„Allora mi hai osservata.“ La sua voce non è un rimprovero, ma un invito. Non una domanda, ma una constatazione che mi trascina più a fondo in questa stanza di vetro e ombre. È appoggiata allo stipite della porta del gabinetto degli specchi, le braccia sciolte incrociate sul petto, e mi scruta con un mezzo sorriso che mette a nudo la mia insicurezza.

Io sono in piedi tra le pareti specchiate, intrappolato in un ciclo infinito del mio stesso volto sorpreso. Il mio riflesso mi fissa, moltiplicato cento volte, ogni sguardo un’eco della mia colpa. „Io… sì. Scusa, non volevo…“
„Invece sì, lo volevi. Altrimenti non saresti qui.“ Fa un passo avanti. I suoi passi risuonano sul pavimento di legno, ogni suono viene rimbalzato e amplificato dagli specchi. La stanza è un labirinto di vetro e luce, ogni movimento si frantuma in infinite prospettive. „Sai cosa mi interessa davvero?“
Scuoto la testa, anche se ne ho un’idea. Il mio cuore batte contro le costole, un uccello selvatico che sbatte contro una gabbia d’ossa. La mia coda comincia già a muoversi nei pantaloni, un primo formicolio che mi dice dove porterà questa serata.
„Se hai solo guardato – o se vuoi di più.“ Si ferma davanti a me, così vicina che sento il profumo di lavanda e qualcosa di affumicato. Le sue dita giocano con l’orlo del vestito, un tessuto nero e aderente che arriva fino alle ginocchia. Il tessuto luccica nella luce crepuscolare, come se volesse invitarmi a toccarlo.
„Di più“, dico con una voce più roca di quanto avessi inteso. La parola resta sospesa nell’aria tra di noi, pesante di desiderio. La mia coda si indurisce, preme contro il tessuto dei pantaloni, testimone muto della mia brama.
„Allora mostramelo.“ Si gira e si addentra nella foresta di specchi. La seguo come in trance, vedendoci decine di volte da ogni lato. Ogni passo solleva nuove immagini, un caleidoscopio di arti e ombre. Si ferma al centro, dove gli specchi formano un piccolo spazio libero, quasi un palcoscenico. „Spogliati.“
Le parole mi colpiscono con una tale immediatezza da togliermi il respiro. „Qui?“ La mia voce suona sottile, quasi infantile, ma il mio corpo già obbedisce.
„Dove, se no? Tu mi hai vista quando pensavo di essere sola. Ora voglio vedere te.“ Si siede su una stretta panca di legno, in una nicchia, e incrocia le gambe. I suoi occhi sono scuri, pieni di aspettativa. Si appoggia all’indietro, le mani sulle ginocchia, e mi scruta come un felino la sua preda.
Obbedisco. Mi sbottono la camicia lentamente, lasciando che ogni bottone duri una piccola eternità. Il tessuto scivola dalle mie spalle, cade a terra. Lei osserva ogni movimento, il suo sguardo vaga sul mio petto, sul mio ventre. Quando apro la cintura, si lecca le labbra, un gesto che mi indurisce. I pantaloni cadono a terra, ne esco. Il mio cazzo è dritto, il glande già luccica umido nella luce crepuscolare. Negli specchi vedo il mio corpo nudo da ogni angolazione – e il suo, che mi guarda affamato. Il fresco dell’aria sulla mia pelle mi fa rabbrividire, ma il calore nel mio bassoventre è più forte.
“Vieni qui”, sussurra. La sua voce è vellutata, promettente. Esamina il mio cazzo, come si erge davanti a me, e i suoi occhi si fanno più scuri di desiderio.
Mi faccio avanti davanti a lei. Afferra la mia mano e la porta alla sua bocca. Le sue labbra toccano la punta delle mie dita, la sua lingua le accarezza. Un brivido mi percorre il braccio, diretto al bassoventre. Il mio cazzo sussulta, una goccia di piacere cola dal glande. Lei lo vede, e un sorriso le sfiora le labbra. Poi lascia andare la mia mano e si toglie il vestito dalla testa. Il tessuto fruscia, cade a terra. Sotto non indossa nulla. I suoi seni sono pieni, i capezzoli già duri, piccole gemme che chiedono di essere toccate. Il suo grembo è umido, le labbra della vulva lucenti nella luce, invitanti e aperte. Si sdraia supina sulla panca, le gambe piegate, e si apre a me. Vedo la sua fica bagnata, le labbra leggermente aperte, come se mi invitasse a penetrarla.
