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Il secondo giro nel bar di notte

Racconti Sconosciuti · circa 7 min di lettura · Vietato ai minori di 18

«Un altro?» Le parole tagliano il tintinnio dei bicchieri e il basso che vibra nelle assi del pavimento come un secondo battito cardiaco.

Lei alza lo sguardo. Lui è lì, alto, spalle larghe sotto il tessuto scuro della camicia, un sorriso che scava sottili linee attorno agli occhi. «Dipende da cosa intendi.» La sua voce è raschiante, per il whisky e la stanchezza che cerca di scacciare da ore.

Lui scivola sullo sgabello accanto a lei, molto vicino. Legno di cedro e fumo la avvolgono. «Intendo questo», dice, e le sue dita scivolano verso una ciocca di capelli che le ricade sull’orecchio, la spostano indietro, sfiorano il lobo, «che stanotte non voglio lasciarti andare.»

Un riso sommesso. «Non sai nemmeno il mio nome.»

«Non voglio saperlo», replica lui. La sua mano ora riposa sulla sua nuca, il calore penetra nella sua pelle. «Voglio te. Adesso.»

Il suo polso martella contro il palmo di lui. Il bar si dissolve, il rumore diventa un’eco lontana. Lei si gira, preme le ginocchia contro le sue. «Allora portami da qualche parte dove sia tranquillo.»

La partenza

Lui paga, senza esitare, spinge la banconota oltre il bancone, mentre l’altra mano le cinge l’anca e la guida attraverso la folla verso la porta. Fuori, il freddo taglia i polmoni. Lei trema, ma non per il freddo. Lui si toglie la giacca e gliela mette sulle spalle, il tessuto ancora caldo della sua pelle.

«Due strade più avanti», dice, scrutandola nella luce arancione del lampione. «Niente di speciale, ma un letto.»

«Mi basta», sussurra lei. Il suo respiro si condensa in sbuffi di nebbia tra le labbra.

Camminano fianco a fianco, spalla contro spalla, le dita si cercano e si intrecciano. Silenzio. Solo lo struscio delle suole sull’asfalto, lo stridio di una porta, il ronzio dell’ascensore – più forti in questo silenzio della musica di prima.

Nell’ascensore stanno uno di fronte all’altra. Lui la guarda, e lei sostiene il suo sguardo. Un attimo, teso come una corda, prima che lei si inclini e baci la sua bocca. Un bacio fugace, asciutto, poi la porta si apre.

La soglia

Il suo appartamento è piccolo, pieno di libri e di un grande divano. Lui non accende nessuna luce. Solo il bagliore del lampione filtra attraverso le tende e disegna una striscia dorata sul lenzuolo. Lei sta sulla soglia, lo guarda mentre lentamente le toglie la giacca dalle spalle e la getta su una sedia.

«Trema ancora», dice lui, avvicinandosi.

«Non è il freddo.» La sua voce trema. Gli getta le braccia al collo.

Il primo bacio è esplorativo, un tentennamento – poi diventa avido. La sua lingua si insinua tra le sue labbra, desiderosa, mentre le sue mani scivolano sotto il suo maglione, accarezzano la pelle nuda della sua schiena. Lei si preme contro di lui, sente il suo cazzo duro attraverso il tessuto, ci si strofina, un gemito sommesso le sfugge.

Le solleva il maglione, lei alza le braccia e si lascia sfilare il capo sopra la testa. Nella luce fioca, sta davanti a lui, vestita solo di un sottile reggiseno di pizzo. I suoi occhi la percorrono, famelici e pieni di riverenza.

«Meravigliosa», sussurra, e lei gli crede.

Spogliarsi ed esplorare

Le apre il reggiseno con un gesto esperto. Un click, le bretelle cadono. Lei alza le mani, si libera del tessuto, e i suoi seni appaiono, pieni e pesanti, i capezzoli già duri. Lui si china, ne prende uno in bocca. Lei ansima quando la sua lingua circonda il capezzolo, lecca e succhia, finché lei non si inarca, affondando le dita tra i suoi capelli.

«Continua», sussurra. «Non fermarti.»

