Il primo sorso di vino brucia sulla sua lingua, mentre Maren sente la porta del bar chiudersi alle sue spalle. Quel leggero scatto è come un sigillo – ha varcato la soglia di un altro mondo. La stanza odora di fumo di sigaretta, di birra stantia e di un accenno di profumo che aleggia nell’aria come una promessa. Il suo sguardo cerca, lo trova subito: Jonas, a un tavolo nell’angolo in fondo, il mento appoggiato sulla mano. Lui sorride quando la vede, un sorriso timido, quasi imbarazzato, che le fa battere il cuore un po’ più forte per un istante. Sente i suoi capezzoli indurirsi sotto la sottile camicetta di seta, solo alla vista dei suoi occhi.

Si avvicina a lui, i tacchi che ticchettano piano sulle assi di legno consumate. Il bar è quasi vuoto, solo una coppia anziana siede al bancone, e dietro di esso il barista lucida un bicchiere come se fosse la cosa più importante al mondo. Maren si siede di fronte a Jonas, si infila una ciocca dei suoi capelli scuri dietro l’orecchio. La gonna le scivola un po’ più su, e lei vede il suo sguardo posarsi un attimo sulle sue cosce nude, prima di risalire. Un caldo formicolio le inonda la fica a quello sguardo rubato.
«Sei venuta», dice lui a bassa voce, la sua voce un sussurro roco che le striscia dritto in grembo.
«Ho detto che sarei venuta.» Lei prende un sorso dal bicchiere che lui le ha già ordinato – un vino rosso secco, proprio come piace a lei. Il liquido le scorre caldo giù per la gola, e sente la tensione nelle spalle allentarsi. Ma un’altra tensione, del tutto diversa, si accumula tra le sue gambe, un pulsare umido che si fa più forte a ogni battito del cuore.
«Come va a casa?» La sua domanda è cauta, quasi esitante.
Maren alza le spalle. «Come sempre. Thomas è davanti alla televisione, io leggo un libro. Non parliamo quasi più.» La sua voce suona amara, e lei stessa se ne accorge. Aveva giurato a se stessa che stasera non avrebbe parlato del suo matrimonio, non del vuoto che la coglie ogni sera sulla via del ritorno. Ma con Jonas è diverso. Lui ascolta senza giudicare. E la guarda come se volesse spogliarla nuda.
Lui posa la mano sul tavolo, le dita leggermente divaricate. Lei la fissa, i sottili peli sul dorso della sua mano che si stagliano dorati nella luce gialla del lampadario a soffitto. Le sue mani sono sottili, ma forti, con dita lunghe che un tempo hanno abbracciato una chitarra, come lei sa. Lei immagina come quelle dita aprano la sua fessura umida, come penetrino in lei, e la sua fica si contrae di brama. Lo ha conosciuto tre mesi fa a un vernissage. Lui fotografo, lei storica dell’arte – un incontro casuale davanti a un dipinto astratto che li aveva affascinati entrambi allo stesso modo. Da allora si vedono sporadicamente, a volte per un caffè, a volte per un bicchiere di vino. Non è mai successo nulla. Fino a oggi.
“Sono contento che tu sia qui”, dice lui, e le sue parole sono una carezza calda sulla sua pelle. Una carezza che sembra accarezzarle i seni.
Lei sorride, alza il bicchiere. “Salute.” Il vino scorre giù per la sua gola, e lei immagina che sia il suo cazzo a riempirle la bocca.
Il profumo del rischio
Il vino le sale lentamente alla testa, ma non è solo l’alcol a stordirla. È il modo in cui Jonas la guarda, come se fosse l’unica nella stanza. I suoi occhi sono marrone scuro, quasi neri, e hanno qualcosa di imperscrutabile. Lei si chiede cosa stia pensando, mentre se ne sta seduto così e beve la sua birra a piccoli sorsi. Immagina che lui immagini lei che cavalca sulle sue ginocchia, le sue labbra umide che scivolano attorno al suo glande turgido.
“Parlami della tua nuova serie”, dice lei, per riempire il silenzio che giace tra loro, pesante di parole non dette.
Lui si raddrizza, i suoi occhi si illuminano. “Sono ritratti di donne negli spogliatoi. Il momento in cui si tolgono la maschera, prima di uscire nel mondo.” Fa una pausa, cercando le parole. “Parla di vulnerabilità. Di ciò che nascondiamo.” La sua voce si fa più profonda. “Di ciò che mostriamo solo quando siamo nudi.”
Le sue parole la colpiscono più a fondo di quanto si aspettasse. Cosa nascondo?, pensa. L’insoddisfazione? Il desiderio di qualcosa che non sa nominare? O il formicolio che prova ogni volta che vede Jonas? Sa esattamente cosa nasconde: la sua fica bagnata e calda, che già ora grida per lui.