“Guardami. Guarda quanto sono bagnata.” La sua mano scivola tra le sue cosce, mi mostra l’umidità sulle sue dita. Porta le dita alla bocca, le lecca via. Posso sentire l’odore dolciastro della sua eccitazione, che si mescola al profumo di lavanda. È un odore che mi colpisce direttamente nei lombi, rendendo il mio cazzo ancora più duro.
“Voglio assaggiarti”, dico e mi inginocchio davanti a lei. Gli specchi mi mostrano da ogni prospettiva mentre mi piego tra le sue gambe. Lei si apre di più, si offre a me. Il primo colpo di lingua sulle sue labbra la fa gemere. Ha un sapore salato e dolce allo stesso tempo, un gusto che mi rende dipendente. La sua fica è calda e bagnata, le labbra si gonfiano sotto la mia lingua. La lecco lentamente, godendo di ogni sussulto del suo corpo, mentre la sua mano si infila tra i miei capelli e mi spinge più in profondità. I suoi fianchi si sollevano verso di me, si preme contro il mio viso, vuole di più. Affondo la lingua più a fondo nella sua fessura, assaggio il suo succo che scorre abbondante. Il mio naso preme contro il suo clitoride mentre con la lingua separo le sue labbra.
„Sì… proprio lì…“ La sua voce è solo un ansimo. Prendo il suo clitoride tra le labbra e succhio dolcemente. Il suo bacino si solleva verso di me, le sue dita si conficcano nei miei capelli. Negli specchi ci vedo come una catena infinita di corpi intrecciati. Sento la sua perversione mescolarsi alla mia. L’idea di portarla all’apice qui, in questa stanza piena di specchi, mi spinge. Lavoro con lingua e labbra, sento come si tende, come il suo respiro accelera. La sua fica diventa sempre più bagnata, il suo succo mi cola sul mento. Lo lecco avidamente, voglio ogni goccia. La mia lingua circonda il suo clitoride, sempre più veloce, finché non inizia a tremare.
Lei viene con un grido prolungato che riecheggia dalle pareti, si infrange negli specchi e si moltiplica. Il suo corpo trema sotto la mia lingua, la sua fica pulsa contro il mio viso, e io bevo il suo piacere finché non resta esausta. Le sue gambe tremano, il suo petto si alza e si abbassa violentemente. Il sapore del suo orgasmo è sulla mia lingua, salato e dolce allo stesso tempo, e ne voglio ancora.
Poi mi tira su, mi bacia con foga. Il suo sapore è sulle sue labbra, mescolato alla mia saliva. „Ora tocca a te“, mormora contro la mia bocca. Mi conduce alla panca, mi spinge giù e si siede a cavalcioni su di me. La sua umidità è calda sul mio cazzo duro. Mi lascia riposare brevemente nella sua apertura, prima di abbassarsi lentamente su di me. Un gemito comune riempie la stanza quando mi accoglie completamente. Il suo interno è caldo e stretto, avvolge il mio cazzo come un pugno. Sento i suoi muscoli contrarsi intorno a me, e mi mordo il labbro per non venire subito. Inizia a muoversi, prima lentamente, poi più velocemente. I suoi seni saltellano davanti ai miei occhi, gli specchi mostrano lo spettacolo da ogni lato. Mi cavalca con una dedizione che mi porta sull’orlo della follia. Afferro i suoi fianchi e spingo verso di lei, incontrandola a ogni movimento su e giù. Il ritmo accelera, i nostri corpi si fondono in un unico movimento. I suoi gemiti diventano più forti, si mescolano al mio ansimare. Ci vedo negli specchi, infinite volte, un mare di corpi intrecciati che mi eccita ancora di più.
„Scopami più forte“, ansima. Il suo desiderio è insaziabile. La giro, la spingo sulla panca, prendo le sue gambe e le metto sulle mie spalle. In questa posizione posso penetrarla più a fondo, ogni movimento colpisce il suo punto più sensibile. Spingo in lei, duro e profondo, ancora e ancora. La sua fica è così bagnata che ogni penetrazione produce un rumore umido, rimandato dagli specchi. Vedo il suo viso, i suoi occhi spalancati, la bocca aperta dal piacere. Lei è l’incarnazione del desiderio, e non ne ho mai abbastanza di lei.
«Voglio che mi scopi finché non ne posso più», geme. I suoi seni dondolano a ogni spinta, i capezzoli duri come ciottoli. Mi piego in avanti e ne prendo uno in bocca, succhiandolo mentre continuo a penetrarla. Lei grida, il suo corpo si tende. «Sì, proprio così!»
