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Treno notturno per Firenze

Racconti Viaggio · circa 12 min di lettura · Vietato ai minori di 18

Il profumo di cuoio vecchio e ottone lucido aleggia nell’aria dello scompartimento, mescolato al leggero odore dolciastro di agrumi proveniente dal beauty-case di Marina e al sottile, animalesco aroma della sua stessa umida eccitazione. La sua fica è già, ancor prima che lui l’abbia toccata, così bagnata che le mutandine si sono scurite e aderiscono alle sue labbra. Lei siede vicino al finestrino, la fronte appoggiata al vetro freddo, e guarda le luci di Milano che iniziano lentamente a confondersi. Jonas, di fronte a lei, sfoglia una guida turistica, ma i suoi occhi tornano continuamente a lei, alla fessura tra le sue cosce, dove la gonna si tende e lascia intravedere l’inizio della sua umida fenditura. Il leggero rigonfiamento dei suoi seni sotto la camicetta sottile, i capezzoli duri che si delineano attraverso il tessuto. Il suo cazzo diventa duro come la pietra, preme dolorosamente contro il tessuto dei pantaloni, e lui immagina come si sente, bagnata e calda e stretta come un pugno, quando è dentro di lei.

Il primo bacio al ritmo delle rotaie

«Stanca?», chiede lui a bassa voce, la sua voce roca per il desiderio represso. Lei scuote la testa, i suoi occhi incontrano i suoi, e nel suo sguardo c’è un invito silenzioso e spudorato che fa indurire ancora di più il suo cazzo, finché il glande preme contro la cerniera e una macchia umida appare sul tessuto. «Solo eccitata. E arrapata. Cazzo, quanto sono arrapata.» Il treno accelera, il rumore ritmico delle ruote diventa un battito costante e fragoroso che riecheggia nei loro corpi e convoglia ogni vibrazione nella sua fica umida. Lui mette via la guida e si avvicina, la sua coscia si preme contro la sua, il muscolo duro spinge contro la sua pelle morbida. La sua mano trova il suo ginocchio, e sebbene lei abbia già sentito il suo tocco mille volte, questa volta è diverso – sotto gli sguardi estranei dell’oscurità che entra dai finestrini, sembra proibito, sporco, eccitante. Lei gira la testa verso di lui, e le sue labbra sono già lì. Il bacio è profondo, un accordo silenzioso che questa notte sarà diversa. La sua lingua gioca con la sua, esigente ed esplorativa, mentre il treno si infila in una galleria e il nero del finestrino li isola completamente. Lei sente la sua saliva sulla lingua, il sapore salato della sua pelle, e la sua fica inizia a pulsare, le labbra si gonfiano e diventano umide, la fica si contrae, desiderando qualcosa che la riempia.

La sua mano scivola lentamente dal suo ginocchio verso l’alto, sotto l’orlo della gonna. Lei sente le sue dita calde sulla pelle nuda della coscia, e un brivido le percorre la schiena, raccogliendosi nella sua fessura umida. Apre le gambe di un soffio, un invito silenzioso, le sue cosce si schiudono come le valve di un’ostrica, pronte ad accoglierlo. Le sue dita vagano oltre, accarezzano l’interno della sua coscia, sempre più vicine al bordo dello slip. Lei respira più affannosamente, preme i seni contro il suo petto, i suoi capezzoli duri si strofinano contro la stoffa della sua camicia, le punte diventano rigide e dolgono di desiderio, mentre approfondisce il bacio. Le loro lingue danzano insieme, esigenti e giocose al contempo. Lei morde dolcemente il suo labbro inferiore, e lui emette un gemito sommesso, un suono che sembra scorrere direttamente nella sua fica umida, rendendola ancora più bagnata. Le sue dita raggiungono il tessuto sottile del suo slip, e lui sente subito il calore, l’umidità che filtra attraverso la stoffa, inumidendogli la punta delle dita. Lui accarezza con un dito il tessuto, proprio sopra la sua fessura umida, e lei sussulta, un gemito sommesso le sfugge dalle labbra, i suoi fianchi si sollevano verso di lui. “Toccami, Jonas. Lì dove sono più bagnata.”

