L’odore di birra versata, mescolato al profumo pungente del whisky economico, aleggia nell’aria come un velo umido. Le dita di Mara scivolano sulle gocce di condensa del suo bicchiere mentre butta giù l’ultimo sorso di Kölsch. Il barista, un uomo stanco con le tempie grigie, passa meccanicamente lo straccio sul bancone. Il bar è quasi vuoto – solo una coppia in un angolo, che parla in modo teso, e un uomo all’altra estremità del bancone, a cui finora ha prestato poca attenzione. Ma ora, mentre alza la testa, incrocia il suo sguardo. Lui è lì seduto, con un bicchiere mezzo pieno di vino rosso davanti, e sorride – un sorriso che non è né invadente né timido, ma semplicemente presente. La attrae, come una leggera corrente. Il suo sguardo vaga sul suo volto, si ferma sulle sue labbra, e lei sente un calore diffondersi tra le sue gambe. Stringe le cosce, come se potesse reprimere il desiderio che sale in lei.

Un approccio alla pari
Ordina un’altra birra, solo per avere ancora qualcosa in mano. L’uomo si sposta di due sgabelli più vicino. La sua voce è profonda, ma non tonante, mentre dice: «Le piace la Kölsch, vero? È raro da queste parti.» Mara alza le spalle. «Mi ricorda casa.» Si sviluppa una conversazione, casuale, su niente e tutto. Lui si chiama Leon – o lo dice? Il nome le è indifferente. Importante è solo come la sua mano taglia l’aria mentre parla, come plasma le parole con una nonchalance che le fa battere il cuore un po’ più veloce. Sente un calore nel ventre, che non ha niente a che fare con l’alcol. La sua fica inizia a pulsare, un dolore sordo e pressante che la costringe a spostarsi sullo sgabello. Dopo un po’ tacciono, e il silenzio è più forte di qualsiasi parola. I suoi occhi si posano sul suo viso, scendono alle sue labbra, e lei ricambia lo sguardo – vede il leggero rossore delle sue guance, la vena sul suo collo che pulsa al ritmo del suo battito. «Hai voglia di restare ancora un po’ qui? O ce ne andiamo?», chiede lui, e il suo tono non lascia dubbi su quale opzione preferisca. Lei annuisce, e la sua saliva diventa densa mentre pensa a ciò che sta per accadere.
L’aria fuori è fresca e odora di pioggia e asfalto. Stanno uno accanto all’altra sul marciapiede, le loro spalle quasi si sfiorano. “Non abito lontano”, dice lui, e lei annuisce. Camminano in silenzio, fianco a fianco, per le strade vuote. Il ritmo dei loro passi si adatta, diventa uno. Quando lui apre la porta del suo appartamento – un piccolo monolocale al terzo piano, con una finestra che dà su un cortile interno – Mara si ferma un attimo. Odora di legno e cuoio, e un leggero profumo di olio di cedro aleggia nell’aria. Sente il ronzio sommesso del frigorifero, il sibilo del riscaldamento. E poi le sue mani sulle sue spalle, che la girano dolcemente verso di sé. La sua bocca è vicina, il suo respiro caldo e leggermente di vino rosso. “Prendiamola con calma”, sussurra lui, e lei sente il solletico delle sue ciglia sulla sua guancia.
Il preludio
Stanno nell’ingresso, i loro corpi quasi indistinguibili nell’oscurità. Leon la bagna dapprima con dolcezza, quasi esitante, le sue labbra toccano le sue come una domanda. Lei risponde ricambiando la pressione, facendo scivolare le mani nella sua camicia, sentendo la pelle liscia sul suo petto. Lui emette un gemito sommesso e la stringe più forte a sé. La sua mano scende dalla sua spalla lungo la schiena, oltre la curva del suo sedere, spingendola contro il suo fianco. Attraverso il tessuto dei suoi jeans, lei sente la sua eccitazione – una linea dura e calda che preme contro il suo pube. Lei sbottona il primo bottone della sua camicia, poi il secondo. Le sue dita non tremano; sono calme, decise. Lui l’aiuta a sfilare la camicia, e poi lui è lì davanti a lei, nudo fino alla vita, i muscoli del petto e delle braccia visibili nella luce fioca della finestra. I suoi capezzoli sono duri, piccole gemme che lei vuole graffiare con le unghie. Si bagna le labbra e fa un passo avanti. “Vuoi spogliare anche me?”, chiede, la voce roca di desiderio. La sua risposta è un grugnito, e poi le sue dita sulla cerniera della sua camicetta, che cede con un lieve sibilo. Il tessuto cade, e lui sposta il suo reggiseno di lato per baciare il suo seno – prima il sinistro, poi il destro, la sua lingua ruota intorno al capezzolo finché non si sente duro come una perla. Succhia il suo capezzolo, succhia così forte che lei geme, e la sua lingua accarezza la punta sensibile, mentre la sua mano impasta l’altro seno. Mara ansima e affonda le dita nei suoi capelli. “Continua”, sussurra. La sua fica è ora completamente bagnata, lo slip aderisce alle sue labbra, e lei sente l’umidità scorrere lungo la sua coscia.