“Mi piacerebbe vederle”, dice lei a bassa voce, e non intende solo le foto. Intende il suo corpo nudo, il suo cazzo duro.
“Forse più tardi.” Il suo sorriso è eloquente, e lei sente un tirante nel petto che si espande verso il basso, nella pancia, tra le gambe. Stringe le cosce, come se potesse bandire la sensazione, ma questa diventa solo più forte. La sua fica sbatte umida tra le sue cosce, il tessuto del suo slip si inzuppa già del suo desiderio.
Il barista annuncia che stanno per chiudere. Maren getta un’occhiata all’orologio: poco dopo le undici. Thomas sarà già a letto, forse le ha mandato un messaggio che lei ha ignorato. Appoggia il bicchiere, sentendosi improvvisamente inquieta. Le mani le tremano per l’eccitazione.
«Facciamo ancora due passi?» La domanda di Jonas è un invito che lei non vuole rifiutare. Un invito a qualcosa di più di una semplice passeggiata.
Lei annuisce e si alza. Si infila la borsetta sotto il braccio mentre lui prende la giacca dallo schienale della sedia e l’aiuta a infilarla. Le sue dita sfiorano la sua nuca, un tocco fugace che le manda una scossa attraverso il corpo. I suoi capezzoli si induriscono tanto da premere contro la seta, e la sua fica sussulta come se lui l’avesse accarezzata direttamente.
L’oscurità della notte
Fuori l’aria è fresca, il cielo coperto di nuvole. La strada è deserta, solo un lampione proietta un cono di luce gialla sull’asfalto bagnato. Camminano fianco a fianco, i loro passi riecheggiano sul selciato. Maren rabbrividisce, e senza esitare Jonas le mette un braccio intorno alla spalla. Lei si appoggia a lui, sentendo il calore del suo corpo attraverso il tessuto sottile della camicetta. La sua mano scende più in basso, sfiora il lato del suo seno, e un gemito sommesso le sfugge dalle labbra.
«Vieni ancora da me? Abito a due strade da qui.» La sua voce è un soffio nel suo orecchio, che le manda un brivido lungo la schiena. Dovrebbe dire di no. Dovrebbe andarsene, tornare a casa, riprendere la sua vita ordinata. Ma invece annuisce, e una parte di lei, a lungo addormentata, si risveglia con tutta la sua forza. La sua fica pulsa, umida e pronta.
Il suo appartamento è al terzo piano di un vecchio edificio. Le scale scricchiolano sotto i loro passi, e l’aria odora di cera per pavimenti e di legno antico. Lei lo segue attraverso un corridoio stretto in un soggiorno pieno di libri e fotografie. Alle pareti sono appese le sue immagini – scatti in bianco e nero di corpi nudi che si dissolvono in luce e ombra. Lei si ferma davanti, osservando una silhouette femminile i cui contorni si confondono nella penombra. La donna nella foto ha le gambe leggermente aperte, una mano tra le cosce, e il polso di Maren accelera.
«È una delle tue?» La sua voce è rauca.
Lui le si avvicina da dietro, tanto vicino che lei sente il suo respiro sulla nuca. «Sì. Si intitola ‘Desiderio’.» Le sue mani si posano sui suoi fianchi, dolci, interrogative. Lei chiude gli occhi, appoggia la testa all’indietro contro la sua spalla. La sua bocca trova il suo orecchio, la sua lingua ne percorre il bordo. Un tremito la attraversa.
„Mi manchi, Maren. Ogni maledetto giorno.“ Le sue parole sono una confessione, e lei sente le sue mani che le sollevano la gonna, il tessuto che sale sulle sue cosce nude. La sua figa è già così bagnata che lo slip è fradicio. Le sue dita cercano il tessuto umido, lo accarezzano, e lei geme forte quando lui aumenta la pressione sulla sua fessura.
„Jonas…“, sussurra, e si gira tra le sue braccia. Ora sono uno di fronte all’altra, i suoi seni premuti contro il suo petto. Lei sente la durezza nei suoi pantaloni, il suo cazzo che spinge contro la sua pancia. Si morde il labbro inferiore quando percepisce l’entità della sua eccitazione.
„Ti voglio“, dice lui, con voce rauca e urgente. „Ti voglio adesso.“ La bacia, finalmente, un bacio profondo e imperioso che le toglie il respiro. La sua lingua si insinua tra le sue labbra, esplora la sua bocca, e lei ricambia il bacio con una passione che non provava da tempo. Le sue mani scendono lungo la sua schiena, afferrano le sue natiche, la spingono contro il suo cazzo duro.