Svestirsi sotto le coperte da viaggio

Marina si stacca da lui e tira la sottile coperta di lana sulle loro gambe, un velo sottile di segretezza che nasconde le loro mani. Le sue dita lavorano sul bottone dei suoi pantaloni, e il suo respiro affannoso conferma ciò che lei vuole. Apre la cerniera, e il suo cazzo duro preme contro l’apertura dei pantaloni, il glande si delinea sotto la stoffa, una macchia gonfia e umida. Jonas l’aiuta a spostare il tessuto di lato, e il suo cazzo balza fuori, duro, grosso, il glande luccica umido nella luce fioca, una goccia di liquido pre-eiaculatorio perla dalla punta. Lei lo prende in mano, il calore e il peso la sorprendono ogni volta. Afferra l’asta e inizia a scorrere lentamente su e giù, le sue dita avvolgono la grossa vena che pulsa sul lato inferiore, sentono ogni sussulto. Lui geme sommessamente mentre lei fa scorrere il pollice sulla punta, raccoglie la goccia di liquido pre-eiaculatorio e la distribuisce con movimenti circolari, irritando il sensibile glande. Lui preme la testa contro l’imbottitura del sedile, le sue mani si aggrappano ai braccioli, le nocche diventano bianche. “Cazzo, Marina, la tua mano è dannatamente fantastica.”

«E se qualcuno entrasse?», sussurra lui con voce rauca, un gracchiare roco, mentre cerca di non gemere troppo forte. Ma la sua mano scivola sotto la sua gonna, sposta da parte lo slip, che è umido e caldo tra le sue cosce, il tessuto incollato alle sue labbra. Le sue dita scivolano tra le sue labbra umide, e lui sente il suo calore, la sua umidità, il suo profumo, che lo fa quasi impazzire. Lei è già bagnata, grondante, le sue cosce si aprono per lui come da sole. «Allora dobbiamo stare zitti», mormora lei al suo orecchio, e la sua lingua traccia il bordo del suo orecchio, mentre la sua mano continua a massaggiargli il cazzo, spingendo indietro il prepuzio dal glande, sfregando l’asta dalla base alla punta. Le sue dita penetrano in lei, due alla volta, e lei si morde il labbro per non gridare. La sua fica è stretta e calda, i suoi muscoli si contraggono immediatamente intorno alle sue dita, risucchiandole più a fondo. Il treno sobbalza su uno scambio, e il movimento spinge la sua mano più in profondità dentro di lei, le dita penetrano più a fondo, fino a trovare il suo punto più intimo, la zona ruvida che la fa impazzire. Lei sente i suoi muscoli contrarsi intorno alle sue dita, e un leggero tremore percorre il suo corpo. «Oh, Jonas, scopami con le dita», sussurra lei, appena udibile, mentre si preme contro la sua mano, i suoi fianchi si sollevano verso di lui e il sudore le perla sulla fronte. Lui muove le dita dentro di lei, lente e profonde, le piega, sfregando sul suo punto G, e le sue gambe tremano, la sua fica diventa ancora più bagnata, l’umidità cola lungo il suo polso. Lui infila un terzo dito in lei, e lei ansima piano, la tensione è intensa, quasi dolorosa, ma incredibilmente eccitante, la sensazione di essere riempita la porta sull’orlo.

Lavora sulla sua cintura, lo libera completamente, e si china, la coperta scivola dalle sue spalle, rivelando i suoi seni nudi, sodi e rotondi, i capezzoli duri come ciottoli. L’odore familiare di lui, mescolato al profumo della notte e al pungente aroma muschiato del suo cazzo, la fa sentire stordita. Lo prende in bocca, e lui soffoca una bestemmia con un pugno davanti alla bocca. Il suo glande è liscio e turgido, e lei lo avvolge con le labbra, succhiando dolcemente mentre la sua lingua ruota sulla parte inferiore sensibile, leccando la fessura dove aderisce il sapore salato della sua secrezione. La sua testa si muove a ritmo con il treno, mentre lo avvolge umidamente, prendendolo sempre più a fondo, finché non lo sente interamente in gola, l’asta spessa che le riempie la gola. Soffoca leggermente, ma si costringe a prenderlo tutto, il naso sepolto nel suo pube, mentre accarezza il suo cazzo con la lingua. Lui geme, un suono profondo e gutturale, le sue mani afferrano i suoi capelli, spingendola più a fondo sul suo asta. “Sì, sì, prendilo, ingoialo tutto.”

Lui ritira le dita dalla sua fica bagnata, con un rumore umido e schioccante, e le porta alla bocca, leccandole pulite, assaporando i suoi succhi, dolci e salati insieme. Poi si sporge in avanti, scosta la coperta, e immerge la testa tra le sue gambe. La sua lingua trova subito la sua fessura umida, leccando attraverso le labbra bagnate, e la sua fica si apre per lui, i piccoli capezzoli rosa delle labbra interne che balenano. Lei ansima quando la sua lingua sfiora il suo clitoride, direttamente sopra il piccolo nodo duro, così sensibile che quasi sobbalza. “Oh Dio, Jonas, leccami, lecca la mia fica bagnata.” La sua lingua circonda il clitoride, si immerge nella sua apertura, leccando i succhi che fluiscono da lei come ruscelli. Lui succhia le sue labbra, mordicchiando dolcemente, mentre la sua lingua penetra in profondità in lei, assorbendo il suo sapore. Il suo sapore è forte, selvaggio, di sesso e desiderio, e lui non ne ha mai abbastanza. Le sue mani tengono aperte le sue cosce, la sua lingua lavora come una furia, leccando e succhiando, finché la sua fica non inizia a tremare, si contrae e il primo orgasmo la attraversa, un’onda che la costringe ad aggrapparsi ai suoi capelli, mentre gemendo sussurra il suo nome. “Jonas, vengo, vengo, sì!” Lui non si ferma, continua a leccare attraverso la sua fica che sussulta, cogliendo ogni onda di piacere, bevendo i suoi succhi, finché lei non si rilassa e trema.

