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L’ultimo turno

Racconti Ufficio · circa 12 min di lettura · Vietato ai minori di 18

Lena aveva rivissuto quel momento decine di volte. Mai così. Mai con quel pulsare selvaggio tra le gambe, quel desiderio caldo e liquido che si raccoglieva nella sua fica. Il ricordo del pomeriggio bruciava ancora in lei: il modo in cui la mano di Sarah aveva accarezzato il contratto, le labbra leggermente socchiuse, gli occhi freddi e valutativi. Avevano lottato per lo stesso cliente, e Lena aveva perso. Adesso, alle nove e mezza, l’open space era vuoto, solo i tubi al neon ronzavano piano, un sussurro vibrante nel silenzio. Lena voleva solo prendere la sua borsa, le dita già tremavano, quando sentì le voci provenire dall’ufficio del capo. Il vetro smerigliato era illuminato dall’interno, due sagome si stagliavano. Una la riconobbe subito: Sarah. L’altra era il dottor Brenner, il capo dipartimento. Lo stomaco di Lena si contrasse, ma non era disgusto. Era uno shock elettrizzante che le colpì dritto la clitoride. Non solo aveva perso l’incarico — Sarah stava festeggiando la sua vittoria con il capo. L’immagine dei due, così vicini, fece accelerare il cuore di Lena. Immaginò la mano di Sarah sfiorare l’inguine di Brenner, come forse lo prendeva, come prendeva ciò che voleva. La sua fantasia si fece più audace: vide la bocca di Sarah attorno al cazzo di Brenner, sentì lo sciacquio umido, mentre la sua stessa fica cominciava a gocciolare per l’eccitazione.

Lena voleva andarsene, ma i suoi piedi sembravano inchiodati, la moquette incollata alle suole. Le sagome dietro il vetro si avvicinarono, e poi accadde qualcosa che non si aspettava: Sarah fece un passo indietro, il capo le mise una mano sulla spalla — e all’improvviso si baciarono. Un bacio fugace, professionale, ma che aveva qualcosa di promettente, un preludio che nella fantasia di Lena esplose immediatamente. Sentì una fitta. Non gelosia, ma qualcos’altro: curiosità, mescolata a un desiderio caldo e umido. Conosceva Sarah come una fredda calcolatrice, sempre vestita perfettamente, la voce tagliente. Che si lasciasse andare a una situazione del genere non corrispondeva all’immagine. E poi, ancora più sorprendente: Sarah si staccò, disse qualcosa, e il capo annuì e lasciò la stanza. Sarah era sola. La fica di Lena sussultò, un crampo violento che la fece quasi gemere. Il momento era arrivato. Poteva sentire le sue labbra umide che si premevano l’una contro l’altra, come le sue mutandine si inzuppavano di succo.

Lena non esitò un secondo. Bussò, entrò prima che arrivasse una risposta. La porta si aprì, e la stanza odorava di cuoio, carta e del profumo di Sarah. Sarah era seduta sul bordo della scrivania, le gambe accavallate con nonchalance, un bicchiere di vino in mano. La sua gonna si era sollevata, rivelando una striscia di coscia color crema. Alzò lo sguardo, e il suo sorriso non si congelò — si fece più caldo, più scuro, quasi complice.

«Lena. Pensavo te ne fossi già andata.» La sua voce era profonda, vellutata, una carezza sulla pelle di Lena.

«Lo volevo anch’io. Ma poi ho visto qualcosa.» Lena lasciò che la porta si chiudesse alle sue spalle. L’aria tra di loro era densa, quasi tangibile, carica di promesse inespresse. Sentiva il proprio battito cardiaco, il sangue che le rombava nelle orecchie, e il lieve pulsare della sua fica umida che si strofinava contro le cosce a ogni passo.

Sarah posò il bicchiere, si alzò lentamente. I suoi tacchi alti ticchettavano sul parquet, un ritmo martellante che accelerava ancora di più il polso di Lena. «Ah sì?» Si avvicinò, la sua gonna frusciava. «E cosa hai visto?»

«Te. Con Brenner.» La voce di Lena era roca, raschiante per l’eccitazione, la gola secca per il calore che divampava nel suo grembo.

Gli angoli della bocca di Sarah fremettero. «E allora? Sei scioccata? O invidiosa?» Si fermò, proprio davanti a Lena. Il profumo di vaniglia e un accenno di sudore, l’odore di una lunga giornata, la avvolse.

«Né l’una né l’altra cosa», disse Lena, e si rese conto che mentiva. Era invidiosa – ma non del capo. Era invidiosa dell’intimità, del contatto, di ciò che Sarah si prendeva. Invidiosa della lingua di Sarah, che forse aveva già leccato il cazzo di Brenner, del sapore di sperma che forse aveva ancora in bocca. «Mi chiedo solo se ottieni sempre quello che vuoi.»

