L’odore di metallo e aria viziata avvolge Lena mentre apre la stretta porta dello scompartimento. Un misto di diesel, detersivo e il profumo dolciastro di una donna sconosciuta. Il treno notturno per Palermo è già in movimento, le luci della stazione di Roma scivolano via come perle liquide d’ambra. Jonas sta dietro di lei, la sua mano sul suo fianco, la spinge dolcemente nello spazio. Lo scompartimento è piccolo, due cuccette una di fronte all’altra, un tavolino pieghevole, un finestrino che riflette l’oscurità. Lei getta la borsa sulla cuccetta inferiore e si gira verso di lui. I suoi seni si tendono sotto il tessuto sottile del vestito, i capezzoli si delineano, duri per l’eccitazione e il freddo. Sente che le mutandine sono già umide, una zona bagnata e calda che preme contro le sue labbra.

“Finalmente soli”, sussurra lui, e la sua voce suona più profonda del solito, più roca. Fuori, le luci cambiano, il treno accelera. Lena sente la vibrazione del pavimento attraverso le suole delle scarpe, un ronzio regolare che si insinua nel suo corpo. Si toglie la giacca, la lascia cadere sulla cuccetta. Lo sguardo di Jonas è scuro, indagatore. Lui ha chiuso la porta dietro di sé, la serratura è scattata in modo udibile. Nessun passaggio, solo loro due in questa gabbia oscillante d’acciaio e velluto. Il suo cuore batte forte contro le costole, il sangue le ronza nelle orecchie mentre lo guarda. I suoi pantaloni sono tesi all’altezza del cavallo, il profilo del suo pene si delinea chiaramente, spesso e duro, pronto a prenderla.
“Voglio sentirti”, dice lei, e suona come un invito, anche se lo aveva inteso come una supplica. Lui si avvicina, le sue dita scivolano sul suo collo, premono nella pelle morbida sotto il suo orecchio. Le sue labbra incontrano le sue, calde e esigenti. Il bacio sa di caffè e dell’aria salata del mare che vedranno tra poche ore. Le ginocchia di Lena cedono, lei si appoggia al suo petto, sente il tessuto rigido della sua camicia, il calore sotto. Il treno sobbalza, una curva li getta l’uno contro l’altra. Lui la trattiene, le sue braccia si chiudono intorno a lei, la tengono stretta. La sua lingua penetra nella sua bocca, scivola sui suoi denti, esigente e avida. Lei sente il suo corpo reagire, l’umidità tra le sue gambe diventa una vera e propria ondata che inzuppa le sue mutandine.
„Non vedevo l’ora tutto il giorno“, mormora lui contro la sua bocca. „Di questo. Di averti tutta per me.“ Lei non risponde, ma lo tira giù sul lettino inferiore. Il materasso è duro, le lenzuola odorano di amido. Sopra di loro la finestra, nera a parte qualche raro lampione che sfreccia via. Lena si sdraia, Jonas si china su di lei, il suo corpo si tende come se stesse per scattare da un momento all’altro. Lei strappa la sua camicia, i bottoni saltano, uno rotola sul pavimento e finisce sotto il tavolino pieghevole. Lui ride piano, un suono rauco che la colpisce ancora più a fondo nel ventre. Il suo petto è nudo, i muscoli si delineano sotto la pelle, i capezzoli induriti. Lei passa le mani sul suo petto, sente il calore che emana da lui, e il suo stesso desiderio diventa quasi insopportabile.
Le sue mani sono dappertutto, sollevano il tessuto del suo vestito, sfiorano le sue cosce. Sotto non porta niente, solo la pelle nuda che si increspa sotto le sue dita. Lui geme quando se ne accorge. „Diavoletto.“ Lena sorride, una sensazione di trionfo mista a vergogna. Sì, l’aveva pianificato. Ma ora, sotto il suo sguardo ardente, sembra una messa a nudo. Lui si inginocchia, le toglie il vestito dalla testa, lo getta con noncuranza sull’altro lettino. Poi le scarpe, una dopo l’altra, ognuna con un lieve tonfo. Il treno sferraglia su uno scambio, il rumore filtra attraverso le pareti, ricordandole che non sono soli al mondo, che là fuori ci sono persone, controllori, altri passeggeri. Ma qui, in questo scompartimento, conta solo Jonas.
