L’odore di oleandro e acqua salata pesa nell’aria, umido sulla mia pelle, mentre scendo i gradini di pietra. È tardo pomeriggio, il sole è già basso e immerge la baia in una luce dorata e fluida, come se il mare stesso bruciasse. Sono sola qui, lontano dai sentieri turistici, solo l’eterno frangersi delle onde mi accompagna – un respiro che mi trascina più a fondo. Il mio vestito estivo mi aderisce come una seconda pelle, il sudore mi scende lungo la schiena, salato e caldo. Sono pronta a immergermi, a sentire il fresco su di me, quando lo vedo.

L’incontro
È disteso su una roccia piatta, nudo tranne che per un costume aderente, i muscoli rilassati ma visibili sotto la pelle abbronzata. Il suo corpo brilla di un misto di sudore e acqua di mare, ogni goccia una promessa. Mi fermo, col fiato sospeso, come se l’aria stessa mi avesse dimenticata. Lui gira la testa verso di me, si alza gli occhiali da sole. I suoi occhi sono blu come il mare alle sue spalle, ma più freddi, più indagatori – uno sguardo che mi penetra, che mi striscia sotto la pelle. “Bel posto”, dice, la voce roca come la ghiaia sotto i miei piedi, come sabbia tra i denti. “Il più bello che abbia mai trovato”, rispondo, e il mio cuore batte più forte, un rullo selvaggio nel petto. Lui sorride, un sorriso lento, sensuale, che increspa la pelle intorno ai suoi occhi – profondi, come crepe nella terra arida. “Io sono Lukas.” “Mara.” Mi siedo a qualche metro di distanza sul mio sarong, il cuore mi batte fino alla gola, ogni colpo un piccolo grido. Tacciamo, ma non è un silenzio sgradevole. È carico, pesante, come l’aria prima di un temporale, quando la tensione sta per scaricarsi.
Dopo un po’ si alza, si stiracchia, la colonna vertebrale scricchiola piano – un suono che riecheggia attraverso di me. “Vuoi andare a nuotare? L’acqua è perfetta.” Annuisco, troppo emozionata per le parole, la mia voce imprigionata in gola. Entriamo nell’acqua, che rinfresca la mia pelle calda, uno shock che mi fa respirare. È cristallina, e vedo le sue gambe sotto la superficie, le cosce possenti, gli stinchi pelosi – ogni muscolo una linea che seguo con gli occhi. Si immerge, riemerge accanto a me, scuote l’acqua dai capelli, gocce che cadono sulla mia spalla. “Ti piace la Croazia?”, chiede, e la sua mano sfiora accidentalmente il mio braccio – una scintilla che mi attraversa. “La adoro. La solitudine qui, il mare selvaggio.” Annuisce. “Sono qui da tre settimane. Viaggio da solo.” “Anch’io.” Galleggiamo fianco a fianco, le onde ci cullano dolcemente, cullandoci in un ritmo più antico di noi. Sento il suo sguardo sulle mie labbra, sul mio décolleté bagnato, dove il tessuto aderisce. Il mio bikini è sottile, quasi trasparente, e so che i duri capezzoli dei miei seni si delineano chiaramente – due piccoli colli che lo chiamano. Lui lo vede, e il suo respiro diventa più superficiale, più rapido. “Torniamo indietro”, dice piano. “Ho del vino nella mia borsa.”
Il Preludio
Siamo seduti sulla roccia, la bottiglia di vino rosso tra di noi come un’offerta. Il sole tinge il cielo di arancione e viola, un ultimo sussulto prima della notte. Riempie un bicchiere di plastica, me lo porge. Le sue dita sfiorano le mie, un tocco come una scossa elettrica che mi percorre il braccio. “Salute.” “Salute.” Il vino è vellutato sulla mia lingua, corposo e dolce. Mi appoggio all’indietro, godendo del calore della pietra sotto di me, che irradia nella mia schiena. Lukas mi osserva, i suoi occhi vagano lentamente sul mio corpo – un tocco senza mani. “Sei meravigliosa”, dice, e la sua voce ora è più profonda, più roca, come ghiaia sotto i miei piedi. “Grazie.” Bevo un altro sorso, poi poso il bicchiere, il vino forma cerchi nella plastica. “Parlami di te.” Parla del suo viaggio, dei luoghi che ha visto, ma io ascolto a malapena. Sono rapita dal modo in cui gesticola, i muscoli che giocano sotto la pelle, da come si muove – ogni movimento un invito. Il suo pomo d’Adamo si muove quando deglutisce, una piccola danza sotto la pelle. Voglio assaggiarlo, voglio sapere se è salato per il mare. All’improvviso tace. “Cosa c’è?”, chiedo, la mia voce è quasi un sussurro. “Voglio baciarti.” Le sue parole mi colpiscono come un’onda, calde e travolgenti. “Allora fallo.”