Sarah era ora a un solo passo di distanza. Sapeva di vaniglia e di un accenno di sudore, l’odore di una lunga giornata. «Non sempre», disse a bassa voce. «Ma stasera forse sì.» La sua mano si alzò, e un dito sfiorò la guancia di Lena, dolce ma imperioso, un tocco che attraversò il corpo di Lena come una scossa elettrica.

Lena deglutì. Il suo polso martellava alle tempie, e tra le sue gambe divenne umido. La sua fica pulsava, reclamava un contatto, un dolore sordo che si diffondeva nel suo basso ventre. «Cosa vuoi?»

«Te. Su questo.» La mano di Sarah si alzò e scostò una ciocca di capelli dal viso di Lena. Il tocco era leggero come una piuma, ma bruciava come un ferro rovente sulla pelle di Lena, dritto nella sua clitoride.

«Perché?» La voce di Lena era roca, poco più di un sussurro. «Siamo rivali.»

«Appunto. Voglio sapere se sei eccitante quanto in riunione.» Le dita di Sarah scivolarono sulla guancia di Lena, lungo la mascella, fino al mento. Le sollevò dolcemente il viso, costringendo Lena a guardarla negli occhi. «Lasciami scoprirlo.»

Lena avrebbe potuto andarsene. Avrebbe potuto dire che era pazzesco. Invece annuì, quasi impercettibilmente, tutto il suo corpo un unico tremito. Le labbra di Sarah toccarono le sue, morbide e al tempo stesso esigenti. Il bacio sapeva di vino rosso e di un accenno di menta, ma anche di qualcosa di più profondo, di qualcosa di proibito. Lena gemette piano e si abbandonò, la sua bocca si aprì sotto quella di Sarah. La lingua di Sarah scivolò dentro, esplorò, pretese, e Lena cedette, la sua lingua incontrò quella di Sarah in una danza umida e desiderante. Assaporò la saliva di Sarah, calda e dolce, e sentì la sua fica diventare ancora più umida, come il succo le colasse fuori inzuppandole le mutandine.

Le mani di Sarah vagarono sotto la camicetta di Lena, le dita fredde sulla pelle calda. Lena sussultò, ma Sarah premete più forte, la attirò a sé, strinse i loro corpi l’uno contro l’altro. Le loro lingue si incontrarono, un primo indugio, poi un’esplorazione, profonda e avida. Lena affondò una mano nei corti capelli di Sarah, tirò delicatamente, e Sarah sorrise nel bacio, una lieve vibrazione sulle labbra di Lena.

“Sei tenace”, mormorò Sarah sulle labbra di Lena. “Mi piace.” La sua mano scese più in basso, sul ventre di Lena, e le sue dita giocarono con il bordo del reggiseno.

“Anche tu”, giunse la risposta, appena udibile, soffocata dal desiderio.

Poi non ci fu più tempo per le parole. Sarah sbottonò la camicetta di Lena, la fece scivolare giù dalle spalle. Il reggiseno di pizzo nero apparve, e lo sguardo di Sarah si fece scuro, le sue pupille si dilatarono. “Bello”, sussurrò. Le sue dita scivolarono sul tessuto, sui seni di Lena, e ogni tocco inviava onde d’urto attraverso il corpo di Lena. Poteva sentire i suoi capezzoli indurirsi, come si delineassero sotto il tessuto, pronti per la bocca di Sarah.

Le dita di Sarah trovarono la chiusura del reggiseno, la aprirono con un movimento abile. Il reggiseno cadde, e i seni di Lena apparvero, pieni e pesanti, i capezzoli eretti e scuri di desiderio. Sarah gemette piano, un suono profondo e gutturale, che sembrava pulsare direttamente nella fica di Lena. “Perfetti.” Si chinò, la sua lingua sfiorò un capezzolo, uno scorrere umido e caldo che tolse il respiro a Lena.

Lena si aggrappò alle spalle di Sarah, la sua testa cadde all’indietro. “Sì”, ansimò, “proprio lì.” La lingua di Sarah circondò la punta dura, leccò e succhiò, mentre la sua mano massaggiava l’altro seno, facendo rotolare il capezzolo tra pollice e indice. Lena sentì una scossa elettrica attraversarle il corpo, la sua fica pulsare e contrarsi di desiderio. “Per favore”, gemette, “ancora.”

Sarah si staccò, un sottile filo di saliva collegava le sue labbra al capezzolo di Lena. “Ancora, dici?” La sua voce era roca, il suo respiro caldo. “Girati.”

Lena obbedì senza esitazione. Si voltò e si appoggiò con le mani sulla scrivania. Sentì Sarah avvicinarsi da dietro, sentì le sue dita scivolarle sulla schiena, sulla pelle che bruciava sotto quel tocco. Lentamente, in modo straziante lento, Sarah le abbassò la gonna. Cadde a terra, e Lena rimase solo con i suoi slip neri, inzuppati dalla sua eccitazione.

