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La notte senza nome

Racconti Sconosciuti · circa 12 min di lettura · Vietato ai minori di 18

La prima volta che lo vide, il tempo si contrasse come una corda stretta intorno alla sua gola. Lara era in piedi al bancone, il calice di champagne freddo premuto contro le sue dita, ma quel freddo non poteva nulla contro il pulsare caldo tra le sue cosce. Lasciò scorrere lo sguardo sul mare di maschere, ma non cercava volti. Cercava qualcos’altro, qualcosa di proibito. Le candele tremolavano nei lampadari di cristallo, la loro luce vibrava su velluto e seta, ma sotto quella vernice scintillante sentiva il desiderio crudo, animalesco, sospeso nell’aria. La musica – un valzer che si spegneva negli archi alti – avvolgeva la stanza in oro, ma nella sua testa martellava un altro ritmo, un battito primordiale che pulsava tra le sue gambe. Eppure, in mezzo a tutta quella gente bella, si sentiva un’isola. Sola. Affamata. Respirò a fondo, l’odore di cera e profumo, e cercò qualcosa che l’aveva spinta fin lì. Sapeva cos’era: il desiderio di essere presa da uno sconosciuto, senza nome, senza volto, solo carne su carne.

Lo sconosciuto al bancone

Lui era appoggiato all’altra estremità del bancone, una maschera nera con decorazioni argentate che lasciava scoperti solo il contorno delle sue labbra e il mento squadrato. Le sue dita stringevano un bicchiere di whisky come fosse un talismano – o un fallo che sapeva dominare. Sembrava studiare la folla – o forse lei? Lara sostenne il suo sguardo, solo per un battito di cuore, prima di distogliere lo sguardo. Ma il formicolio sotto la sua pelle rimase, un ronzio sommesso che le penetrava dritto nella vulva umida. Sentì i suoi capezzoli indurirsi sotto il tessuto sottile del vestito, la sua fica contrarsi, vuota e avida.

La mezz’ora successiva divenne una danza di sguardi. Ogni volta che alzava gli occhi, i loro sguardi si incontravano – un breve lampo che sembrava una promessa. Una promessa di pelle nuda, di corpi lucidi di sudore, di spinte profonde e dure. Una volta lui alzò il bicchiere, un invito silenzioso. Il suo polso accelerò, svolazzò come un uccello nel petto, ma tra le sue gambe divenne umido, caldo, insopportabile. Cosa doveva fare? Era lì da sola, in viaggio per prendere le distanze da una vita che l’aveva soffocata. Ma ora voleva essere soffocata – dalle sue braccia, dalle sue gambe, dal suo cazzo. Forse era proprio quella la ragione per cui ora si stava dirigendo lungo il bancone, verso di lui.

La stanza sembrava restringersi ai due metri tra di loro. “Salute”, disse lei a bassa voce, la voce roca di desiderio. Lui sorrise – un’espressione sottile, consapevole, che gli increspò la pelle intorno agli occhi. “All’ignoto”, rispose. La sua voce era profonda, con un leggero accento che lei non riusciva a collocare – qualcosa di melodico che echeggiava nell’aria e le colava direttamente in grembo. Lei immaginò quella voce sussurrarle oscenità all’orecchio mentre lui la penetrava.

Il primo contatto

Parlarono di cose futili: la musica, il vino, lo sfarzo della sala. Ma sotto quelle parole scorreva qualcos’altro, una corrente invisibile di sesso puro e crudo. Quando lei posò il bicchiere, la sua mano si posò sulla sua. Il calore la trafisse come una scossa elettrica, e sentì i suoi capezzoli indurirsi sotto il tessuto del vestito, la sua figa inumidirsi, un pulsare umido che le vibrava in tutto il corpo. “Vieni”, disse lui, e lei si lasciò guidare, la sua mano nella sua, il suo desiderio un buco aperto e spalancato.

Attraverso un corridoio stretto, oltre coppie che sussurravano scomparendo in nicchie, fino a una piccola loggia affacciata sul canale. L’aria notturna rinfrescò la sua pelle accaldata, facendola rabbrividire, ma il fresco non poté spegnere la brace tra le sue gambe. Lui la girò verso di sé, le tolse la maschera. Le sue dita le sfiorarono la guancia, così tenere da far quasi male. “Sei bella”, mormorò, e poi la baciò.