Ora non è più possibile trattenersi. Spinge via del tutto la coperta, la sua gonna è scivolata intorno alla vita, il suo slip pende su una caviglia. Si siede a cavalcioni su di lui, le sue cosce umide si allargano sopra il suo duro asta, e sente il calore dei suoi fianchi sotto di sé. Afferra il suo cazzo, lo guida verso la sua fica umida e ammiccante, strofina il glande attraverso le sue labbra bagnate, che si aprono e si chiudono come una creatura viva. Poi si cala su di lui, lentamente, centimetro dopo centimetro, e un gemito prolungato le sfugge, mentre la sua spessa asta la riempie, dilata le sue pareti, tocca ogni nervo. Anche lui geme, la sua testa cade all’indietro, mentre la sua stretta e calda fica lo avvolge, si contrae intorno a lui come un pugno. “Dannazione, Marina, sei così stretta, così dannatamente calda.” Lei siede completamente su di lui, il suo cazzo sepolto in profondità dentro di sé, sente il glande toccare la sua cervice, e per un momento restano entrambi immobili, senza fiato, nell’intensità del momento.

Inizia a muoversi, al ritmo del treno, su e giù, avanti e indietro, i suoi fianchi ruotano, mentre lui massaggia i suoi seni, prende i capezzoli duri tra pollice e indice, li torce e pizzica, finché lei geme. La sua fica scivola su e giù sul suo cazzo, l’umidità ricopre tutta la sua asta, rendendo l’attrito morbido e liscio. Ogni volta che si abbassa, sente come lui la riempie, come il suo grosso glande preme contro il suo punto G, e lei diventa sempre più eccitata, sempre più pazza. Lui afferra i suoi fianchi, la preme più forte su di sé, si spinge dal basso dentro di lei, la scopata al ritmo dei binari, ogni spinta un colpo di martello che aumenta il suo piacere. Il rumore dei loro corpi che si scontrano, il suono umido e schioccante della sua fica sul suo cazzo, si mescola con il tintinnio del treno e il loro respiro affannoso comune.

«Fottimi, Jonas, fottimi forte, squarciami», sussurra lei, il viso contro il suo collo, i denti che affondano nella sua spalla per non urlare. Lui obbedisce alla sua richiesta, le sue spinte diventano più dure, più profonde, ogni spinta le toglie il respiro dai polmoni. La solleva un poco e poi si conficca di nuovo in lei, il più profondo possibile, l’asta scompare del tutto dentro di lei, solo i suoi testicoli sbattono contro le sue labbra. Lei è vicina al secondo orgasmo, la tensione nel suo ventre diventa insopportabile, i suoi muscoli si contraggono e lei inizia a tremare. «Sì, sì, vieni per me, sprizza il tuo succo sul mio cazzo», ansima lui, la voce un sussurro rauco. Lui morde la sua nuca, mentre le sue spinte diventano incontrollate, e poi lei si spezza, un orgasmo che la scuote, a ondate, la sua fica si contrae attorno al suo cazzo, lo stringe, lo risucchia più a fondo. Lei urla nella sua spalla, il corpo trema, e lui sente i suoi succhi scorrere sul suo asta, inondarlo. Il suo stesso culmine si accumula, la tensione nei suoi testicoli è insopportabile, la contrazione dei suoi muscoli lo porta oltre il limite.

Lui spinge ancora due volte, a fondo dentro di lei, e poi si scarica, il suo sperma schizza in getti caldi e densi nella sua fica, la riempie, la inonda. Lei sente ogni ondata della sua eiaculazione, la sensazione del suo latte caldo che scorre in lei la porta a un secondo orgasmo, ancora più profondo, ancora più intenso. Restano seduti, intrecciati, tremanti, senza fiato, il treno sfreccia attraverso la notte italiana, mentre i loro corpi si rilassano lentamente. Le sue mani accarezzano la sua schiena, lei bacia il suo collo, e i loro succhi mescolati colano lentamente lungo le sue cosce. Restano così a lungo, finché il treno non sfreccia nel tunnel successivo e l’oscurità li avvolge di nuovo, pronti per il prossimo round, che deve ancora venire.

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