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La baia proibita di Luca

Racconti Viaggio · circa 12 min di lettura · Vietato ai minori di 18

L’odore di sale e resina di pino grava pesante nell’aria afosa mentre scendo gli ultimi gradini verso la baia. Il sole mi brucia la nuca, e il lieve tintinnio dei ciottoli sotto i miei sandali si mescola al lontano, rassicurante sciabordio dell’Adriatico. Sono sola qui – o almeno così credevo. Un errore che si sarebbe rivelato fatale. Il mio respiro è affannoso, il calore si insinua sotto la mia camicetta sottile e fa perlare il sudore salato sulla mia pelle.

Sul bordo della stretta striscia di sabbia, come abbandonato su un asciugamano blu scuro, giace un uomo. Le braccia incrociate dietro la testa, gli occhi chiusi. La sua pelle riluce d’olio, ogni muscolo si delinea con precisione sotto l’abbronzatura leggera, come scolpito. Mi fermo un istante, lo osservo senza vergogna, con quella curiosità avida che ci si concede quando si crede di essere invisibili. Il suo petto è ampio, piatto, con una leggera peluria di scuri capelli che si infittisce verso l’ombelico. Sotto il suo asciugamano, che copre morbidamente i suoi fianchi, si delinea un evidente rigonfiamento che il mio sguardo non può ignorare. Il mio cuore batte forte, un colpo sordo tra le mie gambe. Ma poi lui apre gli occhi, e il suo sguardo si conficca direttamente nel mio. Nessun sussulto di sorpresa colta in fallo, solo un sorriso – non invadente, ma indagatore, curioso, come se sapesse esattamente cosa stavo pensando. Annuisco seccamente, scelgo un posto un po’ più in là e stendo il mio telo. Il mio cuore batte più forte del dovuto, e tra le mie cosce sento un primo, umido calore che preme contro il tessuto.

L’acqua è limpida come vetro levigato. Mi immergo, il fresco è uno shock elettrizzante dopo il calore rovente, e nuoto per qualche bracciata vigorosa. L’acqua avvolge il mio corpo, rinfresca la pelle che brucia, ma non il fuoco dentro di me. Quando torno, lui si è alzato, è in piedi fino alle ginocchia nell’acqua, le onde gli lambiscono le gambe. Il suo asciugamano è sparito, e il suo costume da bagno – un corto, scuro slip – è teso sulle sue cosce e lascia poco all’immaginazione. “Che caldo oggi”, dice. La sua voce è profonda, un tono scuro che riecheggia nel mio ventre, con un leggero accento che non riesco a collocare. “Sì, ma l’acqua è perfetta.” Mi asciugo il sale dagli occhi, che sa sulla mia lingua, e mi passo involontariamente la lingua sulle labbra. Il suo sguardo segue il movimento, si ferma sulla mia bocca. Sorride di nuovo, e qualcosa nel suo sguardo mi tiene prigioniera, come una rete invisibile. Il mio bikini è bagnato e aderisce al mio corpo, i capezzoli duri e chiaramente visibili sotto il tessuto sottile, e so che lui lo vede.

Parliamo mentre l’acqua sciabatta intorno alle nostre caviglie. Lui si chiama Luka, viene da Spalato, trascorre qui un lungo weekend, lontano da tutto. Io racconto del mio lavoro, quella bestia insaziabile che non mi lascia mai andare, e che avevo semplicemente bisogno di scappare. Lui ride, e la risata suona vuota e senza peso tra gli scogli. “Qui niente può trovarti”, dice, e i suoi occhi si fanno scuri. “Nemmeno i pensieri. E tanto meno i sensi di colpa.” Le sue parole mi colpiscono in profondità, toccano qualcosa di nascosto che ero venuta qui a dimenticare.

La sua mano sfiora il mio braccio, come per caso, mentre indica un punto nascosto per le immersioni. Il contatto brucia sulla mia pelle bagnata, una scintilla elettrica che mi trafigge dritta al centro – nella mia fica umida e pulsante. Lascio che si trattenga un istante di troppo, sento i minuscoli peli sulla mia pelle rizzarsi, i miei capezzoli indurirsi in perle dure sotto il tessuto bagnato. Lui se ne accorge, non ritira la mano. Invece, il suo dito scivola lentamente lungo l’interno del mio avambraccio, un gesto che mi fa tremare dentro. “Vuoi vedere la grotta? Laggiù, dietro l’angolo? L’acqua è bassa, si può entrare camminando. Nessuno ci troverà lì.” Annuisco, la saliva in bocca è improvvisamente densa, e lo seguo. Il mio slip del bikini è già intriso, non solo d’acqua, ma dell’umidità che sgorga tra le mie cosce, un desiderio segreto e ardente che mi spinge.

