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L’ultimo comando

Racconti Dominazione · circa 10 min di lettura · Vietato ai minori di 18

L’ascensore si ferma con un lieve ping. Lukas esce in un corridoio di marmo e luce soffusa. I palmi delle mani sono umidi, il tessuto della camicia gli aderisce alle spalle. Sono passati tre mesi da quando lei lo guardò in quel bar – non fugacemente, ma con uno sguardo indagatore, come se avesse già intuito tutti i suoi segreti. E ora lui è davanti alla porta del suo appartamento, venticinque piani sopra la città, e il cuore gli martella contro le costole come un prigioniero contro le sbarre. Il suo cazzo già freme nei pantaloni, un presagio di ciò che verrà.

La porta si apre prima che lui possa suonare. Lei è lì, in un kimono di seta nera che accarezza appena il suo corpo. Il suo sorriso è calmo, quasi materno, ma i suoi occhi sono quelli di una cacciatrice. I suoi seni si delineano sotto il tessuto, i capezzoli duri.

«Entra, Lukas. Ti stavo già aspettando.» La sua voce è profonda, piena di controllo.

Lui entra. La stanza dietro di lei è immensa, finestre a tutta altezza offrono la vista sulle luci della città. Ma lui non vede nulla di tutto ciò. I suoi occhi sono incollati a lei, al modo in cui si muove, a come il suo kimono a ogni passo svela un po’ di più la sua coscia. Riesce a sentire il suo profumo – qualcosa di affumicato, mescolato al suo odore femminile.

«Siediti», dice lei, indicando un divano di pelle. Lui obbedisce. Lei resta in piedi, davanti a lui, e lo guarda dall’alto. «Sai perché sei qui?»

«Io – credo di sì.» La sua voce è roca.

«Credere non basta. Dimmelo.»

Lui deglutisce. «Perché voglio consegnarmi a te. Perché voglio che tu mi usi.»

«Bene. Ma sai anche cosa significa?» Lei si avvicina, finché le sue ginocchia non toccano le sue. «Significa che d’ora in poi farai quello che dico io. Che il tuo corpo mi appartiene, finché siamo in questa stanza. Che ti metterò alla prova, forse fino ai tuoi limiti. E che devi fidarti di me. Ci riesci?»

Lukas annuisce. Il suo cazzo preme contro la cerniera dei jeans, un dolore duro e pulsante di eccitazione. Nelle ultime settimane si è documentato, ha setacciato forum, guardato video. Ma la teoria non è nulla in confronto alla presenza di questa donna, che profuma di costoso profumo e di qualcosa di affumicato.

«Voglio che ti spogli», dice lei. «Lentamente. E poi ti sdrai sul tappeto davanti a me.»

Le sue dita tremano mentre apre la cerniera dei jeans. Lei lo osserva, immobile. Lui si toglie camicia, pantaloni, boxer, finché non è nudo davanti a lei. L’aria è fresca sulla sua pelle, ma lui ha caldo. Il suo cazzo è eretto, il glande rosso e lucido, una goccia di pre-eiaculato perla sulla punta. Si sdraia sul soffice tappeto, a faccia in su, e la guarda. Il suo cuore galoppa, il respiro è affannoso.

Lei sorride, un sorriso sottile, sapiente. “Bene. Obbedisci. Ma questo è solo l’inizio.” Slaccia la cintura del suo kimono e lo lascia cadere. La seta scivola dalle sue spalle e cade a terra. Il suo corpo è snello, muscoloso, con seni pieni che si sollevano leggermente sotto il suo sguardo. I suoi capezzoli sono duri, scuri, provocanti. Tra le sue gambe, il suo sesso è rasato liscio, le labbra leggermente aperte, già umide. È completamente nuda, e porta la sua nudità come un’armatura.

“Alza le braccia sopra la testa”, ordina. Lui obbedisce, con le mani piatte sul tappeto. Lei si inginocchia accanto a lui, le sue gambe ai lati della sua testa, così che lui si trovi direttamente tra le sue cosce. Il suo sesso è vicino, a pochi centimetri dalla sua bocca. Lui la sente, salata e dolce allo stesso tempo, un profumo intenso, terroso. Vede l’umidità che bagna le sue labbra, un sottile filo che si tende tra le sue cosce.