Lui si stacca, si inginocchia davanti a lei, apre il bottone dei suoi jeans. Lei lo aiuta a far scivolare i pantaloni stretti oltre i fianchi, a liberare le gambe. Quando lei è in piedi davanti a lui solo in slip – un minuscolo triangolo di pizzo nero – lui preme la bocca contro il suo sesso attraverso il tessuto. Lei sussulta mentre il suo respiro filtra attraverso la sottile barriera, umido e caldo.

Lui abbassa lo slip con i denti, lo fa scivolare oltre le ginocchia e i polpacci, finché lei non lo scansa via con un calcio. Ora nuda. Le sue labbra leggermente aperte, umide di eccitazione. Il suo sguardo brucia sulla sua pelle, e lei sente quegli occhi come un tocco.

«Vieni qui», dice lei, e lo tira su. I suoi vestiti cadono: camicia, cintura, pantaloni. Il suo corpo è sodo, peloso, una cicatrice sulla spalla che lei segue con le dita. Poi afferra il suo pene, duro e pesante nella sua mano. Accarezza il glande, raccoglie la goccia di piacere che già trasuda.

Lei lo conduce al letto, lo spinge sul materasso, e lui si lascia cadere docilmente. Lei si china su di lui, i suoi seni sfiorano il suo petto mentre scivola giù, la testa tra le sue cosce. Lei lo prende in bocca, lentamente, godendosi il sapore salato, il sussulto del suo corpo mentre lei scende più a fondo. Lui geme, affonda le dita tra i suoi capelli, ma lei detta il ritmo, gli fa sentire quanto lo desidera.

Dopo un po’, lei si solleva, il desiderio che arde nei suoi occhi. «Ora voglio sentirti dentro di me», sussurra.

A letto

Cadono sulle lenzuola, un turbine di arti e baci. Lui è sopra di lei, si appoggia sugli avambracci, tra le sue cosce. Il suo pene sfiora la sua apertura umida, un assaggio di ciò che verrà.

«Dimmi quando devo fermarmi», dice lui, la voce roca.

«Smettila di parlare.» Lei solleva i fianchi, spingendosi contro di lui.

Lui penetra – lentamente, ma senza esitazione. Il primo centimetro la dilata, lei ansima quando lui scivola più a fondo, la sensazione di pienezza. Lui si ferma, le dà tempo. Poi inizia a muoversi. Dapprima un ritmo regolare, ogni movimento sottolineato, finché lei non avvolge le gambe attorno ai suoi fianchi e lo attira ancora più in profondità.

«Più forte», ansima lei. «Lo sopporto.»

Lui obbedisce. Spinge, più duro, più veloce, il letto scricchiola a ritmo. Il suo interno lo avvolge, caldo e umido, e lei si perde nell’attrito, nella sensazione di essere presa, senza riserve.

La sua mano scivola tra i loro corpi, trova il suo clitoride. Lei grida quando il suo pollice colpisce quel piccolo nodo, movimenti circolari, mentre lui spinge incessantemente dentro di lei. La tensione sale, un tirante nelle sue cosce che si espande, finché lei non trattiene il respiro e l’esplosione la travolge. Il suo corpo sussulta, lei si contrae attorno a lui, e lui geme mentre viene, a getti caldi che pulsano ancora dentro di lei.

Giaciono intrecciati, il sudore si raffredda sulla loro pelle. Il suo respiro è affannoso, il viso sepolto nell’incavo del suo collo. Lei accarezza la sua schiena, i muscoli che ancora si tendono.

Il silenzio dopo

Nessuno parla. Il rumore della città filtra dalla finestra, ma loro sono isolati, nel loro mondo. Lei si gira verso di lui, il seno contro il suo petto, e lo bacia dolcemente. Un bacio diverso, più profondo, senza fretta.

«Ancora?», chiede lui, lo sguardo sulle sue labbra.

Lei sorride, non risponde, lo spinge sulla schiena e gli sale sopra. Si siede sul suo pene già duro, scivola giù, un sospiro condiviso. Ora è lei a dettare il ritmo: lento, tormentoso, finché lui non la prega di cavalcarlo più veloce. Lei lo fa, finché entrambi non sono di nuovo sull’orlo, cadono insieme.

Quando arriva il mattino, lei è andata. Solo il suo odore sul cuscino e il ricordo di una notte senza nome rimangono.

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