La grotta è piccola, l’ingresso ricoperto da un’edera scura e fitta. Dentro è fresco, una piacevole pelle d’oca mi ricopre le braccia, e i miei capezzoli diventano punte durissime che premono contro il tessuto bagnato. La luce filtra verdastra attraverso una stretta fessura nel soffitto, dipingendo ombre sull’acqua. La sabbia sotto i nostri piedi è setosamente morbida. Luka si gira verso di me, vicino, troppo vicino. Sento il suo olio, il sale sulla sua pelle, un odore maschile, muschiato. “Ti ho osservata quando sei arrivata”, dice a bassa voce, il suo respiro sfiora la mia guancia, caldo e umido. “Ti muovi come qualcuno che si nega qualcosa. Sei tesa, come una corda d’arco.” Voglio contraddirlo, ma le parole mi restano in gola. Ha ragione. Ogni fibra del mio corpo è tesa, pronta a spezzarsi. “E tu?”, chiedo, la mia voce rauca, roca di desiderio. “Ti muovi come qualcuno che prende ciò che vuole?” La sua bocca si contrae, un sorriso da predatore che mi fa correre un brivido lungo la schiena. “A volte.”

Le sue labbra incontrano le mie, dapprima dolci, esplorative, un assaggio. Il bacio sa di sale e sole e di desiderio puro, senza filtri. Io lo ricambio, mi apro, lascio che la sua lingua entri, esplorando la mia bocca come se le appartenesse. La sua mano scivola sulla mia nuca, attirandomi più forte a sé, mentre l’altra si posa sul mio fianco, premendomi contro il suo corpo. Sento la sua durezza, il suo cazzo grosso ed eretto che preme contro la mia fica umida, e un gemito soffocato mi sfugge. Le mie mani scivolano sulle sue spalle, sento il calore solido dei suoi muscoli sotto la pelle liscia. Lui mi preme contro la parete rocciosa e fresca, il suo corpo una barriera di puro calore che mi imprigiona. Gemo piano quando, con un unico movimento abile, scosta il tessuto sottile del mio bikini e posa le labbra sul mio seno. Il primo contatto della sua lingua con la mia punta dura e gonfia è come una scossa elettrica che mi attraversa il corpo e finisce dritta nel calore umido tra le mie gambe.

Il gioco di pelle e acqua

La sua lingua circonda il mio capezzolo, succhia piano, una dolce e tormentosa tensione che mi colpisce dritta al grembo. Affondo le dita nei suoi capelli folti e umidi e lo premo più forte a me. «Di più», sussurro, un comando e una supplica insieme, e lui obbedisce senza esitare. Si inginocchia nell’acqua, che ci arriva fino ai fianchi, e toglie il mio slip del bikini con un movimento fluido e possessivo. Il freddo bagnato sulla mia pelle nuda è uno shock che si trasforma subito in calore ardente. Le sue mani afferrano le mie natiche, le massaggiano, impastano la carne morbida, mentre la sua bocca scende più in basso, lasciando una scia di baci e morsi sul mio ventre.

Mi appoggio alla roccia ruvida, le ginocchia molli come burro. L’acqua sciabatta intorno alle sue spalle mentre si china più in basso. La sua lingua trova la mia fessura, scivola attraverso il calore umido e ardente che già gocciola. Un brivido mi percorre il corpo, molto diverso dalle frasi fatte che leggevo sempre – non un innocuo formicolio alla schiena, ma un’onda immensa che inizia nel profondo del mio bacino e si divora avidamente verso l’alto, fino a raggiungere la mia mente. Ansimo, mi aggrappo alle sue spalle come se fosse il mio unico appiglio in una tempesta. Lui ride piano, e la vibrazione delle sue labbra sul mio punto più sensibile – la mia fica spalancata e bagnata – mi fa tremare tutta. «Già così sensibile?», mormora, il suo respiro caldo sulla mia pelle. Non posso rispondere, posso solo gemere, un suono soffocato che riecheggia dalle pareti della grotta.

