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Primo tocco sul molo notturno

Racconti Prime Volte · circa 11 min di lettura · Vietato ai minori di 18

«Hai mai dormito con qualcuno?» La domanda cade nel silenzio della notte tiepida, un sasso gettato nell’acqua della nostra intimità.

Siamo seduti sul pontile di legno, le gambe che penzolano sull’acqua scura. L’aria odora di alghe e legno umido, mescolata al profumo dolciastro del suo deodorante. Lukas ha inclinato la testa all’indietro e fissa il cielo, come se avesse solo commentato il tempo. Ma io sento il peso delle sue parole.

«Intendi… in generale o con me?» La mia voce suona più sottile di quanto vorrei, come il frinire di una singola cicala.

Lui gira la testa verso di me, un sorriso storto sulle labbra. «In generale.»

Deglutisco. Ci conosciamo da tre settimane, dalla prima lezione. Ogni giorno abbiamo studiato insieme, parlato, riso. Ma questo è diverso. Da quando siamo arrivati al lago due ore fa, c’è una tensione nell’aria che non ha nulla a che fare con le cicale. È il crepitio tra i nostri corpi, la silenziosa promessa di pelle contro pelle.

«No», dico piano, guardando l’acqua nera. «Mai.»

Lui alza un sopracciglio. «Davvero? Hai vent’anni.»

«Sì, davvero. Ho solo… aspettato.» Chi? Cosa? La domanda vibra non detta tra di noi.

Lukas non dice nulla. Invece si avvicina, finché la sua coscia tocca la mia. Il contatto brucia attraverso il tessuto sottile dei miei shorts, una scossa che mi guizza fino al ventre. «E adesso?», chiede, la voce più profonda di prima, come un mormorio sotto la superficie dell’acqua.

«Adesso… non sono più così sicura di cosa stessi aspettando.»

Lui posa una mano sul mio ginocchio. Il calore delle sue dita è come una piccola scossa che mi sfavilla dalla rotula all’anca. «Non voglio farti pressione», dice, e sento la verità nella sua voce. «Ma se sei pronta… mi piacerebbe essere il tuo primo.»

Il mio cuore martella contro le costole, un ritmo selvaggio che sovrasta quello delle cicale. Mi giro verso di lui, vedo i suoi occhi nella luce fioca delle stelle. Sono grigi, quasi argentei, e in questo momento pieni di serietà. Nessun gioco, nessuna frase fatta. Solo lui e io e la notte.

«Sì», sussurro, e la parola sembra un tuffo nell’acqua fredda. «Sono pronta.»

Si sporge in avanti e mi bacia. Dapprima dolcemente, poi con più insistenza. Le sue labbra sanno di sale e di qualcosa di dolce – la limonata che abbiamo bevuto poco fa. La sua mano scivola dal mio ginocchio alla coscia e vi resta, un peso caldo e pesante. Sento ogni singolo dito come fuoco che brucia attraverso il tessuto. Il bacio si approfondisce, la sua lingua trova la via tra le mie labbra, e io mi apro a lui, lo lascio entrare. Un lieve gemito mi sfugge, mentre la sua mano sale più su, fino a incontrare il bordo dei miei shorts. Lui esita, chiede con gli occhi, e io annuisco quasi impercettibilmente.

Le sue dita scivolano sotto il tessuto, sfiorano lo slip, già umido per l’eccitazione che cresce in me. Lui lo sente, un sorriso leggero sulle sue labbra, e per un momento mi vergogno, ma la sensazione viene sopraffatta da un caldo pulsare che parte dal suo tocco. “Sei già tutta bagnata”, sussurra al mio orecchio, e la sua voce mi fa rabbrividire. “Questo mi eccita così tanto.”

Non riesco a rispondere, troppo concentrata sulla sua mano che ora accarezza il tessuto umido del mio slip. Lui preme dolcemente, e sento la mia fica sussultare sotto il suo tocco, una contrazione involontaria che mi fa desiderare di più. “Vieni”, dice e si alza, tendendomi la mano. “Andiamo nella capanna.”

La capanna

La capanna è dei suoi genitori – una piccola costruzione in legno a venti metri dalla riva. Dentro è fresco, odora di legno vecchio e naftalina, mescolato al profumo di erbe essiccate. Lukas accende una candela, la cui fiamma fa danzare ombre sulle pareti. C’è una sola stanza: un letto, un tavolo, due sedie. Niente tende, solo l’oscurità fuori che ci avvolge.

