La chiave girò due volte nella serratura, uno scatto metallico che sigillò la porta sul passato. Il suo cappotto gocciolava ancora dalla corsa sotto la pioggia, mentre lo appendeva all’attaccapanni – un monumento bagnato delle ore che li avevano separati. Nel corridoio c’era odore di lui. Riconobbe subito quel profumo: legnoso, un accenno di cannella, qualcosa di affumicato. Il suo cuore accelerò il battito mentre attraversava il silenzio, rotto solo da un respiro leggero.

“Vieni qui”, disse lui. Le parole suonavano ruvide, come ciottoli che rotolano sul letto di un fiume. Lei lasciò cadere la borsa, il tonfo sordo riecheggiò per un istante. Nel soggiorno lui era in piedi vicino alla finestra, la pioggia tracciava linee sottili sul vetro. Le sue spalle erano tese, e quando lei si avvicinò, vide la ruga tra le sue sopracciglia. La nostalgia si era scavata lì, in quelle settimane di attesa.
“Mi sei mancato tanto”, disse lei. Nessuna frase fatta. Era una verità che le stava nelle ossa, che l’aveva portata attraverso le lunghe notti, quando solo il ronzio del telefono rompeva la solitudine.
Lui si girò, e il passo che fece fu pesante, come se dovesse infrangere un muro invisibile. Le sue mani trovarono la sua vita, la attirarono a sé. Il contatto bruciò attraverso la stoffa del suo maglione. Lei sentì il calore del suo corpo, la pressione salda delle sue dita. “Anche tu”, mormorò lui, con la bocca vicina al suo orecchio. “Tutto il tempo.” Le parole vibrarono dentro di lei.
Lei alzò le mani, le posò sulle sue guance. Le setole graffiarono sotto i suoi palmi, una promessa ruvida. Gli attirò la testa verso di sé, le loro labbra si incontrarono. Il bacio non fu tenero. Fu uno scoppio, un vortice che li travolse entrambi. La sua lingua premette nella sua bocca, esigente, e lei si aprì, lo lasciò entrare. Sentì sapore di caffè e qualcosa di dolce – un accenno di miele forse. Le sue dita si infilarono nei suoi capelli, lo tennero stretto, come se potesse altrimenti sciogliersi come la pioggia fuori.
Lui la spinse all’indietro, finché le sue spalle toccarono il muro. Il fresco dell’intonaco penetrò attraverso la stoffa. Le sue mani vagarono sulle sue costole, sotto il maglione. Le sue dita bruciarono sulla sua pelle, tracciando cerchi sul suo ventre, accarezzando la parte inferiore dei suoi seni. Lei gemette piano nella sua bocca, un suono che tradì la sua eccitazione. La sua giacca cadde a terra, lei sentì un lieve fruscio, ma era irrilevante. Importante era solo la sua pelle, che ora sentiva sotto le sue dita, calda e viva.
„Ti voglio“, sussurrò, con le labbra sul suo collo. Lei inclinò la testa all’indietro, offrendogli la gola. La sua lingua tracciò una scia umida fino alla clavicola, mentre le sue dita sganciavano la chiusura del suo reggiseno. Il tessuto si allentò, un soffio fresco sfiorò i suoi capezzoli. Poi la sua bocca fu lì, calda ed esigente. Prese un capezzolo tra le labbra, succhiò dolcemente, e una scossa elettrica la attraversò, concentrandosi nel suo grembo. Sentì l’umidità crescere tra le sue gambe.
„Non qui“, ansimò. „A letto.“
Lui sollevò la testa, un sorriso gli giocava sulle labbra. „Sei sicura?“, chiese, mentre la sua mano scivolava più in basso, sentendo la pressione dei suoi jeans. La curva tra le sue gambe era morbida, umida. Lei sentì le sue dita attraverso il tessuto, una promessa.
„Per favore“, disse. Non era una supplica, era un’esigenza. Prese la sua mano, lo trascinò con sé. I loro passi erano frettolosi, attraversarono il corridoio, finché non raggiunsero la camera da letto. Il letto era intatto, le coperte lisce come una pagina bianca. Lei si girò verso di lui, iniziò a sbottonare la sua camicia. Le sue dita lavoravano svelte, ogni bottone una piccola liberazione. Voleva vederlo, il suo petto, le linee che conosceva a memoria. Quando la camicia cadde, fece un respiro profondo. La sua pelle brillava nella luce fioca, i muscoli delle braccia e delle spalle erano definiti. Appoggiò i palmi delle mani sul suo petto, sentì il battito del suo cuore, rapido e forte sotto le sue dita.
Poi lasciò che le sue mani vagassero più in basso, sugli addominali duri, fino alla cintura. La aprì con un movimento fluido, abbassò la cerniera. La sua erezione premeva contro i boxer, e lei scostò il tessuto, lo afferrò con la mano. Era liscio, caldo, e quando strofinò il pollice sulla punta, a lui sfuggì un ansimo. „Mi fai impazzire“, mormorò, la voce roca.