Si sporge in avanti, la sua mano si posa sulla mia guancia, e poi le sue labbra sono sulle mie. Non è un bacio delicato. È esigente, affamato, la sua lingua penetra nella mia bocca, mi esplora – un conquistatore nel mio regno. Gemo piano, afferro i suoi capelli, lo tiro più vicino, come se non potessi mai averlo abbastanza vicino. Il vino si rovescia, ma non ci importa, la bottiglia rotola sulla pietra. La sua mano scivola dalla mia guancia al mio collo, poi più giù, sopra il tessuto bagnato del mio bikini. Mi afferra il seno, il pollice accarezza la punta indurita, un movimento circolare che mi fa tremare. Vibro sotto il suo tocco, ogni muscolo si tende. “Voglio sentirti”, sussurra al mio orecchio, il suo respiro caldo, una promessa. “Tutta.” Annuisco, incapace di parlare, la mia voce persa nel calore. Slaccia la chiusura del mio bikini, e la parte superiore cade. L’aria della sera accarezza la mia pelle nuda, rendendomi ancora più ricettiva, ogni nervo una ferita aperta. La sua bocca si sposta al mio collo, succhia dolcemente, mentre la sua mano massaggia l’altro seno, lo impasta, come se volesse modellarlo. Mi sdraio sul sarong, la pietra ruvida sotto di me, lui si china su di me, il cielo dietro di lui in fiamme.
Lo scatenarsi
Le sue labbra scendono più in basso, sopra la mia clavicola, tra i miei seni, una scia calda sulla mia pelle. Prende un capezzolo in bocca, lo circonda con la lingua, ci succhia forte finché non gemo, un suono forte e incontrollato che riecheggia sull’acqua. La mia schiena si inarca verso di lui, spingo il seno più a fondo nella sua bocca. “Sì, proprio così”, sussurro rauca, le mie mani si stringono nei suoi capelli. Lui passa all’altro seno, gli dà la stessa attenzione, morde dolcemente la punta sensibile, e un brivido mi percorre la schiena, dritto fino al grembo. Sento quanto sono bagnata, come il calore si accumula tra le mie gambe, una pulsazione che diventa sempre più forte. La sua bocca lascia il mio seno, e mi guarda negli occhi, scuri di desiderio. “Voglio assaggiarti”, dice, e la sua voce è ora solo un ringhio. “Adesso.”
Mi toglie lo slip bagnato del bikini, lentamente, dolorosamente lento, le sue dita sfiorano i miei fianchi, le mie cosce. L’aria fresca della sera colpisce la mia fica bagnata, e tremo mentre lui apre dolcemente le mie gambe. Sono nuda sotto di lui, distesa come un’offerta, e il suo sguardo brucia su di me. Si china, e sento il suo respiro sulla mia fessura umida, caldo e impaziente. Poi la sua lingua, un primo, delicato tratto attraverso le mie labbra bagnate, che mi fa gemere. “Oh, Dio, Lukas…” Lui sorride, lo sento, e si immerge più a fondo. La sua lingua esplora ogni piega, ogni punto sensibile, succhia dolcemente il mio clitoride, lo circonda con una precisione che mi fa impazzire. Afferro i suoi capelli, lo premo più dentro di me. “Sì, leccami, leccami tutta, rendimi bagnata”, balbetto, la mia voce un rauco gracchiare. Lui obbedisce, la sua lingua penetra in me, si immerge nella mia apertura umida, assapora la mia eccitazione. Sento un orgasmo salire dentro di me, un’onda che mi afferra. “Vengo, sto per venire”, ansimo, e lui succhia più forte il mio clitoride, finché esplodo, il mio corpo sussulta, un grido di piacere rotola sull’acqua. Trema, le mie gambe si contraggono intorno alla sua testa, ma lui non si ferma, mi lecca attraverso l’orgasmo, finché giaccio esausta sulla pietra.
