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Lo schermo brilla

Racconti A Distanza · circa 7 min di lettura · Vietato ai minori di 18

L’odore di caffè freddo e serate solitarie aleggiava ancora nell’appartamento di Lara mentre si lasciava cadere sulla poltrona. Il laptop sul tavolino ronzava sommesso – il familiare tintinnio della chiamata di Ben. Un respiro rapido, poi rispose. Il suo volto apparve sullo schermo, leggermente pixelato, ma i suoi occhi – quegli occhi che l’avevano già lasciata indietro di mille miglia – erano limpidi e famelici.

Il primo sguardo attraverso la telecamera

«Ehi tu», disse lui, la voce più roca del solito, come sempre dopo una lunga giornata. Lara sorrise, ma il suo sorriso era teso. Quattro settimane. Quattro settimane senza di lui, senza la sua vicinanza. Non vedeva l’ora di vederlo, ma ora che era lì, sentiva solo un’irrequietezza che si intensificava a ogni secondo. Indossava solo una canottiera sottile, i capelli ancora umidi dopo la doccia.

«Ehi», mormorò in risposta. Una pausa. Lo schermo tremolò per un istante, poi l’immagine divenne nitida. Ben si appoggiò allo schienale della sua sedia da ufficio, la luce della lampada disegnava contorni netti sul suo volto. Indossava una maglietta nera che metteva in risalto le sue spalle. Lei vide il suo petto alzarsi e abbassarsi, calmo, ma non del tutto regolare.

«Mi sei mancata», disse. Erano solo tre parole, ma pesavano più di qualsiasi altra cosa avesse mai detto. Lara annuì, ingoiò il nodo che le si era formato in gola. «Anche tu. Tantissimo.» Le sue dita scivolarono sullo schermo, come se potesse toccarlo attraverso il vetro. Un gesto sciocco, ma lo fece comunque.

Ben si avvicinò alla telecamera. «Lara… non ce la faccio più. Questa distanza mi sta facendo impazzire.» La sua voce si fece più bassa, più intima. «Voglio sentirti. Adesso.»

La parola riecheggiò dentro di lei. Adesso. Vide la sua mano accarezzare il bordo del tavolo, mentre si schiariva la gola. E capì cosa intendeva. Lo aveva voluto anche lei, per tutto il tempo, ma non aveva mai avuto il coraggio di dirlo. Ora non più.

«Sì», sussurrò. Una sola parola, e l’atmosfera cambiò all’istante. L’aria tra di loro divenne più pesante, più pressante. Lara sentì i suoi capezzoli indurirsi sotto il tessuto sottile della canottiera, un freddo formicolio che le attraversò il corpo. Inclinò la testa, lo guardò dritto negli occhi. «Ben… spegni la telecamera, se vuoi.»

Lui scosse la testa. «No. Voglio vederti. Ogni movimento, ogni respiro.»

Un brivido – non un cliché, ma un’onda reale che partiva dalla sua spina dorsale. Lentamente, spinse il laptop un po’ più vicino, finché non fu sul tavolo, proprio davanti a lei. Si appoggiò all’indietro, le sue dita trovarono l’orlo della canottiera. Esitò per un battito di cuore, poi se la sfilò sopra la testa. L’aria fresca le accarezzò la pelle nuda. Gli occhi di Ben, quegli occhi che conosceva così bene, divennero più scuri, più famelici.

«Lara…»

Lasciò cadere la canottiera accanto a sé. I suoi seni erano sodi, i capezzoli duri, e vide la sua mano muoversi verso il suo inguine, un gesto inconscio. Un’ondata di potere la travolse. Lo aveva in pugno, nonostante i mille chilometri tra di loro.

«Guardami», disse a bassa voce. Il suo sguardo obbedì. «Voglio che tu veda cosa mi fai.» Posò una mano sul seno, lo afferrò dolcemente, accarezzò con il pollice la punta sensibile. Un sospiro le sfuggì, e vide il suo pomo d’Adamo sobbalzare.

L’escalation

Ben respirava affannosamente. «Voglio toccarti», disse, la sua voce suonava come graffi sulla pietra. «Voglio sentire le mie mani sulla tua pelle, la tua bocca sulla mia.»

Lara chiuse gli occhi, se lo immaginò. Le sue mani, ruvide per il lavoro, ma tenere, mentre scivolavano sul suo ventre, più in basso. Riaprì gli occhi, lo scrutò. «Allora fallo», sussurrò. «Fai finta che io sia con te.»