Il bacio era esigente, ma non rozzo. La sua lingua incontrò la sua, e lei assaporò il fumo del whisky mescolato a qualcosa di dolce. Le mani di Lara gli afferrarono i capelli, lo tirarono più vicino mentre si premeva contro di lui. Il suo corpo era sodo, caldo, e lei sentì i contorni dei suoi muscoli sotto la camicia. Voleva di più. Voleva tutto. Le sue mani scivolarono sulla sua schiena, giù fino al suo culo, e lui la strinse a sé. Lei sentì la sua durezza attraverso il tessuto dei pantaloni, un’asta lunga e spessa che premeva contro il suo ventre. Un gemito sommesso le sfuggì, e lei si strofinò contro di lui, come una cagna in calore.

Le sue labbra vagarono dalla sua bocca al suo collo, succhiando dolcemente il punto sensibile sotto il suo orecchio. Un gemito sommesso le sfuggì mentre lui posava la lingua nell’incavo della sua clavicola e poi scivolava più in basso, seguendo la scollatura del vestito. Lui scostò il tessuto per scoprirle il seno, e prese la punta dura in bocca. Lara si inarcò, le sue dita si conficcarono nelle sue spalle. Il calore umido della sua lingua, la leggera suzione – mandò brividi in tutto il suo corpo. Sentì la sua umidità filtrare attraverso il tessuto sottile dello slip, un desiderio che pulsava impetuoso dentro di lei. Il suo slip era inzuppato, il tessuto incollato alla sua fessura bagnata, e lei poteva sentire l’odore dolciastro della propria eccitazione.

Alzò la testa, la guardò negli occhi mentre il pollice le sfiorava il capezzolo. «Voglio assaggiarti», disse, la voce roca di desiderio. Poi si inginocchiò davanti a lei, sollevò il vestito e le abbassò lentamente lo slip oltre i fianchi. Il tessuto cedette, e l’aria fresca della notte avvolse il suo sesso umido. Lei rimase lì, nuda dalla vita in giù, la sua figa scoperta, le labbra gonfie e lucide di bagnato. Lui la guardò, per un istante, come se fosse un’opera d’arte. I suoi occhi si fissarono sulla sua fica umida, e lei sentì contrarsi sotto quello sguardo, un sussulto involontario di piacere.

Poi si chinò, la lingua trovò la sua fessura, si immerse nel suo calore. Lara ansimò, gli afferrò la testa per non lasciarlo andare. La sua lingua si muoveva abile, circondava il clitoride, poi si infilava dentro di lei, ancora e ancora. La leccava come se fosse affamato, la lingua una bestia selvaggia ed esigente che penetrava la sua fica, ne raccoglieva il succo, la assaporava. Lei sentì arrivare l’onda, un’ondata di piacere che la travolse. Il respiro le si fermò, i fianchi sussultarono contro il suo viso. «Non fermarti», sussurrò, e lui obbedì, la lingua le si infilò più a fondo mentre il pollice le sfregava il clitoride, finché lei venne con un grido che echeggiò nella notte silenziosa. Il suo orgasmo la squarciò, un tremito selvaggio e pulsante che le fece tremare le gambe e spruzzò il suo succo sulla lingua di lui.

Nel nascondiglio

Lui la condusse su per le scale, in un salone vuoto. Solo la luna filtrava dalle alte finestre, dipingendo strisce argentate sul pavimento di marmo. Il silenzio ronzava di attesa, interrotto solo dal lieve scricchiolio delle assi sotto i loro passi. Lui chiuse la porta dietro di lei, e all’improvviso erano soli. Soli con la lussuria cruda e indomita che crepitava tra loro.

Le sue mani trovarono la cerniera del vestito di lei. Lentamente, quasi con devozione, la tirò giù, dente dopo dente. Il tessuto cedette, e il vestito cadde a terra, ammassandosi ai suoi piedi. Lei rimase solo in uno slip sottilissimo, l’aria fresca sulla pelle nuda, ma lo slip era inzuppato, una macchia umida sul tessuto che tradiva la sua bramosia. Lui fece un passo indietro per guardarla, lo sguardo le percorse i seni, il ventre, la curva dei fianchi. «Perfetta», mormorò. Poi le si avvicinò, le labbra sul collo, sulle spalle, sulla clavicola. Lei gemette piano quando la lingua di lui tracciò una scia sulla sua pelle, un sentiero bagnato e caldo che portava fino ai seni. Prese un capezzolo in bocca, lo succhiò finché non fu duro e dolente, mentre l’altra mano massaggiava, premeva, impastava l’altro seno.

