Quando la porta si chiuse alle sue spalle, un brivido elettrico di paura e aspettativa attraversò Felix. Il profumo pesante di legno di cedro e gin freddo lo avvolse mentre entrava nella stanza – un mare di marmo, granito nero e vetro, in cui il mare di luci della città si rifletteva all’infinito. Ma il suo sguardo si fermò su di lei, su quella donna che si appoggiava con nonchalance al bancone, come se il mondo intero le appartenesse.

Valentina indossava un cappotto di seta color borgogna, che le cadeva morbido sulla spalla come una promessa negligente. In mano teneva un bicchiere, il gin attraversato da una spirale di limone. Il suo sorriso era calmo, indagatore, i suoi occhi tunnel oscuri in cui lui rischiava di cadere. “Sei puntuale”, disse, la sua voce come velluto sull’acciaio. “Mi piace. La puntualità è la prima prova di rispetto.”
Le regole del gioco
Il suo cuore batteva contro le costole, ogni colpo un ricordo dell’annuncio sulla rivista d’arte: “Cerco un uomo disposto a cedere il controllo. Niente giocatori, niente esitanti.” Aveva risposto senza credere che sarebbe diventato realtà. E ora era lì, intrappolato nel suo sguardo, che lo penetrava come un raggio a raggi X.
“Sai a cosa vai incontro?”, chiese lei, posando il bicchiere. Il movimento era fluido, controllato. Si avvicinò, i suoi piedi nudi silenziosi sulla pietra fredda. Felix annuì, ma lei scosse lentamente la testa. “Le parole sono a buon mercato. Mostramelo.” Indicò una poltrona di pelle vicino alla finestra, la cui superficie rifletteva la luce della città. “Siediti. Niente mani, finché non lo dico io.”
Lui obbedì, il freddo della pelle che saliva attraverso il tessuto dei suoi pantaloni. Valentina rimase in piedi davanti a lui, le sue ginocchia all’altezza dei suoi occhi. Con un unico movimento deciso, lasciò scivolare il cappotto dalla spalla – non in modo seducente, ma imperioso, come una regina che depone la sua veste. Sotto indossava solo un perizoma di pizzo nero che le accarezzava i fianchi. I suoi seni erano sodi, i capezzoli già eretti, scuri e duri sotto il suo sguardo.
“Tu guardi, ma non tocchi”, disse. “Questa è la prima lezione.” Alzò una mano e fece scorrere la punta delle dita sulla sua guancia, un tocco leggero come ragnatele. Felix chiuse gli occhi, godendo del calore della sua pelle, del soffio del suo profumo. Poi lei abbassò la mano, e lui sentì il vuoto come un dolore fisico.
“Spogliati. Lentamente. Ogni capo che togli, dimmi perché lo indossi. E perché sei pronto a lasciarlo andare.”
Felix si alzò, le dita gli tremavano mentre sbottonava il primo bottone della camicia. «Una camicia», cominciò, la voce roca, «perché vivo in un mondo in cui ci si nasconde. Sono pronto a mostrarmi.» Lasciò cadere la camicia a terra. Lo sguardo di Valentina seguiva ogni movimento, ogni fibra muscolare sembrava bruciare sotto la sua attenzione.
Lo spogliarsi
Quando rimase nudo davanti a lei, la sua erezione era un’orgogliosa dichiarazione. Valentina gli girò intorno lentamente, la punta delle dita tracciava linee invisibili sulla sua pelle – lungo le spalle, sulla schiena, giù per la colonna vertebrale. «Mi piaci», mormorò. «Ma ora non si tratta di me. Si tratta della tua dedizione.» Si inginocchiò davanti a lui, il viso all’altezza del suo sesso. «Ora ti toccherò. Tu non farai nulla, solo respirare. Capito?»
«Sì», fece lui a denti stretti, ogni muscolo teso.
La sua lingua era calda e umida quando leccò il glande – un movimento lungo ed esplorativo. Felix strinse i denti per non muovere i fianchi. Lei lo prese in bocca, solo la punta, giocò con il frenulo mentre la mano stringeva l’asta. Il suo ritmo era straziantemente lento. Succhiò dolcemente, lo lasciò andare, circondò con la punta della lingua il punto sensibile, facendolo sussultare sotto il suo gioco. Il suo respiro era superficiale, i pugni serrati, il sudore gli imperlava la fronte.
«Così va bene», sussurrò, staccandosi da lui. Si alzò, le labbra lucide, e lo condusse in una stanza attigua. Un letto enorme con lenzuola bianche, accanto una struttura di legno con anelli, corde e una frusta di cuoio. Il polso di Felix accelerò. Valentina sorrise, gli occhi scintillanti. «Niente paura. Oggi solo le corde. Sarai legato, non indifeso. Ti monterò come un cavallo che ha imparato ad ascoltare il suo cavaliere.»