“Ora mi leccherai”, dice. “Finché non verrò. Ma non ti fermerai quando verrò. Continuerai finché non ti dirò di smettere. Capito?”

“Sì”, sussurra lui. La sua lingua è secca per l’attesa.

“Sì, cosa?”

“Sì, Padrona.”

“Bene.” Si siede sul suo viso. Il suo peso è leggero, ma la sua presenza è opprimente. Lui sente il calore della sua fica umida sulla sua bocca. Tira fuori la lingua e inizia a leccarla. Ha un sapore intenso, il suo profumo riempie i suoi sensi. Trova il suo clitoride, una piccola perla dura, e lo circonda con la punta della lingua, prima lentamente, poi più velocemente. Lei geme piano, e le sue mani gli afferrano i capelli.

“Sì, così va bene. Non fermarti.” Il suo bacino si preme contro il suo viso, lei cavalca la sua bocca. Lui la lecca, succhia il suo clitoride, sente come diventa più umida, come il suo succo scorre sulla sua lingua. Il suo corpo inizia a tremare, i suoi respiri si fanno più corti. “Fottimi con la lingua”, sibila. Lui spinge la lingua in profondità nella sua fica, più profondo che può, e lecca le sue pareti. Lei urla piano, il suo bacino sussulta, e poi viene con un lungo, profondo sospiro, le sue cosce tremano intorno alla sua testa. Il suo succo scorre sul suo mento, caldo e salato. Ma lui non si ferma. La lecca attraverso il suo orgasmo, lecca ogni goccia, finché lei non si ritira con un gemito.

“Alzati”, dice, la sua voce ancora ferma, ma più profonda. Lui obbedisce, il suo viso lucido di lei. Lei lo conduce nella camera da letto adiacente, dove un ampio letto con lenzuola scure li aspetta. Sul comodino ci sono un tubetto di lubrificante e un oggetto nero e liscio – un dildo di silicone con un’imbracatura, lungo circa venti centimetri e spesso come un avambraccio. Il cuore di Lukas batte all’impazzata. Il suo cazzo è durissimo, pulsa contro il suo ventre. Non ha mai avuto niente nel culo, nemmeno un dito.

«Mettiti a pancia in giù», dice. Lui obbedisce, schiaccia il viso nel cuscino, il culo nudo sollevato in aria. Lei avvita il dildo nell’imbracatura che si allaccia sui fianchi, stringendo le cinghie. Poi versa del lubrificante sulle dita e sul silicone, la bottiglia stride. La sua mano scorre sulla sua schiena, sulle sue natiche, le dita scivolano tra le sue chiappe. Infila un dito nel suo ano, e lui sussulta – una sensazione bruciante di stiramento. «Rilassati», sussurra. Lei spinge il dito più a fondo, trova la sua prostata e la massaggia delicatamente. Un brivido di piacere lo attraversa; il suo cazzo sobbalza sul lenzuolo.

«Ora ti scoperò», sussurra al suo orecchio. «Prenderò il tuo culo con questo cazzo finché non urlerai. E tu starai fermo. Se opponi resistenza, smettiamo. Ma non opporrai resistenza, vero?»

Lui scuote la testa, il viso sepolto nel cuscino. «No, Padrona.» La sua voce è soffocata.

Lei ritira il dito e posiziona il dildo al suo ingresso. La punta smussata di silicone preme contro il suo ano. «Fai un respiro profondo», dice. Lui obbedisce, e lei spinge dentro. Un grido gli sfugge, metà dolore, metà eccitazione. Il dildo scivola dentro di lui, dilatandolo, riempiendolo. Sembra di essere lacerato, ma il piacere sovrasta il dolore. Lei resta immobile, dandogli il tempo di adattarsi. Il suo corpo trema, il sudore gli spunta sulla fronte. Poi inizia a muoversi, lentamente, a spinte. Ogni spinta manda un’onda attraverso il suo corpo, un misto di pena e piacere che non riesce a decifrare. Il dildo sfrega contro la sua prostata, e un gemito incontrollato gli sfugge.