Io sto in piedi, incerta al centro, mentre lui si gira e mi guarda. “Sei sicura?”, chiede, e io annuisco, anche se le ginocchia mi tremano. Lui viene davanti a me, posa le mani sulle mie spalle. “Allora lasciati spogliare da me.”

Non è una domanda, ma un invito. Le sue dita trovano l’orlo della mia maglietta e la tirano lentamente verso l’alto. Il tessuto sfiora la mia pelle, e un brivido mi percorre la schiena. Alzo le braccia, e per un momento sono nuda fino ai fianchi, solo con il reggiseno ancora addosso. Il suo sguardo scorre sulla mia pelle, e vedo il suo pomo d’Adamo muoversi, mentre deglutisce.

“Sei bellissima”, dice piano, e le parole sembrano un tocco.

Arrossisco – lo sento fino alla punta dei piedi, un calore che viene da dentro. Lui apre il reggiseno con un movimento fluido che mi sorprende. Le bretelle cadono, il tessuto si scioglie, e i miei seni sono scoperti. L’aria della capanna accarezza la mia pelle e indurisce i capezzoli, due piccole colline di pelle d’oca.

Lukas china il capo e ne prende uno in bocca. Un brivido mi attraversa – non un formicolio alla schiena, piuttosto un profondo strattone che si irradia dal petto fino al basso ventre, un filo di piacere. La sua lingua ruota intorno alla punta, prima dolce, poi esigente, un gioco umido e caldo. Afferro i suoi capelli, che sembrano morbidi e folti, e lo stringo più forte a me.

«Lukas…» Il mio gemito è sommesso, ma riempie la stanza.

Lui continua, passa all’altro seno, mentre la sua mano massaggia il primo, un impastare delicato che mi trascina ancora più a fondo nella sensazione. Le mie ginocchia si fanno molli, e devo aggrapparmi alla sua spalla. Lui lo sente, si raddrizza e mi conduce verso il letto. Il materasso è più duro di quanto pensassi, la lenzuola sanno di ammorbidente e di qualcosa di aspro che sa di lui.

Si siede accanto a me, si sfila la maglietta. Il suo petto è snello ma definito – una sottile striscia di peli scuri scende dall’ombelico in giù, una freccia che punta verso il basso. Appoggio una mano sul suo petto, sento il suo battito cardiaco, rapido e forte sotto le mie dita. «Spogliati anche tu», dico, e la mia voce ora suona più ferma.

Lui sorride e si alza, apre i pantaloni con un gesto che è naturale come respirare. I pantaloncini cadono, i boxer li seguono. Il suo membro è già eretto, il glande scuro e umido, una goccia di madreperla sulla punta. Trattengo il respiro. È la prima volta che vedo un uomo nudo così da vicino, e voglio assorbirlo, con tutti i sensi. Il suo cazzo è lungo e grosso, le vene sporgono leggermente, e il prepuzio è retratto, così che il glande turgido è scoperto. Un’involontaria salivazione mi riempie la bocca a quella vista.

«Non aver paura», dice, si siede di nuovo e mi bacia, le sue labbra morbide ed esigenti. «Prendiamoci tempo.»

Le sue mani vagano sul mio corpo, accarezzano i miei fianchi, il mio ventre, ne tracciano le curve. Poi scivolano più in basso, sbottonano i miei pantaloncini, abbassano la cerniera. Lui tira via il tessuto lentamente, e io sollevo il bacino per aiutarlo. Ora giaccio davanti a lui solo in slip, il tessuto scuro macchiato dalla mia umidità. Lukas lo fissa, e vedo il suo cazzo muoversi, un leggero sussulto.

«Stai già gocciolando», dice, la sua voce roca. «Voglio assaggiarti.»

Si china su di me, scosta lo slip di lato, e la sua lingua trova la mia fessura. Un grido mi sfugge mentre le prime volte lecca le mie labbra umide, spingendo la lingua in profondità tra di esse. Mi esplora, assapora la mia eccitazione che si raccoglie sulla sua lingua. «Mmmh, hai un sapore dolce», mormora, e io riesco a malapena a pensare, tanto sono concentrata sulla sua lingua che ora trova la mia clitoride. Ci gira intorno, prima dolcemente, poi con più insistenza, la succhia, e io sollevo il bacino contro il suo viso, voglio penetrarlo più a fondo.

«Sì, proprio così», gemo. «Leccami, Lukas, per favore.»

Lui sorride contro la mia fica, le vibrazioni mi fanno tremare ancora più forte. La sua lingua si immerge dentro di me, il più a fondo possibile, e sento come il mio buco si contrae, come se volesse tirarlo dentro di sé. Le mie mani si aggrappano al lenzuolo, la mia testa si getta da un lato all’altro. Sono sul punto di venire, la tensione cresce in me come un’onda che si accumula poco prima di infrangersi.