Lui si china, le sue labbra sfiorano il suo ventre, una linea delicata dall’ombelico in su. Lei trattiene il respiro, la sua lingua traccia disegni, cerchi che si fanno via via più stretti. Le sue mani tengono i suoi fianchi, il pollice accarezza l’osso, proprio dove la pelle è più sottile. Lena affonda le dita tra i suoi capelli, le ciocche sono morbide, profumate di lavanda dell’hotel di Roma. Lui si era fatto la doccia stamattina, mentre lei era ancora a letto, e lei lo aveva guardato mentre l’acqua gli scorreva sulla schiena. Adesso sente il sapore del sapone sulla sua pelle, salato e limpido. La sua lingua scende più giù, sul suo ventre, i suoi fianchi, fino ad arrivare tra le sue gambe. Lei sente il suo alito caldo sulla sua fica umida, direttamente sulle labbra, e trema in tutto il corpo. La sua fica è completamente bagnata, le labbra gonfie e rosa, il clitoride pulsa di desiderio.
«Jonas», sussurra, e il suo stesso nome suona estraneo, come una preghiera. Lui alza la testa, i suoi occhi sono neri, le pupille dilatate. «Dillo ancora». Lei scuote la testa, lo attira a sé, le sue gambe si avvolgono intorno alla sua vita. Il tessuto dei suoi pantaloni sfrega contro l’interno nudo di lei, una consistenza ruvida che la fa impazzire. Vuole sentirlo, direttamente, senza barriere. Le sue mani scendono verso la sua cintura, il metallo scatta, la cerniera cede. Lui si raddrizza, si toglie pantaloni e boxer in un unico movimento che lei trova inconsciamente aggraziato. Poi è di nuovo sopra di lei, nudo, la pelle calda, il peso del suo corpo una carezza. Il suo cazzo preme contro il suo ventre, duro e pulsante, il glande umido di una goccia di liquido preseminale. Lei sente il calore che emana da lui, il tepore del suo corpo che si preme contro il suo.
Il treno sfreccia nella notte, l’oscurità fuori è totale. Solo la piccola lampada sopra la cuccetta emana luce, un giallo caldo che proietta ombre. Lena può vedere ogni linea del suo viso, la leggera ruga tra le sue sopracciglia quando si concentra, il tremito dell’angolo della sua bocca. Lei tocca il suo viso, percorre la mascella fino al suo orecchio. Lui gira la testa, bacia il palmo della sua mano, la sua lingua una striscia umida. Poi si ritira, il suo sguardo scende sul corpo di lei. Lei giace davanti a lui, aperta, le gambe leggermente divaricate, e non si vergogna. Non qui, non ora.
«Voglio vederti», dice, e la sua voce è rauca. Lui si raddrizza, s’inginocchia tra le sue gambe, le mani sulle sue ginocchia. Lentamente le spinge aparte, finché lei è completamente aperta. L’aria dello scompartimento sfiora la sua pelle umida, la rinfresca, mentre un’ondata di calore sale dentro di lei. Lei trema, ma non per il freddo. Il suo pollice trova la sua fica, scivola attraverso l’umidità, traccia i contorni delle sue labbra. Lena lascia uscire il respiro, un suono a metà tra un sospiro e un gemito. I suoi fianchi si sollevano verso di lui, una muta supplica. Lui immerge il pollice più a fondo, sente l’apertura stretta e bagnata, e lei emette un piccolo grido quando lui aumenta la pressione. Il pollice penetra, lentamente, centimetro dopo centimetro, finché è infilato in profondità nella sua fica. Lei è così stretta che lui sente ogni centimetro, le pareti della sua vagina lo avvolgono, pulsanti di desiderio.