Lara sbottonò la sua camicia, bottone dopo bottone, le dita tremanti d’impazienza. Il suo petto era liscio, i muscoli sotto chiaramente percepibili mentre lei vi faceva scorrere le mani. Godette del calore e della durezza sotto i suoi polpastrelli. Si chinò in avanti e leccò il suo capezzolo, lo morse delicatamente, mentre la sua mano scendeva più in basso, sul suo ventre, fino all’orlo dei pantaloni. Sentì la sua durezza, un asta lunga e spessa che premeva contro il tessuto, e la sua fica si contrasse per il desiderio. Lui le abbassò lo slip, e lei ne uscì, nuda davanti a lui al chiaro di luna, la sua passera scoperta, le labbra gonfie e umide.

Si lasciò cadere in ginocchio, le sue mani trovarono la sua cintura, la aprirono con gesti esperti. I pantaloni caddero, e il suo membro balzò fuori, lungo e duro, il glande lucido di umidità al chiaro di luna. Lei alzò lo sguardo, incrociò il suo, mentre avvolgeva la mano attorno al suo asta. Era caldo, pulsante, le vene in rilievo. Si chinò e prese il glande in bocca, la sua lingua circondò la punta, assorbendo il sapore dolce-salato del suo liquido pre-eiaculatorio. Lui gemette, le afferrò i capelli, e lei sentì come lui si tendeva sotto la sua lingua. Lo prese più a fondo, la sua bocca avvolgeva il suo asta, la sua testa si muoveva avanti e indietro, un ritmo che lo spingeva più in fondo alla sua gola. Amava la sensazione di averlo dentro di sé, la durezza, il calore, l’odore di sesso che saliva dalla sua pelle. Lo succhiò, lo risucchiò, lo leccò, la sua bocca una caverna umida e calda che lo divorava.

Lui la tirò su, le mani sui suoi fianchi, e la girò. Lei si chinò su un divano di velluto, le mani sui braccioli, il culo proteso in aria. Lui le stette dietro, le sue mani scivolarono sulle sue natiche, le aprirono, e lei sentì il suo alito caldo sulla sua fessura umida. “Sei pronta?”, chiese lui, la sua voce un sussurro rauco. “Sì”, ansimò lei, “scopami. Forte.”

Lui puntò il suo cazzo verso la sua apertura, il glande premette contro le sue labbra umide, e poi spinse. Una spinta lunga e profonda, che la riempì, la dilatò, la colmò fino in fondo. Lara urlò, un urlo di piacere e dolore, mentre lui penetrava in lei, i suoi testicoli che battevano contro le sue labbra. Era grande, più spesso di qualsiasi cazzo avesse mai sentito, e lei sentì come la riempiva, reclamava ogni centimetro di lei. “Sì, scopami”, gemette, “scopami forte.”

Iniziò a spingere, un ritmo che li avvolse entrambi. Le sue mani tenevano i suoi fianchi, le dita affondavano nella sua carne, e lui la scopava, duro e profondo, ogni spinta un colpo di martello che la premeva contro il divano. Lei sentiva i suoi seni oscillare sotto di lei, il tessuto del divano sfregare contro i suoi capezzoli induriti. Il suo cazzo scivolava dentro e fuori di lei, umido e caldo, il suo succo le colava lungo le cosce. Riusciva a sentire il rumore, quel suono molle e umido della sua carne che colpiva la sua, un ritmo osceno che riempiva la stanza.

«Sì, così va bene», ansimò lui, «sei così dannatamente buona. Così stretta. Così bagnata.» Le sue parole la spinsero ancora di più, e lei sentì la seconda ondata montare, un altro orgasmo che bruciava nel suo ventre. Si premette contro di lui, lo accolse più a fondo, il suo culo urtava contro i suoi fianchi. «Vieni dentro di me», gemette lei, «voglio sentire la tua crema calda dentro di me.»

Lui grugnì, il suo respiro si fece più pesante, e lei sentì che si tendeva, che il suo cazzo pulsava dentro di lei. «Vengo», gemette lui, e poi eiaculò, un getto caldo e denso che le schizzò dentro, la riempì, le colò lungo le pareti. Lei si inarcò, il suo stesso orgasmo la squarciò, un tremito selvaggio e convulso che li travolse entrambi. Sentì il suo sperma pulsare dentro di lei, caldo e umido, e si premette contro di lui per assorbire ogni goccia.

Rimasero così, intrecciati, il loro respiro un ansito rauco nel silenzio della notte. Lui si ritirò lentamente, il suo cazzo scivolò fuori di lei, e lei sentì il suo sperma colarle via, un flusso caldo e umido che le scorreva lungo le cosce. Lui la girò, la guardò negli occhi e la baciò, un bacio profondo e pensieroso che mescolò il sapore dello sperma e del sudore sulle loro labbra.

«Questo è solo l’inizio», sussurrò lui, e lei sentì la sua fica contrarsi di nuovo, avida di altro.

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