«Non ancora», dice lui, e si raddrizza. «Voglio venire dentro di te.»

Mi toglie del tutto lo slip, mi apre le gambe, e giaccio nuda davanti a lui, la mia fica aperta e umida. Lui si china in avanti, il suo glande sfiora la mia fessura, e io sussulto indietro per l’intensità del contatto. «Niente paura», ripete. «Ti preparo.»

Le sue dita scivolano verso il mio buco, prima uno, che si immerge lentamente, mi dilata. Ansimo, la sensazione è estranea, ma non sgradevole. Il suo dito si muove dentro di me, esce di nuovo, si immerge più a fondo. Un secondo dito si aggiunge, e sento la dilatazione, un bruciore tirante che lentamente si trasforma in piacere. Mi masturba dolcemente, i suoi pollici accarezzano la mia clitoride, e io mi rilasso, mi apro per lui.

«Sei pronta?», chiede, la voce roca.

«Sì», sussurro. «Ma stai attento.»

Lui annuisce, si raddrizza, e guida il suo cazzo verso il mio buco. Il glande preme contro l’apertura, e io trattengo il respiro. Poi si spinge dentro, lentamente, pezzo dopo pezzo. Io grido, un dolore acuto mi attraversa mentre perfora il mio imene. Le lacrime mi salgono agli occhi, ma Lukas si ferma, aspetta finché non mi sono abituata a lui.

«Respira», sussurra. «Lasciami semplicemente essere dentro di te.»

Faccio un respiro profondo, e il dolore diminuisce, lascia spazio a una sensazione piena e pressante. Sento ogni centimetro di lui dentro di me, come mi riempie, come la mia fica si chiude intorno a lui. «Muoviti», dico piano. «Lentamente.»

Comincia a muoversi, prima con spinte delicate che mi fanno affondare sempre più a fondo sul suo cazzo. Sento come scivola dentro di me, come la mia umidità attenua l’attrito. Lentamente, il dolore viene sopraffatto dal piacere, un pulsare profondo che si intensifica a ogni spinta. Lui geme piano, il suo respiro si fa più rapido, e vedo la tensione sul suo viso.

«Cazzo, sei così bella da sentire», geme. «Così stretta, così calda.»

Sollevo il bacino per andargli incontro, e lui spinge più a fondo, colpendo un punto dentro di me che mi fa gridare. «Lì, proprio lì», ansimo. «Oh Dio, Lukas, continua.»

Mi prende le gambe e me le mette sulle spalle, una nuova posizione che gli permette di penetrarmi più a fondo. Le sue spinte diventano più veloci, più dure, il letto scricchiola sotto il nostro peso. Sento l’orgasmo montare dentro di me, un’onda che si alza sempre più. La sua mano trova la mia clitoride e la stimola al ritmo delle sue spinte, e perdo il controllo.

«Vengo, Lukas, vengo», grido, e l’orgasmo mi travolge, un violento sussulto che mi scuote tutta. La mia fica pulsa intorno al suo cazzo, e lo sento gemere mentre raggiunge il suo culmine.

«Anch’io», ansima. «Vengo dentro di te, sì.»

Con un’ultima, profonda spinta, si riversa dentro di me. Sento il suo latte caldo schizzarmi dentro, una sensazione che mi trascina ancora più a fondo nell’eccitazione. Lui si accascia su di me, il suo respiro è affannoso, e io lo tengo stretto, sentendo come entrambi lentamente ci calmiamo.

Un lungo momento di silenzio, in cui si sente solo il nostro respiro. Poi lui alza la testa, mi bacia dolcemente. «Stai bene?», chiede.

«Sì», dico, e lo penso davvero. «Più che bene.»

Si rotola accanto a me, mi attira tra le sue braccia. Appoggio la testa sul suo petto, ascolto il suo battito cardiaco che lentamente torna calmo. «È stato bello», sussurro.

«Sì», dice lui, e mi bacia i capelli. «E abbiamo ancora tutta la notte.»

Sento la sua mano accarezzarmi la schiena, e un sorriso si diffonde sul mio viso. La candela ancora tremola, proiettando ombre sul muro. Fuori, nel lago, l’acqua sciaborda, e le cicale friniscono. Ma per me, in questo momento, esiste solo lui, il suo corpo contro il mio, il calore che emana. So che questo è l’inizio di qualcosa – qualcosa che mi ha cambiata, per sempre.

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