«Subito», sussurra, e la sua mano scompare per afferrare il suo cazzo. Si solleva, il glande preme contro le sue labbra, sfregando attraverso l’umidità, direttamente sopra il suo clitoride gonfio. Lena geme, il suono interrotto da uno scossone del treno che li spinge più vicini. Lui sfrutta il movimento, si spinge più in profondità, il suo cazzo scivola dentro di lei, lento ma deciso. Lei sente come lui si espande, le pareti della sua vagina si chiudono attorno a lui, adattandosi. Il suo respiro si blocca quando lui è completamente dentro di lei, fino in fondo. Per un momento resta così, immobile, e lei sente solo il suo peso, il suo calore, il pulsare del suo cazzo dentro di lei. La connessione è perfetta, come se fossero fatti l’uno per l’altra.
Poi lui inizia a muoversi. Lento, spinte profonde che scuotono tutto il suo corpo. Ogni spinta la schiaccia più a fondo nel materasso, il treno sussulta allo stesso ritmo, come se i binari dettassero il loro tempo. Lena avvolge le gambe attorno alla sua vita, tirandolo ancora più dentro di sé. Le sue mani si aggrappano alla sua schiena, i muscoli si tendono sotto le sue dita. Lui geme nel suo orecchio, il respiro caldo le accarezza la pelle, e lei sente che lui si perde nel movimento. «Scopami», sussurra, e la parola sembra proibita, ma perfettamente giusta. «Scopami più forte, Jonas.» Lui obbedisce, le sue spinte diventano più veloci, più dure, il cazzo scivola in profondità nella sua fica umida, sfregando contro le pareti sensibili. Lei sente il piacere crescere dentro di sé, un’onda che si accumula, che la spinge verso l’apice.
Il suo ritmo cambia, diventa più irregolare, come se stesse perdendo il controllo. Lui si solleva, le sue mani afferrano i suoi fianchi, tirandola più vicina a sé. Ora lei può vedere come il suo cazzo scompare dentro di lei e riappare, bagnato dalla sua umidità, che brilla sulla sua pelle. La vista è troppo, lei sente i muscoli del suo basso ventre contrarsi, un primo spasmo che la annuncia. «Vengo», ansima, e la sua voce si spezza. «Jonas, vengo.» Lui spinge più a fondo, un’ultima spinta, e poi l’onda si abbatte su di lei. Gli orgasmi la travolgono, violenti, intensi, una serie di contrazioni che catturano tutto il suo corpo. Lei trema sotto di lui, le sue mani si aggrappano ai suoi capelli, la bocca aperta in un grido muto. Lui geme quando sente le sue contrazioni, e poi lei sente che anche lui si perde, il suo sperma schizza dentro di lei, caldo e abbondante, mentre lui affonda la testa nella sua spalla.
Giacciono immobili, solo il rumore del treno e il loro respiro affannoso riempiono lo spazio. Il suo corpo grava pesante su di lei, la pelle si appiccica, bagnata di sudore. Lena sente il suo sperma che cola lentamente dalla sua fica, un flusso caldo che inumidisce le sue cosce. Non si muove, non vuole distruggere questo momento. Fuori, le luci sfrecciano via, una città, un tunnel, un campo. Sono diretti a Palermo, ma il tempo sembra essersi fermato. Lui solleva la testa, la guarda, i suoi occhi sono morbidi, la durezza del momento è svanita. «Sei perfetta», sussurra, e lei gli crede. Sente il suo cazzo diventare molle dentro di lei, mentre si ritira lentamente, sciogliendo il legame, ma la sensazione rimane. Lei lo attira a sé, la testa sul suo petto, e insieme ascoltano il ritmo delle rotaie, che li trasporta più avanti nella notte.
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