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Viaggio notturno verso Venezia

Racconti Viaggio · circa 12 min di lettura · Vietato ai minori di 18

«Credi che qualcuno possa sentirci?» La sua voce è un sussurro rauco, appena più forte del ritmico ticchettio delle ruote sui binari. Lui scuote la testa, i suoi movimenti appena percepibili nella pallida luce dell’illuminazione d’emergenza. «La porta è chiusa. E gli altri scompartimenti sono vuoti. Siamo completamente soli.» Il suo sguardo arde mentre cerca i suoi occhi, e lei sente la sua fica già inumidirsi a quelle parole.

L’incontro

Lena lo aveva visto un’ora prima sul binario a Milano. Lui stava un po’ in disparte, fumava una sigaretta, il bavero del cappotto alzato contro il freddo della notte. I loro sguardi si incrociarono, e lei sorrise – un sorriso spontaneo, irriflessivo. Lui ricambiò, e quando più tardi finirono nello stesso scompartimento, sembrò un appuntamento. Un formicolio attraversò il suo corpo, un calore umido si diffuse tra le sue gambe, le sue mutandine già aderivano alle sue labbra.

«Mi chiamo Matteo», disse lui, quando il treno partì. «Vado a Venezia.» La sua voce era profonda, ruvida, come velluto sulla sua pelle, e lei immaginò come quella voce le sussurrasse cose sporche all’orecchio.

«Lena. Anch’io. Vacanza.» Sentì il cuore battere più forte, il sangue pulsarle nelle vene, direttamente nella sua fessura umida. Ogni parola sembrava avere un doppio significato.

Parlarono di viaggi, d’Italia, della luce nei vicoli di Venezia. Ma sotto le parole lei percepiva qualcos’altro: i suoi sguardi che si soffermavano sulla sua bocca, il modo in cui si avvicinava quando lei rideva. Il suo profumo – un misto di legno di cedro e fumo – la avvolgeva, e ogni volta che lui si sporgeva per mostrarle qualcosa, lei era tentata di allungare la mano e toccargli la guancia. Il suo respiro si fece più corto, i suoi capezzoli si tesero sotto la stoffa del maglione, e la sua fica cominciò a pulsare, un desiderio profondo e pressante che riusciva a malapena a controllare.

«Hai un sorriso che fa sognare», disse lui all’improvviso, e lei sentì il cuore saltare un battito. «Scusa, non volevo essere invadente.»

«No, va bene», rispose lei piano, la sua voce poco più di un soffio. «Mi piace come parli.» Immaginò come quelle labbra avrebbero baciato il suo collo, i suoi seni, la sua fica, come la sua lingua sarebbe penetrata nella sua fessura umida.

I minuti volavano mentre il treno sfrecciava attraverso la Pianura Padana. A un certo punto si alzò per prendere due espressi dal bar di bordo e, quando tornò, non si sedette al suo posto, ma direttamente accanto a lei, le cosce quasi si toccavano. Lei sorseggiò il caffè caldo, amaro e forte, proprio come piaceva a lei. La sua vicinanza la faceva tremare. Poteva sentire il calore del suo corpo, la tensione che crepitava tra di loro, e sapeva che lo avrebbe avuto quella stessa notte.

Il tocco

Ora sono seduti uno accanto all’altra, le gambe separate solo dallo stretto corridoio. Il treno sfreccia nel buio, le luci dei piccoli villaggi sfrecciano via come stelle cadenti. Lena posa la mano sulla sua coscia, sente il tessuto rigido dei suoi pantaloni. Sotto, percepisce la dura struttura muscolare della sua gamba. Lui non si ritrae, ma posa la mano sulla sua, stringe leggermente. Il palmo della sua mano è caldo, e lei può sentire i calli sulle sue dita – mani da lavoratore, pensa, e questo le piace. Immagina come quelle mani esplorerebbero la sua pelle, penetrerebbero nella sua fessura umida, impasterebbero i suoi seni.

„Volevo baciarti dal primo momento“, dice lui a bassa voce. La sua voce ha un tono roco che le manda un brivido lungo le braccia. „Ma non sapevo se lo volessi anche tu.“

„Lo voglio“, sussurra lei, e i loro occhi si incontrano nella penombra. „Voglio sentirti dappertutto. Voglio il tuo cazzo dentro di me, profondo nella mia fica.“

La sua bocca è calda e imperiosa quando si china verso di lei. Le sue labbra sanno di caffè e di qualcosa di dolce – forse il liquore che aveva ordinato poco prima. Lei apre la bocca, lascia entrare la sua lingua, e un lieve gemito le sfugge. La sua mano scende dalla spalla alla sua nuca, la attira più vicino, mentre il treno imbocca una curva. Il ritmo delle ruote sembra mescolarsi al battito del suo cuore. Lei gli avvolge le braccia al collo, affonda le dita nei suoi capelli morbidi, e per un momento dimentica dove si trova. Tutto ciò che conta è il sapore della sua lingua, il leggero sfregamento della sua barba sulla sua pelle, il modo in cui la tiene come se fosse qualcosa di prezioso. Le sue mutandine sono già inzuppate, la sua fica pulsa di desiderio, l’umidità le scorre lungo le cosce.