Il suo pollice preme forte e preciso contro il mio clitoride, una piccola perla dura che pulsa direttamente sotto la sua pressione, mentre la sua lingua penetra in me in profondità, mi riempie, mi incita. Mi lecca come se fossi il suo ultimo pasto, succhia le mie labbra umide, circonda la mia apertura, prima di spingersi di nuovo dentro di me, ancora e ancora, un ritmo che mi avvicina alla follia. Mi aggrappo alla sua pelle, i miei fianchi spingono verso di lui, cercando la sua lingua, la sua bocca, le sue dita. “Sì, lì, proprio lì”, ansimo, la mia voce un rauco gracchiare. La tensione dentro di me cresce, un nodo di puro desiderio che si contrae nel mio bassoventre. La sua lingua trova direttamente il mio clitoride, lo circonda con movimenti rapidi e precisi, mentre il suo dito scivola dentro di me – è lungo, spesso, e sento ogni centimetro che penetra in me, mi dilata, mi riempie. Sono così bagnata che il suo dito scivola dentro di me senza resistenza, e il rumore che fa – un suono umido e schioccante – mi eccita ancora di più. Spingo verso di lui, cavalco la sua mano, mentre la sua lingua mi tormenta, mi spinge alla follia. Il mio orgasmo si accumula, un’onda che mi afferra, mi solleva. Sento i miei muscoli interni contrarsi attorno al suo dito, come tutto in me si contrae, e poi – un grido che sale dal profondo della mia gola, mentre l’esplosione irrompe. Non è un venire dolce, ma una potente eruzione che mi scuote, mi fa tremare, mentre i miei fluidi scorrono sulle sue dita e bagnano il suo viso. Trema, mi aggrappo a lui, mentre le ondate di piacere rotolano attraverso il mio corpo, e lui non mi lascia andare, ma mi lecca attraverso l’orgasmo, finché l’ultima scossa non si spegne.

Si raddrizza, il suo viso lucido e bagnato dai miei fluidi, un sorriso soddisfatto e affamato sulle sue labbra. “Così sei quando vieni”, dice, la sua voce roca e profonda. “Una bestia selvaggia.” Non riesco a rispondere, riesco solo a respirare a fatica, il mio cuore batte all’impazzata, il mio corpo è svuotato eppure pronto per altro. Fa un passo indietro, solo uno, e si abbassa i costumi da bagno attillati. Il suo cazzo balza fuori – lungo, spesso, il glande una ciliegia scura e gonfia, già lucida di liquido preseminale. Il mio respiro si blocca. È enorme, perfettamente formato, e posso vedere il battito al suo interno, la pulsazione, il desiderio. “Ora voglio essere dentro di te”, dice, e non è una domanda. Si fa avanti, mi spinge dolcemente contro la roccia, le sue mani sui miei fianchi, e sento il calore del suo cazzo all’interno delle mie cosce, una promessa ardente.

Sollevo il bacino, mi offro a lui, la mia fica si spalanca, umida e pronta, le labbra gonfie e rosa. Lui esita, un momento di pura agonia in cui sento solo il pulsare del suo glande al mio ingresso, poi spinge. Un’unica, profonda spinta che mi riempie, mi dilata, mi colma fino all’orlo. Getto un grido, un suono di dolore e puro piacere, quando è dentro di me, fino in fondo, i suoi testicoli premuti contro le mie labbra. Si ferma, la sua fronte sulla mia, il suo respiro caldo e pesante. «Dio, sei così stretta, così calda», mormora, la sua voce un ringhio. Non riesco a parlare, posso solo annuire, la mia lingua pesante di desiderio. Poi inizia a muoversi. Un ritmo lento e profondo che mi riempie, mi trafigge, mi infilza. Ogni spinta è una rivelazione, una promessa che mantiene. Mi scopa con un’ossessione che mi toglie il fiato, le sue mani sul mio culo che mi stringono più forte a sé, mentre spinge sempre più a fondo. La sabbia sotto i miei piedi cede, l’acqua avvolge i nostri corpi, rinfrescando la mia pelle ardente, mentre lui è dentro di me, vive dentro di me. Il mio corpo è suo, in questo momento completamente suo, e io mi abbandono, mi apro per lui, lo accolgo dentro di me.

«Fortemente», imploro, la mia voce un gemito soffocato. «Scopami forte, Luka.» Lui obbedisce, e il ritmo diventa più selvaggio, più profondo, ogni spinta una dimostrazione di forza che mi schiaccia contro la roccia. Il suo cazzo è dentro di me, una cosa viva che mi dilata, mi riempie, mi conquista. Sento un’altra ondata crescere dentro di me, un nuovo orgasmo che minaccia di travolgermi. Vengo sulle sue labbra, sulla sua lingua, sul suo cazzo, mi perdo nel puro e autentico piacere. Lui lo sente, il mio tremore, la mia contrazione intorno al suo asta, e geme, un suono profondo e animalesco. «Sì, vieni per me, mostrami come vieni», sussurra, la sua voce roca di eccitazione. I suoi movimenti diventano più veloci, più disperati, e sento la tensione crescere in lui, il suo cazzo pulsare dentro di me, pronto a esplodere. «Vengo dentro di te», dice, la sua voce un ringhio rauco, e poi si riversa in me – un’ondata calda e appiccicosa che mi riempie dall’interno, che mi colma come se fossi il suo ricettacolo. Sento il suo seme,

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