Lei geme nella sua bocca, e le sue dita lavorano sulla sua cintura. Deve vederlo nudo, sentire il suo cazzo nella sua mano. Con qualche gesto goffo, gli apre i pantaloni, e quando abbassa i suoi boxer, il suo cazzo spunta fuori, duro e grosso. Lei guarda in basso: un’asta lunga e spessa con un glande gonfio che luccica di desiderio. Un rivolo di liquido di piacere cola lungo la parte inferiore, e lei non riesce a distogliere lo sguardo.
„Leccalo“, sussurra lui, e lei si inginocchia senza esitare. Il pavimento freddo penetra attraverso il suo collant, ma a lei non importa. Afferra il suo cazzo con una mano, sente il calore che emana da lui, la pelle liscia che si tende sopra la durezza. Si sporge in avanti e apre le labbra. Prima lecca solo il glande, assaporando il gusto salato del suo desiderio. Lui geme, le sue mani si infilano tra i suoi capelli. „Prendilo tutto“, insiste, e lei obbedisce. Apre la bocca spalancata e lascia che il suo cazzo scivoli dentro. Lui riempie completamente la sua bocca, il glande quasi tocca la sua gola. Lei lo prende più a fondo, la sua mano avvolge la parte che non entra in bocca. Succhia, la sua testa si muove su e giù, un ritmo umido e sciacquante che riempie la stanza.
„Sì, proprio così…“, ansima lui, e il suo bacino spinge leggermente verso di lei. Lei lo permette, lo prende ancora più a fondo, finché le sue labbra non incontrano la sua mano. La sua saliva cola lungo la sua asta, mescolandosi al suo liquido di piacere. Lei succhia più forte, la sua lingua gioca intorno al glande a ogni risalita. Sente le sue cosce tremare, le sue mani che guidano la sua testa. „Sto per venire“, la avverte lui, ma lei non vuole che lui venga nella sua bocca. Non ancora.
Lo lascia scivolare fuori dalla sua bocca, un ultimo bacio sul glande umido. Alza lo sguardo, le sue labbra sono gonfie e lucide. “Voglio fotterti”, dice direttamente, e la sua voce è profonda e rauca. “Voglio sentire il tuo cazzo nella mia fica.”
Lui la tira su, strappa la sua camicetta finché i bottoni non saltano. Lei lo aiuta a far scivolare il tessuto dalle sue spalle, e poi è in piedi davanti a lui, solo nel reggiseno di pizzo nero e nello slip bagnato. I suoi sguardi bruciano sulla sua pelle. Lui le afferra i seni attraverso il reggiseno, stringe i capezzoli duri tra pollice e indice. Lei geme, la testa le cade all’indietro. “Di più”, implora.
Lui apre il reggiseno con una mano, e i suoi seni fuoriescono, pesanti e pieni. Si china, prende un capezzolo in bocca e succhia. Un brivido di piacere la attraversa, dritto nella sua fica bagnata. Sente la sua mutandina diventare ancora più umida. La sua lingua circonda la punta dura, lui morde dolcemente, e lei emette un piccolo grido. Poi passa all’altro seno, coccolandolo con la stessa tenerezza.
La sua mano scivola tra le sue gambe, preme contro il tessuto bagnato. “Sei già completamente bagnata”, mormora contro la sua pelle. “Sento la tua fica umida attraverso lo slip.”
“Fottimi”, supplica. “Non ce la faccio più.”
Lui sposta lo slip di lato, e le sue dita scivolano nella sua fessura umida. È così calda e bagnata che le sue dita entrano senza sforzo. “Sei incredibile al tatto”, sussurra, mentre la dilata con due dita. Lei stringe le sue dita con la sua figa stretta, i suoi fianchi si muovono contro la sua mano. Lui aggiunge un terzo dito, e lei sente come le apre le pareti, preparandola a ciò che verrà. Il suo pollice sfregia il suo clitoride, e lei sussulta, un presagio dell’orgasmo imminente.
“Voglio il tuo cazzo”, dice, senza fiato. “Adesso.”
Lui tira fuori le dita, e lei assaggia se stessa su di esse, un bacio umido e salato. Poi la conduce al divano, la spinge sui cuscini. Lei è sdraiata sulla schiena, le sue gambe penzolano oltre il bordo. Lui le toglie lo slip, il filo della sua umidità si tende tra il suo corpo e il tessuto. Poi le apre le gambe larghe e si china su di lei.
Il suo cazzo, ancora umido della sua saliva, sfiora le sue labbra bagnate. Lui strofina il glande attraverso la sua fessura, raccogliendo la sua umidità, e lei geme a ogni tocco del suo clitoride. “Per favore”, implora.
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