Le sue labbra scendono più in basso, sul suo ventre, mentre le sue mani le slacciano i pantaloni. Lui si inginocchia davanti a lei, facendo scorrere lentamente il tessuto sui suoi fianchi e sulle sue gambe, finché lei non resta davanti a lui in un sottile slip. Il suo respiro sfiora il suo centro umido attraverso il tessuto, e lei trema. Lui sposta lo slip di lato e immerge la lingua nella sua fessura, un primo, esitante esplorare. Il suo respiro è caldo sulla sua pelle ardente, e lei sente i suoi muscoli contrarsi involontariamente. Mara geme e si appoggia al muro, le sue dita si infilano tra i suoi capelli. Lui la lecca con lunghi, lenti tratti, separa le sue labbra con la lingua e si immerge nella sua umida apertura. Il suo sapore – salato e dolce al contempo – lo spinge. Succhia dolcemente il suo clitoride, finché lei non ondeggia sotto la sua lingua. Il piccolo glande, duro e sensibile, viene accarezzato dalla sua lingua, circondato, e poi lui lo prende tra le labbra e succhia più forte. «Leon», ansima lei, e lui risponde penetrando più a fondo, spingendo la lingua dentro di lei, assaporandola, sentendo il suo stesso desiderio sulla lingua. Lei si strofina contro la sua bocca, il ritmo diventa più veloce, le sue ginocchia cedono. Il suo orgasmo si accumula, un’onda che parte dal suo clitoride e attraversa tutto il suo corpo. La sua fica sussulta, lei sente i suoi muscoli contrarsi intorno alla sua lingua e trattenerla per un momento. «Ti voglio ora», sussurra rauca, e lui si solleva, le sue labbra lucide della sua umidità. Il suo cazzo preme contro la patta dei pantaloni, una vena dura e pulsante.
L’unione
Lui la conduce in camera da letto, dove il letto è sfatto, le lenzuola spiegazzate, come se qualcuno ci fosse stato sdraiato poco prima. Lei si sdraia sulla schiena, e lui viene sopra di lei, appoggiandosi sugli avambracci. Le sue ginocchia spingono le sue cosce allargandole, aprendole bene, e lui si china per baciarle il collo. Lei sente l’umidità tra le sue gambe, che si è già accumulata durante i baci. Lui le fa scivolare via i jeans e lo slip, con una pazienza che la fa quasi impazzire. Lo slip è inzuppato, e lui ride piano mentre lo lascia cadere. Poi si raddrizza, si apre i pantaloni e li lascia cadere. Il suo membro emerge, lungo e spesso, con una leggera curvatura. Il glande brilla umido nella penombra, e una piccola goccia di liquido di piacere perla sulla punta. Lui passa un dito nella sua fessura, raccoglie la sua umidità e la spalma sul suo asta. Lei lo osserva mentre si tocca, e il suo respiro si ferma. La sua mano avvolge il suo cazzo, e lui tira indietro il prepuzio, il glande è rosso scuro e liscio. «Ora», sussurra lei, e lui si prepara.
