Ancora prima che la mano di Mara tocchi la maniglia della porta del bar, lo sente: un tirante alla nuca, che conosce come il proprio battito cardiaco. L’odore di birra e cuoio consumato si mescola a qualcosa che non vuole nominare – un’attesa che le formicola nella punta delle dita e le schizza dritta tra le gambe. La sua fica si contrae, come se avesse già un presentimento di ciò che sta per accadere. Spinge la porta, e la musica la investe, un basso sordo che vibra nelle sue costole. E poi lo vede. Lui è seduto in fondo al bancone, il bicchiere di whisky davanti a sé, e quando alza la testa, il suo sguardo la colpisce come un fulmine – dritto nel suo centro umido e caldo.

L’incontro
Il suo respiro si blocca per una frazione di secondo. I suoi occhi – quell’azzurro che un tempo l’ha annegata in una pioggia estiva – si posano su di lei mentre attraversa la folla. Il bar è pieno, voci e risate si scontrano, ma tra loro si crea una bolla di silenzio in cui pulsa solo il loro desiderio. «Mara», dice lui, e il suo nome nella sua bocca suona come una melodia familiare che canta dritta nella sua fica. Lei si siede sullo sgabello accanto a lui, le ginocchia quasi a toccarsi. Il bancone di legno sotto le sue dita sembra ruvido, reale, ma sotto la gonna sente la sua fica già umida, come un fiume che aspetta di straripare.
«Sei stupenda», dice lui, e lei sente il calore salirle alle guance. «Bugiardo. Due figli e una notte insonne.» Ma sa che è vero – il bagliore dell’insegna al neon si riflette sui suoi zigomi, e lei pensa a quando, un tempo, tracciava quelle linee con le labbra, quando il suo cazzo era infilato dentro di lei. «E tu? Sempre il solito giramondo?», chiede, e la sua voce suona più leggera di quanto si senta. Lui alza le spalle. «Ogni tanto. Ma le offerte peggiorano.» Il suo sorriso è storto, e lei sente un tirante profondo nel ventre, un pulsare che si irradia dritto nella sua clitoride.
Ordina la stessa cosa che prende lui, whisky liscio, e quando il barista riempie i bicchieri, la sua mano trema appena percettibilmente. “Cosa ci fai qui?”, chiede lui, e la sua voce è vicina, sebbene non si sporga. “Volevo vederti”, dice lei, e le parole escono più facili di quanto si aspettasse. “Da settimane penso a te. A quella notte. Al tuo cazzo dentro di me.” Lui non dice nulla, ma la sua mano trova il suo braccio, un tocco che manda una scossa nelle sue vene. Lei sente i suoi polpastrelli sulla pelle, come lasciano una leggera pelle d’oca. “Anch’io”, mormora lui, e il suo pollice accarezza l’interno del suo polso, dove il pulso batte selvaggiamente. “Penso alla tua fica, come mi ha inghiottito. Come gemevi.” Un brivido le scende lungo la schiena, e beve un sorso di whisky per calmarsi. Il liquido brucia in gola, ma è un fuoco gradito che scorre dritto nel suo grembo. Sotto la gonna, la sua figa diventa più bagnata, le labbra si appiccicano l’una all’altra, e lei sente che vuole aprirsi, solo per lui.
Il desiderio
Il tempo al bar si offusca. Parlano di cose banali, ma ogni parola è carica. Le loro dita si sfiorano sopra i bicchieri, la sua mano giace sul suo ginocchio, calda e pesante. Lei sente il calore attraverso il tessuto della gonna, e la sua pelle brucia sotto. “Andiamocene”, sussurra lui, e lei annuisce senza pensarci. Lui prende la sua mano, la guida tra la folla, la porta sul retro si spalanca, e l’aria fresca della notte li colpisce. Un vento leggero soffia, portando l’odore di pietra umida e di fine estate. Lei fa un respiro profondo, e il suo cuore corre. La sua fica pulsa, un dolore sordo e profondo del desiderio che la fa quasi impazzire.