Lei lasciò la presa, si sfilò i pantaloni e le mutandine. Lui si tolse i boxer, e poi rimasero nudi l’uno di fronte all’altra, a un solo battito di cuore di distanza. Lei sentì il suo sguardo scivolare sul suo corpo, le curve dei suoi fianchi, la morbida rotondità dei suoi seni. „Vieni qui“, disse, e lui obbedì.
Lui la spinse sul letto, il suo corpo la copriva, pesante e familiare. Lei sentì la sua durezza contro la sua coscia, si girò leggermente per farlo scivolare tra le sue gambe. Lui si fermò, la guardò. In quel momento il tempo non si era fermato, ma si era dilatato all’infinito. „Mi sei mancato così tanto“, ripeté, la voce ora rauca.
«Lo so.» Lui abbassò la testa, la baciò di nuovo, più lentamente, più a fondo. La sua mano scivolò sul suo fianco, sull’anca, poi più in basso. Le sue dita s’immersero nella sua umidità, scivolarono tra le pieghe, trovarono il punto sensibile. Lei s’inarcò, conficcò le unghie nelle sue spalle. Lui giocò con lei, fece cerchi, premette, finché lei non si aprì e lasciò entrare le sue dita. Una, poi due, che la dilatarono, mentre il suo pollice sfiorava il suo clitoride. Lei gemette forte, girò la testa nel cuscino, i suoi fianchi si muovevano contro la sua mano.
«Dimmi di cosa hai bisogno», sussurrò lui al suo orecchio, il suo respiro caldo.
«Te», mormorò lei. «Dentro di me.»
Lui ritirò le dita, si raddrizzò. Lei lo vide chinarsi su di lei, la punta della sua erezione ferma alla sua apertura. Per un battito di cuore rimase immobile – poi entrò. Lentamente, centimetro dopo centimetro. Lei sentì ogni millisecondo di come lui la riempiva, di come il suo corpo si adattava. Un gemito profondo le sfuggì, e lei avvolse le gambe attorno ai suoi fianchi, tirandolo più a fondo. Lui chiuse gli occhi, lasciò cadere la testa. «Mio Dio», mormorò, il suo respiro a scatti.
Cominciarono a muoversi, dapprima lentamente, un dondolio ritmico che portò i loro corpi in sintonia. I loro fianchi si incontravano, le sue spinte diventarono più forti, più profonde. Lei conficcò le unghie nella sua schiena, sentì il sudore unire le loro pelli. L’odore di sesso ed eccitazione riempì la stanza, pesante e dolce. Lei sollevò il bacino, incontrò le sue spinte, e l’attrito divenne più intenso, elettrizzando ogni via nervosa. Lui cambiò angolazione, e all’improvviso colpì un punto profondo dentro di lei che le tolse il respiro. Un grido si liberò dalla sua gola, un suono che rivelò senza filtri il suo piacere. Lei si aggrappò a lui, le sue gambe lo strinsero più forte. Lui sentì la sua tensione, rallentò, ma lei non voleva.
«Non fermarti», ansimò lei. «Per favore.»
Lui obbedì, continuò a spingere, mentre la sua mano scivolava tra i loro corpi e massaggiava il suo clitoride. La sensazione era travolgente, un crescendo che si accumulava nel suo bassoventre. Lei era sul punto, lo sentiva, l’onda che si stava formando. Lei ansimava a scatti, le sue dita nei suoi capelli, il suo viso contro il suo collo. «Vieni con me», sussurrò lei, la sua voce poco più di un soffio.
Lui gemette, un suono che veniva dal profondo del suo petto. Le sue spinte divennero più irregolari, più urgenti, e poi lei lo sentì venire. Il calore si diffuse dentro di lei, e fu la scintilla. Lei precipitò, il suo corpo s’inarcò, mentre contrazioni intense la attraversavano. Lei gridò il suo nome, un suono soffocato, e poi giacque tremante sotto di lui, il mondo per un istante dissolto in pura sensazione.
Rimase dentro di lei, sprofondando pesantemente su di lei, il suo cuore martellava contro il suo petto. Lei gli accarezzò la schiena, percorrendo le vertebre, sentendo la tensione abbandonarlo. La pioggia scrosciava contro il vetro, ma lì dentro c’era silenzio, solo il loro respiro e il lieve fruscio delle lenzuola. Dopo un po’ lui sollevò la testa, la guardò. “Quasi non credevo che sarebbe successo davvero”, disse, la voce stanca e soddisfatta.
Lei sorrise, anche se lui non poteva vederlo. “Anch’io. Ma è reale.”
Lui rotolò su un fianco, tirandola a sé, così che lei si ritrovò nell’incavo del suo braccio. La sua mano giocava con i suoi capelli, e lei chiuse gli occhi, ascoltando la pioggia e il battito del suo cuore. Il silenzio era colmo di cose che ancora si sarebbero dette, ma in quel momento non servivano parole. I loro corpi avevano parlato, e loro si capivano.
Le voci della community
Ancora nessuna voce — di’ per prima che cosa ti ha eccitata.