Lui penetra lentamente, millimetro dopo millimetro, e il suo interno si apre per lui come un fiore. Lei sente il suo glande separare le sue labbra, esitare all’ingresso, e poi lui si spinge dentro. La sua figa umida lo assorbe, lo avvolge come un pugno. Lui geme forte quando le sue pareti lo stringono, il calore e la strettezza quasi lo sopraffanno. Lei percepisce ogni centimetro mentre scivola più a fondo, finché non è completamente dentro di lei, i suoi testicoli che premono contro il suo perineo. Il suo respiro diventa a scatti, e lei si morde le labbra per non urlare. Lui resta immobile per un momento, dandole il tempo di abituarsi alla sua grandezza. Poi inizia a muoversi, un ritmo lento e ipnotico che la trasporta in un’estasi. Le sue spinte sono profonde e potenti, ogni spinta schiaccia i suoi fianchi contro il letto. Lei sente la sua vulva contrarsi attorno al suo asta, l’attrito che stimola il suo clitoride, e solleva i fianchi per farlo entrare più a fondo. “Scopami più forte”, sussurra, e lui obbedisce. Il suo ritmo accelera, lui le pianta il cazzo dentro, e il letto sobbalza sotto il loro peso. I suoi seni dondolano a ogni movimento, e lui si china per succhiarle un capezzolo mentre continua a spingere dentro di lei. Il suo sudore gocciola sulla sua pelle, e l’odore del sesso riempie la stanza.
Lui si gira sulla schiena, portandola con sé, e ora è lei a cavalcarlo. Lei è seduta su di lui, la sua figa sul suo cazzo, e si muove su e giù mentre lui le tiene saldi i fianchi. Lei lo sente dentro di sé, il suo glande che bacia la sua cervice quando si abbassa profondamente. Lo cavalca con gli occhi chiusi, la testa reclinata all’indietro, le mani sul suo petto. Il suo orgasmo si accumula, il piacere sale come una marea, e lei non riesce più a trattenersi. Si strofina contro di lui, il bacino che ruota, e poi viene. Il suo corpo sussulta, la sua figa si stringe attorno al suo cazzo, e lei grida il suo nome. Lui sente come lei si contrae attorno a lui, le sue pareti che si stringono e lo tirano più a fondo. Lui spinge ancora un paio di volte, e poi viene. Il suo sperma le schizza dentro, un’onda calda e appiccicosa che riempie le sue viscere. Lui geme, il suo corpo si tende, e poi ricade esausto.
Giacono l’uno accanto all’altra, sudati e senza fiato, i loro corpi ancora uniti. Il suo sperma cola da lei, una chiazza calda e umida sulle lenzuola. Lui si gira verso di lei, le bacia la spalla, e lei sorride. L’ultimo round è iniziato, e sanno entrambi di non aver ancora finito. La sua mano vaga sul suo ventre, verso il basso, e gioca con l’umidità tra le sue gambe. Lui immerge le dita nella sua fica, mescola il suo seme con il suo succo, e la fa tremare. Lei geme piano e apre le gambe di più. “Ancora”, sussurra. Lui obbedisce, affonda le dita più a fondo, e la sua lingua trova il suo clitoride. La lecca pulita, assapora il sesso sulla sua pelle, e lei si contorce sotto di lui. Il suo secondo orgasmo arriva veloce, una piccola ondata di crampi che la scuote. Lui alza la testa e sorride. “La notte è ancora giovane”, dice.
Lui la gira a pancia in giù, le solleva i fianchi, così che lei sia a quattro zampe. Il suo culo è rotondo e sodo, e lui le allarga le natiche con le mani. Il suo cazzo è di nuovo duro, e lui preme il glande contro la sua apertura umida. Lei sente lui penetrare nel suo culo, lentamente e con cautela, e stringe gli occhi. Il dolore è dolce, un bruciore che si trasforma in piacere mentre il suo corpo si abitua a lui. Lei geme quando lui scivola più a fondo, finché non è dentro di lei fino all’asta. Il suo cazzo la riempie completamente, dilata il suo ano all’estremo. Lui inizia a muoversi, una spinta lenta e ritmica che la fa piagnucolare. Lei morde il cuscino, le sue dita si aggrappano alle lenzuola, mentre lui la prende da dietro. I suoi testicoli sbattono contro le sue labbra, che sono fradice, e lei sente il suo sperma colare dalla sua fica, giù per le sue gambe. Lui spinge più a fondo, più forte, e il suo orgasmo si accumula di nuovo, questa volta più intenso, più proibito. Lei viene con un grido, il suo corpo sussulta, il suo ano si stringe attorno al suo cazzo. Lui la segue, il suo seme schizza nel suo culo, e crolla su di lei.
Rimangono distesi, intrecciati, le lenzuola bagnate e spiegazzate. Il silenzio è pesante, pieno dei loro respiri. Lui le scosta i capelli dal viso, le bacia la nuca. “Rimani?”, chiede. Lei annuisce, troppo stanca per parlare. Ma sanno entrambi che il mattino porterà un nuovo round. L’ultimo round era solo l’inizio.
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