, più dure, più disperate. Il sudore gli colava lungo la schiena, gocciolando sulla pelle nuda di Lukas. Sentì la tensione crescere nei suoi testicoli, una pressione inarrestabile. «Vengo», ansimò, «sto per venire.»

«Vieni dentro di me», gridò Lukas, «riempimi.»

L’orgasmo colpì Markus come un fulmine. Il suo corpo si contrasse, il suo cazzo guizzò e pulsò mentre scaricava il suo caldo, bianco seme in profondità nel culo di Lukas. Un getto dopo l’altro, una sensazione che lo lacerava e lo ricomponeva. Gemette forte, il corpo tremante, mentre si riversava dentro Lukas. Lukas sentì il calore dentro di sé, l’onda che lo scaldava dall’interno, e il suo stesso corpo si tese. Si premette contro Markus, cavalcando l’ultima spinta, finché Markus crollò su di lui esausto.

Per un momento tutto fu silenzio. Solo il loro respiro affannoso riempiva la stanza, mescolato all’odore di sperma e sudore. Markus rimase dentro di lui, il suo cazzo che si ammorbidiva, ma ancora profondo nel calore. Sentì i muscoli di Lukas contrarsi intorno a lui, come se non volessero lasciarlo andare.

Lentamente si ritirò, il suo cazzo scivolò fuori con un suono umido. Un rivolo di sperma colò lungo la coscia di Lukas. Lukas si girò, il viso arrossato, gli occhi vitrei. «Cazzo», mormorò, e attirò Markus in un ultimo, lungo bacio che sapeva di sale e sperma. «È stato un po’ troppo duro.» Ma il suo sorriso diceva altro. Era un sorriso di soddisfazione, di sazietà.

Markus rise piano, il respiro ancora corto. «Forse. Ma è stato dannatamente bello.» Si guardò intorno – la stanza del capo, le carte sparse, la lampada rovesciata. «E

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