L’atto
Lui si raddrizza, il suo viso brilla della mia umidità, un’espressione selvaggia e soddisfatta. “Hai un sapore incredibile, Mara”, dice piano. Poi si toglie i pantaloncini da bagno, e il suo cazzo spunta fuori, duro, lungo e grosso, il glande lucido di eccitazione. Sento lo stomaco svolazzare, la mia fica contrarsi dal desiderio. Voglio sentirlo dentro di me, voglio quella durezza nella mia profondità. Mi metto seduta, afferro il suo cazzo, lo avvolgo con la mano. È caldo, pesante, la pelle setosa sopra la carne dura. Passo il pollice sul glande, e lui geme piano, la testa cade all’indietro. “Mi fai impazzire”, mormora. Mi piego in avanti, prendo la sua punta in bocca, la circondo con la lingua, assaporo il sapore salato dell’anticipo. Lui sussulta, le sue mani afferrano i miei capelli. “Mara, dannazione…” Lo prendo più a fondo, scivolo lungo il suo asta, finché tocca la mia gola. Sento come pulsa dentro di me, odo i suoi respiri affrettati. “No, altrimenti vengo troppo presto”, geme, e mi tira dolcemente su. “Voglio essere dentro di te quando vengo.”
Mi spinge all’indietro sul sarong, la pietra ruvida sotto di me, un contrasto con il suo calore sopra di me. Si posiziona tra le mie gambe, il suo glande sfiora le mie labbra umide, scivola attraverso la mia umidità. «Sei pronta?», chiede, la sua voce un sussurro. Annuisco, le mie mani afferrano il suo fondoschiena, lo spingo dolcemente in avanti. «Scopami, Lukas. Forte.» Lui penetra, con una singola, profonda spinta che mi riempie completamente. Urlo, un suono di puro piacere, mentre è dentro di me. Il suo cazzo mi riempie del tutto, mi dilata, penetra in profondità. Sento ogni centimetro, ogni pulsazione all’interno della mia fica. Inizia a spingere, lentamente all’inizio, un ritmo che mi incanta. Le sue mani afferrano i miei fianchi, le sue dita si conficcano nella mia carne. «Sei così dannatamente buona», geme, il suo respiro caldo al mio orecchio. «Così stretta, così bagnata.»
Inarchio la schiena, mi premo contro di lui, lo accolgo più a fondo dentro di me. Ogni spinta è un colpo che riecheggia nel mio corpo. «Scopami più forte, Lukas, scopami finché non riesco più a pensare.» Lui obbedisce, le sue spinte diventano più veloci, più dure, il suono dei nostri corpi che si scontrano si mescola al frangersi delle onde. Il sudore gli cola lungo la schiena, gocciola sul mio petto. Afferro i miei seni, li impasto, mentre lui mi scopa. La sensazione è travolgente – la sua durezza nella mia profondità, le sue mani sui miei fianchi, i suoi gemiti al mio orecchio. «Oh, sì, scopami, scopami, rendimi tua», balbetto, parole che irrompono da me, selvagge e incontrollate. Lui si china, la sua lingua trova la mia bocca, un bacio che sa di sale, di sudore e di mare. Le sue spinte diventano più irregolari, più profonde, e sento un secondo orgasmo salire dentro di me, più potente del primo. «Vieni con me, Mara, vieni per me», sussurra al mio orecchio, la sua voce trema per lo sforzo.
Sento come pulsa dentro di me, come è vicino al culmine. I suoi colpi sono ora preghiere sussurrate, ognuno più breve, più duro. Lo avvinghio con le gambe, lo spingo più a fondo dentro di me. «Vengo, Lukas, vengo!» Il mio corpo si inarca quando l’orgasmo mi afferra, un’onda che mi travolge, che mi fa tremare, che strappa grido dopo grido da me. Sento come esplode dentro di me, il suo asta sussulta mentre si riversa in me, una calda, densa scarica che mi riempie. Veniamo insieme, una danza di corpi che ci travolge entrambi. Lui geme il mio nome, un suono che viene dal suo profondo, e io lo stringo forte, mentre tremiamo entrambi nelle scosse di assestamento. Rimaniamo così per un bel po’, avvinghiati l’uno all’altra, il suo cazzo ancora profondo dentro di me, il battito del cuore dell’altro al ritmo delle onde. Alla fine si solleva, mi guarda, i suoi occhi morbidi, un sorriso sulle labbra. «È stato… indescrivibile», dice piano. Io annuisco, ancora troppo senza fiato per le parole. Il cielo sopra di noi è ora viola scuro, le prime stelle brillano. Il sale della sua pelle si mescola al mio sudore, un sapore che non dimenticherò mai.
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