Sento che il suo orgasmo si avvicina, i suoi muscoli iniziano a fremere intorno al mio cazzo. È sul punto di venire, e questo mi spinge. La scopo ancora più forte, ancora più a fondo, ogni spinta la avvicina al precipizio. Il suo sudore luccica sulla pelle, il suo respiro si fa affannoso. Vedo negli specchi come la prendo, come il mio cazzo scompare nella sua fica umida e riemerge, lucido del suo succo. È una vista che mi manda in delirio.
«Vieni per me», la supplico. «Fammi sentire come vieni.»
Lei grida il mio nome quando l’orgasmo la travolge. Il suo corpo trema, la sua fica pulsa intorno al mio cazzo, e la sensazione è così intensa che non posso farne a meno. Spingo ancora una volta in profondità dentro di lei e mi lascio andare. Il mio seme le schizza dentro, caldo e abbondante. Sento come mi accoglie, come si contrae intorno al mio cazzo che sussulta, assorbendo ogni goccia del mio piacere. Veniamo insieme, in un’esplosione di piacere che riempie la stanza. I nostri gemiti si fondono, rimbalzano dagli specchi, mescolandosi in un unico grido di appagamento.
Lentamente, molto lentamente, l’intensità diminuisce. Rimango dentro di lei, non voglio che il momento finisca. Lei trema sotto di me, le sue gambe scivolano dalle mie spalle. Mi piego in avanti e la bacio, dolcemente, teneramente. Il sapore del nostro desiderio condiviso è sulle sue labbra.
«È stato…»
«Sì», sussurra lei. «È stato solo l’inizio.»
Restiamo così per un po’, abbracciati, mentre gli specchi riflettono la nostra immagine mille volte. Un labirinto infinito di piacere e desiderio. La stanza è piena del nostro odore, del profumo di sudore e sesso. Sento il mio cazzo che si ammorbidisce lentamente dentro di lei, ma il calore del suo corpo è rassicurante. Lei si gira verso di me, i suoi seni premono contro il mio petto, e mi bacia.
«Voglio di più», dice, la voce roca di desiderio. «Voglio che mi prenda da dietro. Davanti agli specchi. Voglio vedere come entri in me.»
Il mio cazzo, che era appena esausto, ricomincia a pulsare. L’idea di prenderla da dietro mentre ci guardiamo negli specchi è troppo allettante. La aiuto ad alzarsi, la guido verso uno dei grandi specchi. Lei si piega in avanti, si appoggia con le mani sul vetro, e mi offre il suo culo. La sua fica è ancora bagnata dall’ultima volta, il suo succo cola lungo le sue cosce. Vedo il suo riflesso, i suoi occhi che mi guardano, pieni di aspettativa.
«Scopami», sussurra. «Scopami forte.»
Non ho bisogno di un secondo invito. Mi metto dietro di lei, punto il mio cazzo rinato verso la sua apertura e la penetro con un unico, fluido movimento. Lei grida quando la riempio. Negli specchi vedo il mio cazzo scomparire dentro di lei, vedo i suoi seni premuti contro il vetro, il suo culo che si protende verso di me. Inizio a spingere, duro e profondo, ogni colpo la fa sbattere contro lo specchio. Il rumore della carne bagnata che colpisce carne bagnata riempie la stanza. Il nostro riflesso è un loop infinito di piacere, un labirinto di corpi intrecciati.
«Sì, proprio così! Scopami! Scopami davanti agli specchi!» La sua voce è stridula per l’eccitazione. Afferro i suoi fianchi e la tiro indietro a ogni spinta, colpendola con tutta la forza. Il mio cazzo scivola dentro di lei, fuori, di nuovo dentro. È così bagnata che non c’è resistenza, solo puro, crudo piacere. Vedo negli specchi il suo viso contrarsi, come stringe i denti, come assorbe la vista di me che la scopo. È l’esperienza più perversa e più eccitante della mia vita.
Sento il mio secondo orgasmo che si accumula, e voglio ritardarlo, voglio trattenere questo momento per sempre. Ma lei è troppo, il suo corpo è troppo perfetto, i suoi gemiti troppo eccitanti. Si preme contro di me, vuole più in profondità, vuole di più. «Sto per venire», ansima. «Scopami fino alla fine!»
Obbedisco. La scopo con una ferocia che non avrei mai creduto possibile. Ogni spinta è un colpo che attraversa i corpi di entrambi. E poi sento che lei viene, sento la sua fica contrarsi intorno a me, il suo corpo tremare. Mi trascina con sé. Urlo quando vengo, quando il mio sperma le schizza dentro, caldo e incontrollato. Ci teniamo stretti l’uno all’altra mentre le scosse di assestamento ci attraversano, e gli specchi ci mostrano come un unico, indivisibile corpo.
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