Le mani di Sarah si posarono sui suoi fianchi, le dita affondarono nella carne morbida. “Sei così bagnata”, sussurrò. “Lo sento dall’odore.” La sua mano scivolò in avanti, sul ventre piatto di Lena, e poi più giù, finché le dita incontrarono il tessuto umido. Premette, e Lena gemette forte, il bacino che si spingeva contro la mano di Sarah. “Così calda”, mormorò Sarah. “Così pronta.”

Le dita di Sarah scostarono il tessuto, lentamente, e poi furono direttamente sulla fica umida di Lena. Scorse lungo le labbra bagnate, e Lena tremò in tutto il corpo. “Dio, stai gocciolando”, ansimò Sarah. “Lo desideravi? Desideravi che ti scopassi qui?”

“Sì”, gemette Lena. “Sì, da sempre. Da quando ti ho vista.”

Le dita di Sarah scivolarono dentro la figa di Lena, due dita, profonde e decise. Lena urlò, la testa gettata all’indietro, le mani che si aggrappavano al bordo della scrivania. “Scopami”, ansimò, “scopami forte.”

Sarah obbedì. Le sue dita pompavano dentro Lena, veloci e profonde, mentre il pollice sfregava il clitoride di Lena, circondandolo e premendo. Ogni spinta faceva tremare il corpo di Lena, la faceva gemere e ansimare, la stanza si riempiva dei rumori umidi delle dita di Sarah che scivolavano avanti e indietro nella sua fica. La figa di Lena si contrasse, stringendo le dita di Sarah, una sensazione calda e stretta che la faceva impazzire.

“Stai per venire”, disse Sarah, la voce un sussurro rauco. “Lo sento. La tua fica sussulta.”

“Sì”, ansimò Lena. “Ci sono quasi. Non fermarti. Ti prego, non fermarti.”

Le dita di Sarah pompavano più veloci, più forti, il pollice premeva contro il clitoride di Lena, e poi Lena esplose. Il suo orgasmo la travolse, un’onda di puro piacere che scosse il suo corpo, aprendo la sua bocca in un urlo muto. La sua figa si contrasse, si strinse intorno alle dita di Sarah, mentre il succo le colava fuori e le scorreva lungo le cosce. Tremava e gemeva, tutto il suo corpo un unico fremito.

Sarah non la lasciò andare. La tenne stretta finché l’ultima ondata non si fu placata, poi estrasse lentamente le dita. Girò Lena, si leccò le dita pulite, che sapevano del succo di Lena, di sale e dolcezza e puro piacere. “Hai un sapore incredibile”, disse. “Ma ora voglio che sia tu a scopare me.”

Lena, ancora tremante, annuì. Sarah si spogliò, lentamente, uno spogliarello solo per Lena. La sua gonna cadde, la sua camicetta, il suo reggiseno. I suoi seni erano sodi e pieni, i capezzoli scuri e duri. E poi le sue mutandine, un pezzetto di pizzo, che lei scostò, rivelando la sua fica, umida e aperta.

«Siediti sulla scrivania», ordinò Lena, la voce ora ferma. Sarah obbedì, si sedette sul bordo, le gambe divaricate. Lena si inginocchiò davanti a lei, la sua lingua percorse le umide labbra di Sarah. Sarah gemette forte, il suo bacino si premette contro la bocca di Lena. Lena leccò e succhiò, la sua lingua circondò il clitoride di Sarah, si immerse nella sua fica, assaporò il suo succo, che era dolce e pungente.

«Sì, proprio lì», gemette Sarah. «Leccami. Leccami la fica.»

La lingua di Lena si fece più profonda, si immerse nella calda e bagnata fica di Sarah, mentre le sue dita trovavano il culo di Sarah, scivolando lentamente nel suo stretto ano. Sarah urlò, il suo corpo si inarcò, le sue mani si aggrapparono ai capelli di Lena. «Scopami con la lingua», ansimò, «scopami forte.»

Lena obbedì. La sua lingua pompò nella fica di Sarah, mentre le sue dita scopavano il suo culo, e l’orgasmo di Sarah arrivò rapido e violento. La sua fica sussultò, il suo succo schizzò nella bocca di Lena, e lei urlò il nome di Lena, un urlo selvaggio e incontrollato che echeggiò nella stanza.

Caddero insieme, entrambe tremanti e ansimanti. Il profumo del sesso aleggiava pesante nell’aria, mescolato all’odore di sudore e profumo. La mano di Sarah trovò quella di Lena, le loro dita si intrecciarono.

«È stato…», iniziò Lena.

«Incredibile», concluse Sarah la frase. «E questo è solo l’inizio.» Sorrise, un sorriso scuro e promettente. «Sei pronta per altro?»

Lena annuì, il suo sorriso rifletteva quello di Sarah. «Sempre.»

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