Lei lo scopa forte, il suo bacino sbatte contro le sue natiche, un rumore umido e schioccante. Il dildo scivola dentro e fuori di lui, più a fondo, più forte. Lui geme nel cuscino, le mani artigliate alle lenzuola. Il suo stesso cazzo sfrega contro la biancheria, diventando più duro a ogni movimento, il glande rosso e gonfio. Una goccia di liquido preseminale lascia una macchia umida sul lenzuolo.

«Non venire», sibila. «Non senza il mio permesso. Il tuo cazzo mi appartiene.» La sua voce è tagliente, una frustata.

Lui stringe i denti, lotta contro l’onda di piacere che sale nel suo ventre. Lei continua a scoparlo, più veloce, più a fondo. Il dildo colpisce la sua prostata a ogni spinta, e lui sente il suo corpo diventare un unico punto di sensazione. Poi si ferma di colpo e si ritira. Il dildo scivola fuori, e lui si sente vuoto, tremante.

«Girati.»

Si rotola sulla schiena, ansimando. Il suo membro è eretto, una verga dura e pulsante, il glande lucido e rosso. Un rivolo di liquido pre-eiaculatorio gli cola sull’addome. Lei lo guarda dall’alto, il dildo ancora tra le sue gambe, lucido di lubrificante e del suo ano. “Sei così eccitante quando vieni scopato”, dice. Si inginocchia sopra il suo viso, la sua fica direttamente sopra la sua bocca. “Leccami pulito”, ordina. “Lecca il tuo stesso succo dal mio cazzo.”

Lui tira fuori la lingua e lecca il dildo. Il sapore è salato, terroso – lubrificante e il suo stesso ano. Lei spinge il dildo nella sua bocca, e lui lo succhia, lo lecca pulito. “Bravo”, sussurra. Poi si ritira, slaccia l’imbracatura e la getta a terra.

“Ora ti monterò”, dice. “Con il tuo cazzo dentro di me.” Si siede sul suo grembo, la sua vulva umida sopra il suo glande. “Dimmi che vuoi scoparmi.”

“Voglio scoparti, Padrona”, sussurra lui. “Per favore, lasciami venire dentro di te.”

Lei sorride e si cala su di lui. La sua fica è calda e stretta, e lui sente come lo avvolge, come le sue pareti si contraggono attorno al suo asta. Geme quando lei lo accoglie tutto dentro di sé. Inizia a muoversi su di lui, su e giù, le mani sul suo petto. I suoi seni rimbalzano a ogni movimento. Lui afferra i suoi fianchi, ma lei gli scosta la mano. “No, stai fermo”, ordina. “Ti monto come voglio io.”

Lui giace lì, tutto il suo corpo un tremito, mentre lei lo scopa. Lo monta con forza, il suo bacino ruota, la sua fica lo succhia. Lui sente che diventa più umida, il suo succo gli cola sui testicoli, gocciola sulle lenzuola. Il suo cazzo è profondo dentro di lei, ogni muscolo in lui è teso.

“Vengo”, ansima lei. “Riempimi con il tuo succo.” Si strofina il clitoride contro il suo pube, e il suo corpo si contrae. La sua fica pulsa attorno a lui, e la pressione è troppa. “Vieni dentro di me”, grida. “Vieni ora!”

Lui non può farne a meno. Il suo corpo si inarca, il suo sperma schizza dentro di lei, ondata dopo ondata, caldo e denso. Lei lo cavalca attraverso il suo orgasmo, prendendo ogni goccia. Poi cade su di lui, il suo corpo pesante e caldo, il suo battito cardiaco contro il suo petto. Lui sente il suo succo che cola da lei e bagna i suoi fianchi.

Rimangono così per un po’, solo respiri. Poi lei si solleva e sorride. “Hai fatto bene”, dice. “Ma l’ultimo ordine non è ancora stato dato. Tornerai. Domani. E allora sarà più duro.” Si alza, nuda e senza vergogna, e va in bagno. Lukas resta sul letto, il corpo dolorante, il culo indolenzito, il cazzo molle e soddisfatto. Lui sa che tornerà. Non può farne a meno.

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