Lui capì all’istante. La sua mano scivolò più in basso, sotto l’elastico dei suoi pantaloncini. Lo sguardo di Lara seguì il movimento, la sua bocca si seccò. Vide il tessuto gonfiarsi, la sua mano muoversi ritmicamente. Un gemito gli sfuggì, profondo e roco.

Fu sufficiente. Lara slacciò la cintura, lasciò scivolare i jeans dai fianchi. Ora era seduta solo in un minuscolo slip nero, le gambe leggermente aperte. La telecamera catturava tutto – la sua pelle liscia, la dolce curva delle sue cosce, l’umida promessa tra le sue gambe.

«Oh Dio», gemette Ben. I suoi movimenti divennero più veloci, più frenetici. «Lara, voglio… voglio assaggiarti.»

Lei sorrise, un sorriso sottile, sapiente. Poi infilò la mano nello slip, sentì la propria umidità, il calore. Un brivido la percorse quando le sue dita trovarono il punto più sensibile. Iniziò ad accarezzarsi, lentamente, al ritmo del suo battito cardiaco. I suoi occhi non si staccavano da lui.

«Come fai sempre tu», sussurrò. «Lentamente… poi più forte.»

La sua mano era ora una macchia bianca nel suo campo visivo. Aveva abbassato un po’ la telecamera, così che lei potesse vedere come si prendeva, come si tormentava. L’idea che venisse per lei, che appartenesse solo a lei, la spinse oltre. Le sue dita scivolarono più in basso, circondarono il suo clitoride, un movimento circolare che ogni volta la faceva impazzire.

«Ben… dimmi cosa mi faresti.» La sua voce era rauca, quasi un sussurro.

«Ti metterei su questo letto», ansimò. «Ti spoglierei lentamente… esplorerei ogni millimetro con la mia bocca… bacierei i tuoi seni finché non urli… e poi…»

«E poi cosa?» Premette più forte, un primo sussulto nel suo bassoventre.

«Poi ti prenderei con la lingua finché non vieni… e poi ancora… e poi sarei dentro di te, profondo, finché non gemerai solo il mio nome.»

L’immagine nella sua mente era così intensa che quasi dimenticava la realtà. Si vedeva sotto di lui, sentiva il suo peso, il suo odore. Le sue dita lavoravano più veloci, il suo respiro si faceva più corto. “Sono vicina”, ansimò. “Per favore… vieni con me.”

I gemiti di Ben diventarono più forti, più incontrollati. “Sì… sì…”

Vennero insieme, in un’onda che sembrava fluire attraverso lo schermo. Il corpo di Lara tremava, le sue dita premevano contro di sé mentre perdeva il controllo. Il grido di Ben, profondo e prolungato, si mescolò al suo sospiro. Per un momento esisteva solo quella sensazione, quel legame che nessuna distanza poteva colmare, eppure – per un fugace istante – erano una cosa sola.

La risonanza

Lentamente Lara tornò in sé. La sua mano era appiccicosa, il suo cuore batteva all’impazzata. Guardò lo schermo, dove Ben era accasciato sulla sedia, il viso arrossato, un sorriso appagato sulle labbra.

“Wow”, disse lui. “È stato… intenso.”

Lei rise piano, frugò in un cassetto alla ricerca di un fazzoletto, si pulì. “Lo so. Vorrei che tu fossi qui.”

“Tra tre settimane sarò lì. Recupereremo tutto.” La sua voce suonò come una promessa.

Lara annuì, all’improvviso stanca ma felice. “Non vedo l’ora. Ma fino ad allora…” Lo guardò, con un bagliore malizioso negli occhi. “…c’è sempre lo schermo.”

Ben sorrise. “Sarà una lunga notte.”

Lei si appoggiò allo schienale, il laptop sulla pancia, il suo volto sopra di lei. La solitudine era ancora lì, ma più silenziosa ora, scacciata dall’eco del loro piacere condiviso. La relazione a distanza era difficile, ma in momenti come questo, quando solo uno schermo li separava, lei si sentiva vicina – così vicina da poter quasi sentire l’odore della sua pelle.

E sapeva che lo avrebbe rivisto. Ma fino ad allora, contava ogni contatto attraverso la telecamera, ogni parola, ogni promessa.

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