La legatura
Lo fece sdraiare sul letto, le braccia tese sopra la testa. Con gesti esperti fissò i suoi polsi ai montanti con morbide manette imbottite. I suoi piedi li legò lenti, in modo che potesse allargare le gambe. La corda era morbida, ma inflessibile. Poi si sedette a cavalcioni sulle sue cosce, ancora con le mutandine, e si chinò per baciargli i capezzoli. La sua lingua era calda, le sue labbra succhiavano dolcemente.
Felix gemette piano, i legami gli ricordavano la sua impotenza. Le sue labbra vagarono sul suo petto, sul suo ventre, sempre più giù. Sgranocchiò il suo fianco, fece scivolare la lingua nel suo ombelico. «Sai di sale e desiderio», mormorò. Poi si raddrizzò, si tolse le mutandine – un pezzo di stoffa umido e delicato – e si lasciò cadere sul suo viso.
«Leccami», ordinò, il suo tono non ammetteva repliche. Felix immerse la lingua in lei, assaporando il suo gusto dolciastro, la sua umidità. Lei si muoveva sulla sua bocca, il suo clitoride sfregava contro il suo naso mentre lui la penetrava con la lingua. Valentina gettò indietro la testa, le sue mani si aggrapparono ai suoi capelli. «Sì, proprio lì… non fermarti…»
Il suo respiro si fece più rapido, cavalcava il suo volto con spinte dure ed esigenti. Felix sentì che si tendeva, che i suoi muscoli sussultavano intorno alla sua lingua. Un grido soffocato le sfuggì dalla gola mentre veniva, il suo corpo tremava su di lui. Poi crollò in avanti, il suo sudore si mescolò al suo, la sua pelle aderiva alla sua.
L’apice del potere
Valentina si raddrizzò, le guance arrossate, gli occhi lucidi. Afferrò un dildo d’argento che giaceva sul comodino e lo fece scivolare sulle sue labbra. «Ora mi scopi. Non con il tuo cazzo – con questo. Lo terrai tu mentre io ti cavalco. E lo muoverai come ti dico io.»
Sciolse i suoi legacci, i polsini caddero con un tintinnio sul lenzuolo. Gli mise il dildo in mano, l’argento freddo sulla sua pelle. Poi si inginocchiò su di lui, la sua apertura umida aleggiava sopra la sua erezione. «Prima tu.» Prese la sua mano con il dildo e se lo introdusse. Felix sentì il suo interno avvolgerlo, caldo e stretto, come un velluto vivo. «Ora muovilo. Lentamente. Come pensi che mi piaccia.»
Lui iniziò a muovere il dildo dentro di lei, un dolce andirivieni. Valentina chiuse gli occhi, le labbra leggermente socchiuse, si lasciò andare. «Più veloce», sussurrò. Lui obbedì. I suoi fianchi iniziarono a muoversi a ritmo, cavalcava la sua mano, i suoi seni oscillavano a ogni movimento. Felix sentì la pressione del proprio piacere, la tensione nei suoi lombi, ma resistette, concentrandosi sui suoi suoni, sui suoi gemiti.
Poi lei afferrò il suo cazzo e lo posizionò sulla sua apertura, umida del suo desiderio. «Ora scopami davvero», ansimò. «Forte. Voglio sentire come mi riempi.»
Felix la penetrò, e lei gemette, un suono di profonda soddisfazione. Lui sentì che lei si spingeva contro di lui, che le sue pareti lo avvolgevano, lo massaggiavano. Il loro ritmo divenne più selvaggio, le sue unghie si conficcarono nelle sue spalle, i suoi fianchi si muovevano in una melodia ancestrale. «Vieni dentro di me», gridò, e lui sentì il suo corpo sussultare, una seconda ondata di piacere che lo travolse. Lui venne con un grido, il suo seme la inondò caldo, le sue contrazioni lo attirarono più a fondo.
Giacevano l’uno accanto all’altra, sudati, senza fiato, le lenzuola sotto di loro spiegazzate. Valentina si girò verso di lui, il viso morbido, la maschera della severa signora abbandonata. Una ciocca le aderiva alla tempia. «Ti sei comportato bene», mormorò e lo baciò dolcemente sulla spalla, le sue labbra indugiarono un istante. «Forse non sei più un novellino.»
Felix sorrise stanco, il suo corpo pesante per la stanchezza e la soddisfazione. Le luci della città scintillavano attraverso la finestra, infinitamente lontane, un altro mondo. Qui, in questo attico, aveva trovato un mondo che apparteneva solo a loro – uno fatto di dedizione e potere, di fiducia e desiderio. Chiuse gli occhi e sentì la sua mano sul suo petto, una leggera pressione, una promessa che non era ancora finita.
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