Il cortile è piccolo, circondato da un muro di mattoni sopra il quale si intravede un pezzo di cielo con stelle sparse. Una vecchia panca di legno si trova sotto una tettoia. Lui la gira verso di sé, le mani sui suoi fianchi, e lei sente la pressione delle sue dita che penetra attraverso il tessuto. “Mi sei mancata”, dice lui, e la sua voce è rauca. “Mi è mancata la tua fica, come si stringeva intorno al mio cazzo.” Lei chiude gli occhi quando la sua bocca trova il suo collo, un bacio che lascia la pelle d’oca. La sua lingua traccia un percorso dal suo lobo all’orecchio fino alla clavicola, e lei si appoggia all’indietro, si abbandona. Le sue labbra vagano verso la sua spalla, e lui morde dolcemente il tessuto della sua camicetta, prima di spostare il colletto di lato con i denti. Lei geme piano, e le sue mani scivolano nei suoi capelli, lo tirano più vicino. “Voglio la tua lingua sulla mia fica”, sussurra direttamente nel suo orecchio, e lui geme, un suono animalesco che le penetra dritto nel grembo.
«Ti ricordi, allora?», chiede tra un bacio e l’altro. «Sotto la pioggia, sul prato?» Lei annuisce, il ricordo la travolge. «Mi hai scopata così forte che non riuscivo più a camminare», sussurra. «Voglio renderti di nuovo così selvaggia», dice, e la sua voce è roca di desiderio. Le solleva la camicetta sopra la testa, e l’aria fresca avvolge le sue braccia nude. Il suo sguardo percorre il suo corpo, e lei sente che la spoglia senza toccarla. «Sei ancora più bella di allora», dice, e le sue mani trovano la sua vita, la attirano a sé. Lei sente il calore del suo corpo attraverso la camicia, e le sue dita si affaccendano con i bottoni. Lentamente, bottone dopo bottone, gli apre la camicia, e quando cade, appoggia i palmi delle mani sul suo petto. I muscoli sotto sono sodi, caldi. Sente il battito del suo cuore sotto la mano, rapido e forte. «Anche tu», dice, e il suo sorriso è morbido. Ma il suo desiderio è duro, impaziente. Lascia scivolare una mano verso il basso, sul suo ventre, finché non sente il rigonfiamento duro nei suoi pantaloni. Il suo cazzo preme contro il tessuto, e lei lo afferra attraverso i pantaloni, ne sente la lunghezza e lo spessore. «Lo voglio», dice, e la sua voce è rauca. «Voglio il tuo cazzo duro nella mia fica.»
Lo scatenamento
Le sue mani scivolano sotto la sua gonna, trovano la pelle nuda della sua schiena. Le sue dita sono fresche, ma lasciano una scia calda. Le slaccia il reggiseno, e il tessuto cade morbido intorno ai suoi seni. Il suo palmo ne avvolge uno, il pollice accarezza il capezzolo, che si indurisce subito al suo tocco. Un gemito le sfugge, e lui la bacia per soffocarlo. Il suo bacio è imperioso, la sua lingua penetra, e lei si apre a lui, le mani tra i suoi capelli. Sente la sua lingua che esplora la sua bocca, e ricambia il bacio con la stessa intensità. Le loro lingue danzano, e lei sente il whisky sulla sua lingua, mescolato al sale della sua pelle. Gli morde dolcemente il labbro inferiore, e lui geme. «Ti voglio adesso», ringhia.
La spinge contro il muro, la superficie ruvida del mattone le sfregia la schiena, mentre le sue mani le sollevano la gonna. Il tessuto si gonfia intorno ai suoi fianchi, e lui le sposta di lato lo slip. Le sue dita scivolano attraverso la fessura umida, e lei sussulta al contatto. La sua fica è calda, grondante, pronta. «Sei così pronta», sussurra, e la sua voce suona trionfante. «Potrei scoparti subito, così come mi guardi.» Si inginocchia davanti a lei, la sua lingua la trova, e lei sente la prima ondata di estasi. La sua lingua si immerge in lei, assapora la sua umidità, e lei grida, un suono acuto di piacere. Senza preavviso, spinge la sua lingua in profondità nella sua fica, più a fondo che può, e lei sente i suoi muscoli contrarsi intorno a lui. «Sì, proprio lì», ansima. «Leccami, leccami tutta.»