Lui si stacca dalle sue labbra, respirando affannosamente. „Mi fai impazzire, Lena. Il mio cazzo è duro come la pietra, solo a guardarti. Voglio scoparti, qui e ora, finché non urli.“

„Allora rendi pazza anche me“, sussurra lei, e la sua mano scivola dalla sua coscia più in alto, accarezzando la sua cintura. Sente il duro rigonfiamento della sua erezione attraverso il tessuto, preme delicatamente contro di esso. „Mostrami cosa vuoi darmi. Tira fuori il tuo cazzo, voglio sentirlo.“

Matteo si appoggia all’indietro, tirando Lena con sé, finché lei non si siede sulle sue ginocchia, con le gambe di lato sulle sue cosce. Lo scompartimento è stretto, ma va bene così – lei sente il suo corpo in ogni punto. Le sue mani scivolano sotto il suo maglione, accarezzando la pelle nuda della sua schiena. Lena getta indietro la testa quando le sue dita trovano la chiusura del suo reggiseno e la slacciano con un movimento esperto. La tensione si allenta, e i suoi seni sono liberi sotto il tessuto.

«L’hai già fatto spesso?», chiede lei, con la voce senza fiato.

«Mai», dice lui, e i suoi occhi sono seri. «Mai con una donna che mi attrae come te. Le tue tette sono perfette, voglio coccolarle con la mia bocca.»

Lei gli crede. In quel momento, crede a tutto. Si sporge in avanti, lo bacia di nuovo, più profondo, più esigente. Le loro lingue danzano, mentre le sue mani le tolgono il maglione sopra la testa. L’aria fresca dello scompartimento colpisce la sua pelle nuda, e lei rabbrividisce, ma non per il freddo. I suoi seni sono ora liberi, i capezzoli duri ed eretti, e lei vede come lui la fissa, il suo sguardo avido e famelico.

«Mio Dio, Lena», mormora lui, e poi si sporge in avanti, appoggiando la testa sul suo petto. Le sue labbra avvolgono uno dei suoi capezzoli, succhiando dolcemente, mentre le sue dita accarezzano e massaggiano l’altro. Lena geme forte, il suo corpo trema sotto il suo tocco, un brivido di piacere le attraversa il corpo direttamente nella sua fica.

«Sì, proprio così», sussurra lei, affondando le dita nei suoi capelli e premendo la sua testa più forte contro il suo petto. «Succhia le mie tette, fammi impazzire.»

La sua lingua circonda il suo capezzolo, prima dolcemente, poi più esigente, mentre la sua mano massaggia l’altro seno. Lena sente la sua fica diventare ancora più umida, i suoi muscoli contrarsi per il desiderio. Sente il sangue ronzare nelle orecchie, mentre il treno sfreccia nella notte. Vuole di più, vuole sentirlo dentro di sé.

«Spogliami», dice lei, e la sua voce è roca di piacere. «Tirati giù i pantaloni, voglio sentire le tue dita dentro di me.»

Lui obbedisce senza esitare, le sue mani trovano il bottone dei suoi pantaloni e lo aprono con destrezza. Tira giù la cerniera, e lei solleva i fianchi mentre lui le fa scivolare via i pantaloni e le mutandine lungo le gambe. L’aria fresca colpisce la sua fica umida, e lei rabbrividisce, ma il calore del suo sguardo la fa infiammare ancora di più. Ora è completamente nuda davanti a lui, le gambe aperte, la sua fessura lucida di umidità. Lei vede il suo sguardo percorrere il suo corpo, il suo respiro fermarsi quando vede la sua fica bagnata.

«Sei dannatamente eccitante, Lena», sussurra lui. «La tua fica è così bagnata, così pronta per me.»

Si sporge in avanti, e la sua mano scivola tra le sue gambe. Le sue dita sfiorano le sue umide labbra, si immergono nell’umidità, accarezzano il suo clitoride. Lena geme forte, la testa le cade all’indietro mentre lui inizia a toccarla. Il suo tocco è dolce, ma esigente, come se volesse esplorare ogni centimetro della sua fessura bagnata.

“Fottimi con le dita”, implora lei, la voce poco più di un soffio. “Mettimeli dentro fino in fondo.”