Lui obbedisce, la sua lingua lavora dentro di lei mentre le sue dita trovano il suo clitoride, quel piccolo nodo duro che esplode sotto il suo tocco. Lo circonda lentamente, ancora e ancora, mentre la sua lingua spinge nel suo interno. Lei si appoggia al muro, le ginocchia cedono mentre il piacere la travolge. Lui morde dolcemente le sue labbra interne, poi succhia il suo clitoride, un vuoto di piacere che la tiene in bilico sull’orlo dell’orgasmo. “Vengo”, geme lei. “Sto per venire.” Ma lui non si ferma, la sua lingua diventa più veloce, più profonda, e poi le onde si abbattono su di lei. Il suo corpo trema, la sua fica si contrae spasmodicamente, e lei grida il suo nome nella notte mentre l’orgasmo la scuote. Sente i suoi fluidi scorrere sul mento di lui, e lui li lecca avidamente.
Prima che lei possa riprendersi, lui si alza, le sue mani trovano i suoi fianchi e la gira. “Mani contro il muro”, ordina, e lei obbedisce, il cuore che le batte all’impazzata. Sente che lui lavora dietro ai suoi pantaloni, la cerniera si apre, e poi sente il suono che ha tanto desiderato: il cazzo che scivola fuori dai pantaloni. “Sei pronta?”, chiede lui, e la sua voce è profonda, roca. Lei annuisce, la sua fica gocciola di desiderio. “Sì, scopami. Forte. Profondo.” Lui prende il suo cazzo, quell’asta dura e spessa che le è mancata tanto, e guida il glande verso la sua apertura. Lei sente la pressione, il calore, e poi lui spinge.
Lui penetra in lei, un unico movimento fluido che la riempie fino in fondo. Lei ansima quando il suo glande colpisce il suo collo dell’utero, e per un momento si fermano, connessi. “Oh Dio, sei così stretta”, geme lui. “Così calda. Così bagnata.” Lei sente il suo interno avvolgerlo, i suoi muscoli accarezzarlo, ogni centimetro del suo cazzo duro. Poi lui comincia a scopare. Spinge dentro di lei, un ritmo selvaggio e impaziente che la preme contro il muro ruvido. La pietra sfrega contro i suoi capezzoli, ma il dolore fa parte del piacere. “Più forte”, implora lei. “Scopami più forte.” Lui obbedisce, le sue mani afferrano i suoi fianchi, le sue unghie scavano nella sua pelle mentre spinge dentro di lei, sempre più profondo, sempre più veloce. Lei sente il suo cazzo allungarla, riempirla, vivere dentro di lei. La sua fica è un tubo di piacere che si contrae attorno a lui, lo trattiene, non vuole lasciarlo andare.
«Porca troia», geme. «Lo vuoi, vero? Vuoi il mio cazzo dentro di te.» Lei annuisce, il respiro spezzato in ansimi affannosi. «Sì, il tuo cazzo è mio. Per sempre.» Lui si china, la mano le trova il clitoride, lo strofina a ritmo delle sue spinte. Lei sente un secondo orgasmo montare, più veloce questa volta, più intenso. La sua fica diventa ancora più calda, ancora più bagnata, e sente i suoi umori scorrere lungo le cosce. «Vengo di nuovo», ansima. «Sto venendo ancora.» «Sì, vieni per me», ordina lui, e spinge ancora più a fondo, più forte, i suoi testicoli che sbattono contro le sue labbra. L’orgasmo la squarcia, un’esplosione di piacere che le invade tutto il corpo. Lei urla, il corpo trema, la fica si contrae attorno al suo cazzo, lo massaggia, e lei sente che lui non può più trattenere il culmine.
Con un’ultima, profonda spinta, viene dentro di lei. Lei sente il suo cazzo pulsare, mentre lui le pompa dentro il seme, caldo e denso, direttamente nell’utero. Lui geme il suo nome, un suono lungo e profondo di liberazione, mentre si scarica dentro di lei. Si tengono stretti, i corpi saldati, mentre l’ultima ondata di piacere scorre attraverso entrambi. Le sue mani si allentano, e lei crolla contro il muro, esausta ma appagata. Lui si ritrae lentamente, e lei sente il suo seme colarle fuori, caldo lungo la coscia. «È stato… esattamente ciò di cui avevo bisogno», sussurra lei. Lui sorride, si china e la bacia dolcemente. «Anche per me. E questo è solo l’inizio.»
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