Lui obbedisce, il suo dito scivola nella sua fica bagnata, lentamente, pezzo dopo pezzo, fino in fondo alla sua umida vagina. Lena emette un piccolo grido, il suo corpo trema per la sensazione di essere riempita. Sente che lui accarezza il suo clitoride con il pollice, mentre il suo dito è dentro di lei, e inizia a muoversi contro la sua mano, facendo roteare i fianchi al ritmo del treno.

“Sì, proprio così, Lena”, sussurra lui, la voce roca per l’eccitazione. “Cavalca la mia mano.”

Aggiunge un secondo dito, e lei sente lo stiramento, la pienezza, e geme più forte mentre lui penetra più a fondo. Le sue dita sono calde e abili, e lei può sentirle muoversi dentro di lei, accarezzarle le pareti interne. Lei strofina il clitoride contro il palmo della sua mano, e il piacere sale in lei, una sensazione calda e pressante che minaccia di sopraffarla.

“Voglio il tuo cazzo”, dice lei, la voce un gemito roco. “Voglio sentirlo dentro di me, a fondo nella mia fica. Tiralo fuori, fammelo vedere.”

Lui estrae le dita da lei e si alza, mentre lei resta seduta sul sedile, le gambe spalancate, la sua fica umida e aperta. Lei lo vede slacciare la cintura, abbassare la cerniera dei pantaloni. Il suo cazzo spunta fuori, duro, grosso, il glande lucido di umidità. Lena lo fissa, la bocca le si secca alla vista. È perfetto, esattamente ciò di cui ha bisogno.

“Leccami”, dice lei, e la sua voce è un comando. “Leccami la fica prima di fottermi.”

Lui sorride e si sporge in avanti, si siede sul pavimento davanti a lei, gli occhi fissi sulla sua fica aperta. Immerge la lingua tra le sue umide labbra, e lei grida, un urlo di piacere forte e incontrollato, mentre lui inizia a leccare. La sua lingua è calda e abile, circonda il suo clitoride, si immerge nella sua fessura bagnata, la lecca pulita.

“Sì, sì, leccami”, geme lei, le mani sepolte nei suoi capelli, spingendogli la testa contro la sua fica. “Leccami la fica bagnata, portami all’apice.”

Lui obbedisce, la sua lingua nella sua fessura, finché lei non ce la fa più, finché il suo corpo non inizia a tremare, finché non sente l’orgasmo salire in lei, come un’onda di piacere che minaccia di annegarla. Lei urla mentre viene, il suo corpo sussulta e trema, i suoi muscoli si contraggono mentre lui la lecca attraverso il suo culmine, bevendo la sua umidità.

«Oh Dio, Matteo», sussurra lei, mentre l’orgasmo si attenua e il suo corpo trema ancora. «È stato… incredibile.»

Lui si alza, il suo cazzo duro e pronto, il glande lucido della sua umidità. La spinge sul sedile, mettendole le gambe sulle spalle, e si china su di lei. Lei sente il calore del suo corpo, la tensione nei suoi muscoli, mentre lui si posiziona tra le sue gambe.

«Sei pronta?», chiede lui, con voce rauca.

«Scopami», dice lei. «Scopami forte, Matteo. Voglio sentire il tuo cazzo profondo nella mia fica.»

Lui preme il glande contro la sua apertura umida, e lei sente mentre lui penetra lentamente in lei. La resistenza, poi lo scorrere, mentre scivola dentro di lei, profondo, più profondo, finché è completamente dentro. Lena geme forte, la testa cade all’indietro mentre lo sente dentro di sé, la pienezza, il calore, l’incastro perfetto.

«Oh sì, scopami», sussurra lei, mentre lui inizia a muoversi dentro di lei, prima lentamente, poi più velocemente, il ritmo del treno che si mescola alle sue spinte. La sua fica è bagnata e stretta, e lei sente ogni centimetro del suo cazzo dentro di sé.

«La tua fica è così dannatamente stretta», dice lui, con voce roca. «Così calda, così bagnata. Potrei venire dentro di te, subito adesso.»

«Sì, vieni dentro di me», dice lei, con le mani sulla sua schiena, le unghie che scavano nella sua pelle. «Vieni nella mia fica, riempimi.»

Lui la scopa più forte, più veloce, le sue spinte potenti, e lei sente di precipitare verso il prossimo orgasmo. La sua clitoride sfrega contro il suo pube, e l’attrito, l’umidità, la pienezza, tutto è troppo, troppo bello, e lei sente di avvicinarsi al culmine.

«Vengo», grida lei, il suo corpo trema mentre l’orgasmo la travolge. I suoi muscoli si contraggono intorno al suo cazzo, lo mungono, lo risucchiano più a fondo, mentre lei sussulta e

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